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Ringhio: devo tutto a Carletto, Napoli è un orgoglio!

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di Paolo Jr Paoletti - Ringhio e : dall’esonero al … Gattuso ha spiegato a Sky , raccontandosi.
“Io da giocatore? Non dovevo mollare mai ed essere coerente. Così conquistavo fiducia di squadra e spogliatoio. Sono migliorato col tempo, con voglia, passione e tanto sacrificio. Ho dedicato più tempo al che a me stesso. Ho sempre pensato di fare una cosa bellissima che poi è diventato il mio lav e non immaginavo di poter vincere due Champions, il Mondiale, di entrare nella storia del Milan con le presenze. Ma quando non molli i si izzano”.

BAGNI. “Il primo poster che ho attaccato è stato quello di Bagni. Era uno dei pochi che giocava con il calzerotti aassati, mi colpì. Con quel poster rovinai il muro con l’attak e ci fu uno dei primi schiaffi di mia mamma”.

TECNICO. “La carriera da calciatore mi ha aiutato per capire determinate dinamiche ere, ma è totalmente diverso come lav. Non basta aver giocato a , anche perché il gioco è cambiato tanto. Di me resta la grinta, è una caratteristica che mi porto dietro. Però è una grinta diversa, perché bisogna riflettere di più da allenatore e conoscere i giocatori dal punto di vista caratteriale. Inizialmente il mio errore era considerare i giocatori tutti uguali, ma ognuno è diverso ed ha una chiave di lettura diversa”.

NUOVO. “Negli ultimi anni è cambiato tantissimo. Dieci anni fa vedevamo mezz’ora di spezzoni, oggi c’è il match analysis, telecamere fisse, si analizzano gli allenamenti. Ci sono tanti strumenti anche per valutare la condizione fisica di un giocatore. Oggi le rose sono composte da 25 giocatori, più lo staff, 15 fisioterapisti ed altri collaboratori. L’allenatore lavora con 70-80 persone, non è semplice e la bravura sta nel farsi capire subito. La squadra non è solo quella che scende in campo, ma anche l’organico a contatto con i giocatori”.

CARLETTO. “Carlo è sempre stato un punto di riferimento, sia da giocatore che da allenatore. Lo rispetto tanto. È successo qualcosa di strano quando sono arrivato qui, ma mi ha lasciato una grande squadra e ra ci sentiamo. Quando i risultati non arrivano nel paga l’allenatore, però la nostra amicizia non è cambiata. Se si prova ad imitare uno come lui si fanno solo danni, per come ha gestito e gestisce tutti. Ha questa dote incredibile di riuscire ad entrare nella testa dei giocatori da oltre 20 anni. Ad un certo punto siamo diventati padre e figlio, non più giocatore e allenatore e se ho izzato quello che sono, molti meriti sono suoi”.

. “Sapevo di arrivare in un grande , che negli ultimi 7-8 anni è diventato tra i primi al mondo. Non mi aspettavo la chiamata di De Laurentis, mi ha colpito. È un orgoglio e sono contento: allenare questi giocatori e lavorare in una città così mi dà carica e soddisfazione. Quando andrò via voglio essere ricordato per aver fatto cose importanti, per la mia voglia e serietà. Poi sono i giocatori a dover essere idoli perché l vanno in campo”.

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