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Reciprocità e cooperazione spingono allo sport: antidoto obesità!

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di Serena Paoletti - Secondo l’national Association for the Study of Obesity, in 1 bambino su 3 è obeso o sovrappeso.

Uno degli obiettivi per gli esperti è trovare il modo migliore per motivare i a fare attività sica, che aiuta a dimagrire e a prevenire le malattie associate alla sedentarietà. Uno studio ha esaminato l’impatto di meccanismi i come la reciprocità e la cooperazione di gruppo nel motivare bambini di 9-11 anni a praticare più .

A 350 bambini di 15 scuole elementari ne è stato chiesto di indossare quotidianamente per sette settimane un accelerometro per registrare i movimenti del corpo.
L’attività sica rilevata veniva trasformata in punti, che alla ne dello studio potevano essere scambiati con , assegnati in base all’attività svolta dal bambino (incentivi individuali), oppure a quella dei l migliori amici e collettivamente all’no di squadre (incentivi i).

In queste ultime due condizioni, più i l amici si muovevano, più i bambini ricevevano punti.

“Gli incentivi i erano molto più efcaci rispetto a quelli individuali nello stimolare l’attività sica dei bambini, portando ad un aumento globale del 52% di attività rispetto ad una condizione di controllo”, spiega Eugenia Polizzi, ricercatrice dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio delle ricerche (Cnr-Istc) e coautrice del lav. “Inoltre – continua – l’effetto degli stimoli i varia a seconda del genere, le bambine risultano più recettive a incentivi in cui i punti sono scambiati con quelli delle migliori amiche, mentre nei maschi hanno più successo quelli di ‘gruppo’ in cui i punti vengono sommati e redistribuiti tra i membri di una squadra”. “Questi risultati sono spiegabili in termini di differenze nelle reti di amicizia: quelle femminili sono più ristrette e reciproche, quelle maschili più ampie e caratterizzate da giochi di gruppo”.
Lo studio, blicato su Nature Human Behaviour, è coordinato dal Joint Research Center della Commissione europea in collaborazione con l’Università di Cambridge.

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