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Renzi: “senza riforme lascio”. Insulti, urli, vaffa europei…

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di Romana Collina – “Se non mi fanno fare le riforme allora si che e’ fallito il mio progetto e vado a casa”. Lo dice il premier Matteo a Radio Anch’io. “E’ naturale che quando c’e’ una prospettiva di sviluppo i mercati mandino sotto lo spread: ora gli operatori leggono i giornali, ma io non credo ai burattinai” dice sempre il premier

Matteo chiama a raccolta tutte le forze del Partito democratico: a tre giorni dal voto, ci si gioca tutto sugli indecisi. Bisogna convincerli che quello per il Pd è un voto utile. Non perché, come vorrebbe far credere , sia in gioco la vita del . Ma perché un Pd “forte” può meglio di chiunque altro fare gli interessi dell’ in Europa. E’ questo l’argomento da usare con i delusi di e , spiega il premier. Che a forzisti e grillini lancia il suo “appello”: “L’unica vera strada per rendere forte, autorevole e credibile l’ in Ue” è il Pd. Se e Casaleggio dicono di avere già in tasca la vittoria e l’elenco dei ministri di un esecutivo ‘a 5 Stelle’, non si scompone e replica puntuto che in gioco non c’è il del Paese, dal momento che il premier può mandarlo a casa solo il Parlamento no, che non cambierà. Il leader del Pd, insomma, non ci pensa proprio a dimettersi se il dovesse riaffermarsi come primo partito. E non per attaccamento alla “seggiola”: “Vado a casa domani mattina se il Parlamento mi impedisce di fare le riforme”. Si mostra ottimista, : “Questa volta ce la possiamo fare. I dati delle ultime ore sono straordinariamente incoraggianti, i sondaggi ottimi”. Il leader Pd si sa fino a prevedere che il prenderà meno che alle politiche, mentre il suo partito di più.

Ma di fronte all’arrembaggio di con i suoi “insulti, gli urli, i vaffa”, il suo invito è a combattere voto su voto e riuscire a far passare il messaggio tra i cittadini che li “inganna” chi scommette tutto “sulla rabbia”. Perché c’è invece bisogno di “risposte”. E se e “si insultano” e si rendono protagonisti di una scena da “ring” che fa “tristezza”, c’è un premier che “lavora”. E non intende mollare “mezzo millimetro” sulla via del “cambiamento”. Per far passare il suo messaggio dichiara di combattere “come un pazzo, come un leone”. Il suo obiettivo non è una percentuale, ma affermare il Pd come “il gruppo di centrosinistra più numeroso nel ”. Perché bisogna essere forti in Ue per “cambiare l’ e l’Europa”. E questo può farlo solo il Pd. Non “l’inquietante” Casaleggio e chi, come i 5 Stelle, fa “pagliacciate sui tetti”. Non i “piccoli partiti”, non FI. Certo, però, ai fini del risultato delle europee “molto dipenderà da quanta gente va a votare”.

E’ per questa ragione che , alla “stretta decisiva”, chiama a raccolta tutte le forze ‘democratiche’. Con una lettera agli elettori del suo partito, in cui non solo chiede il loro voto per quello che definisce un “passaggio fondamentale”. Ma chiede anche “aiuto”: ciascuno porti un altro voto, #unoxuno. Al Pd e al “basta” che ognuno convinca “un’altra persona”. E’ al bacino dei potenziali astenuti che il segretario del Pd punta. Ai suoi elettori chiede di convincere uno di quelli che non vogliono andare al seggio perché magari sono “delusi” o “impautiri” da Beppe , o “non credono più” in o anche i “delusi dalla sinistra che ha visto nelle misure del segni concreti di giustizia e che da tempo non si vedevano”. E’ il momento, suona la carica il premier: “Riprendiamoci la bella , la fiducia, la speranza contro gli insulti”. La partita si giocherà fino all’ultimo voto.