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Roma vergognosa: chi interviene?

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di Paolo Paoletti - E’ la Roma che ha perso o la Spal che ha vinto?
Non è la stessa cosa e la verità sta nel mezzo: la Roma ha giocato una gara indegna, i ferraresi si sono presentati all’ feroci, affamati, in palla. Ed hanno vinto, meritatamente e senza appelli: 2-0 ed è di nuovo giallorossa.

Di Francesco deve decidere: scegliere sempre chi cirre di più, farsi il funerale scegliendo fantasmi come Dzeko. Se però l’alternativa e Schik…

venga, Minchi dica se resta o è già con la valigia in mano, chieda più spazio tecnico, i senatori come De Rossi e Kolarov – oggi assenti – dicano che spogliatoio serve per rimettere le cose a posto. Almeno decenti.

Beccarne 2 dalla Spal, in casa, con il pulico che fischia sonoramente, è una vergogna per tutti. Figuriamoci a Roma, dove saltano teste e panchine, come fosse nulla.
Chi dice a Dzeko che non può presensi in queste condizioni in campo?
Chi decide che la squadra va rifatta dalla difesa?
Chi mette i soldi per fare della Roma una squadra che si rispetti?

L’arrivo degli Americani, aveva aperto il cuore. La chiusura del portafogli ha spento ogni sogno. L’addio di Francesco ha riportato i giallorossi alla normalità. Tutto brutto, anzi pessimo. Il no ha bisogno di una Roma di alto livello. Chi può fare questa operazione?

Lascio al mio amico Enrico Maida, con il quale aiamo condiviso un sogno inteso quanto breve a Specialsport, il compito di farci capire di più!

di Enrico Maida - La gloriosa Società Polisportiva Ars et Labor mi porta indietro in un nostalgico viaggio nel tempo. Quando giocavamo con le figurine Panini e nella squadra di Ferrara spopolava un’aletta dal cognome bizzarro, Dell’Omodarme, quotatissimo tra i collezionisti.

Il ‘deus machina’ della società era un vecchio filibustiere, il commendator Mazza, che avree fatto il colpo cedendo Capello alla Roma, incassando quella che oggi si chiameree plusvalenza la cifra record di 200 milioni di vecchie lire.

Avevo appena sofo sui miei ricordi quando il vivacissimo Lazzari, che penso possa seriamente essare Mancini, ha puntato lo spazio che gli si offriva mettendo in affanno il giovane Luca Pellegrini che si era dimenticato di presidiare la fascia di competenza. Per rimediare alla gaffe, l’esterno sinistro lanciato nella mischia al posto di Kolarov ricorreva alle maniere brusche, troppo brusche per il figlio d’arte Pairetto che, guarda caso, era stato oggetto di critiche preventive da parte di Semplici. Rigore comunque ineccepibile che Petagna realizzava con freddezza spiazzando Olsen.

Era il minuto 37, la Spal non si era praticamente mai vista fino a quel momento e il commendator Mazza da qualche nuvola lassù si sarà divertito quale vecchio amante del catenaccio. La Roma, che aveva lasciato a riposo anche De Rossi e Manolas puntando su Cristante e Marcano, accusava vistosamente il colpo ma al ritorno in campo dopo l’vallo avree potuto dare una svolta alla giornata se Dzeko, in versione bradipo, non avesse dilapidato un’occasione principesca propiziata in segno di pace ritrovata da El Shaarawy. Ma il meglio per la buonanima del commendatore doveva ancora venire.

Ironia della sorte, a impappinarsi erano i due reclamizzatissimi Pellegrini che provocavano un d’angolo risultato poi fatale. Gol di testa, il primo in serie A, per l’incredulo Bonifazi. La Spal, detto per inciso era reduce da quattro sconfitte consecutive.
A questo punto entrava in scena un personaggio inatteso, anche se perfettamente compatibile con la trama romanzesca della giornata. Milinkovic-Savic, che non è solo il fratello povero del centrocampista della Lazio, prima realizzava una paratona su Lorenzo Pellegrini, con il provvidenziale aiuto della traversa, poi riusciva nella non facile impresa di farsi cacciare per una di quelle manfrine perditempo che di solito non provocano conseguenze. Il guardalinee costringeva praticamente Pairetto a cacciarlo per restituire a Gomis la porta di competenza.

Il povero Di Francesco, non sapendo più che pesci pigliare, gettava nella mischia Coric, l’ennesimo presunto enfant prodige. Entravano anche Pastore e Kluivert, ma nulla avree ormai potuto rovinare la festa ferrarese della vecchia Polisportiva. Ars et labor da una parte, una squadra di Pellegrini dall’altra.