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Rcs: spariti 16 milioni. La scalata di John!

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di Nina Madonna - Dove e come sono spariti 16 milioni di Rcs?
‘Report’ su Rai3, ha proposto un’inchiesta di Giovanna Boursier su RCS Media Group, gruppo editoriale di Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport.

La prima grande accusa è che dalle casse di Rcs Sport sono spariti 16 milioni di euro prelevati dall’impiegata Laura Bertinotti dalla filiale di Banca Intesa in Corso Garibaldi a Milano. Il 27 novembre 2012 tre volte 50mila euro e l’8 febbraio 2013 due volte 80mila euro.
Che fine hanno fatto tutti questi soldi?
La procura sta indagando per e falso, mentre è stato licenziato il direttore Michele Acquarone, il quale si difende spiegando che la tesoreria di Rcs era stata informata sull’anomalia segnalata dalla banca, senza prendere provvedimenti per tempo.

CRISI SPAGNOLA.
Rcs è caduta nella voragine di : 800 milioni a fine 2012 con le banche, su tutte Intesa Sanpaolo, che è anche azionista della stessa Rcs.
Alle origini della crisi c’è un’operazione del 2007, quando Rcs comprò a 1 miliardo e 100 milioni di euro cash, il gruppo editoriale spagnolo Recoletos, da allora in costante perdita. Oggi si chiama Unidad Editorial con 20 testate, tra cui il quotidiano spagnolo El Mundo.
Uno dei fondatori, Alonso De Salas, oggi direttore del quotidiano El Economista, racconta: “Il prezzo pagato da Rcs era alto perché quel gruppo aveva solo il cartaceo, non aveva video e nemmeno l’online che tutti gli editori stavano già espandendo. I vertici di Recoletos spingevano per vendere a Rcs, che chiese un parere a uno degli azionisti, l’avvocato Peña Varona, uno dei migliori di Madrid.
Quest’ultimo diede parere contrario sul prezzo elevato, ma l’allora amministratore deto di Rcs, Antonello Perricone consigliò di comprare comunque e così comprarono”.

Antonello Perricone oggi è amministratore deto di NTV, il treno veloce Italo, concorrente di Ferrovie per ora in perdita.
Ex Sipra, ex , se ne andò da Rcs nel 2012 con una buonuscita di 3 milioni e 400mila euro.
In Rcs aveva sostituito Vittorio Colao, che su Recoletos non era d’accordo come l’allora presidente Guido Roberto Vitale: “Avevamo giudicato di scarso esse l’acquisto perché costava troppo, tanto che non l’avevamo proposto al Consiglio di Amministrazione. Quell’operazione non aveva nessuna logica e non aveva nessun senso pagarla in contanti invece che in azioni”.

A febbraio Rcs manda a casa Pedro rez, direttore di El Mundo da 25 anni, perché il giornale perde copie, ma lo liquida con 12 milioni di euro, mentre si taglia il personale. Anche Unidad Editorial oggi ha i bilanci in rosso, lo spiega ancora Alfonso De Salas: “L’anno scorso ha perso 511 milioni. In Spagna si dice che, dopo averla pagata 1 miliardo e 100 milioni, adesso Rcs vuole vendere a 300-400 milioni, ma nessuno pagherebbe questa cifra”.

PRIMO AZIONISTA.
Per ripianare i nello scorso mese di luglio Rcs effettua un aumento di capitale per 400 milioni di euro, ma qualche socio non ci sta: così le azioni vanno sul mercato e la le compra a man bassa per 94 milioni, salendo al 20% e diventando il primo azionista di Rcs. John Elkann dice: “Per senso di responsabilità ci siamo impegnati a salvare Rcs dal , non ci saranno altri investimenti in Rcs in quanto la società non ne ha bisogno”.
Sergio Marchionne ha aggiunto: “Non c’era nessun altro che voleva comprare quelle azioni, non vogliamo scalare il Corriere, né portare Rcs in America”.

DELLA VALLE SFIDA ELKANN.
A luglio in Rcs è entrato col 3% per 15 milioni anche Urbano Cairo, il proprietario di La7 e del Torino.
Oltre a e a Banca Intesa, tra gli altri finanziatori di Rcs ci sono Tronchetti Provera con Pirelli e Diego Della Valle.
Il proprietario di Tod’s e della Fiorentina – terzo azionista col 9% – lamenta ché i soldi investiti sono andati alle banche, anziché in investimenti e azioni li verso il CdA e verso l’amministratore deto Scott Jovane.
Della Valle spiega: “Il sistema bancario doveva sacrificare una parte dei loro crediti e rifinanziare l’azienda in modo intelligente per non appesantirla da impegni finanziari. Chi ha negoziato malissimo o è un incapace o è in , sono cose che vedremo nelle sedi opportune. Inoltre c’era un gentleman agreement da parte dei grandi soci nel non fare nulla di eccessivamente aggressivo nei confronti dell’azienda: anche se erano sul mercato a buon prezzo, noi non abbiamo comprato nessuna azione in più, mentre Elkann lo ha fatto. Ultimamente ho parlato fin troppo di . Il mio contrasto con loro, poi non parliamo più di questa gente qua, è che io dico: in un momento così complicato per il Paese se ne vanno con tutto e si vogliono proteggere con una comunicazione controllabile”.

PALAZZO SVENDUTO.
A dicembre la sede storica del Corriere della Sera in Via Solferino a Milano è stata venduta per 120 milioni. La metà rispetto al reale valore immobiliare, ma le perizie sono state secretate dall’azienda. Ha acquistato Blaskstone un fondo d’investimento americano. Sul palazzo il Comune ha messo il vincolo d’uso, per cui lì si può fare solo attività editoriale. Il sindaco di Milano, Giuliano avverte: “Rcs chi aveva chiesto di togliere quel vincolo, ma la nostra risposta è stata negativa perché quel palazzo fa parte della storia di Milano. Avevamo un diritto di prelazione, ma non lo abbiamo comprato perché purtroppo non avevamo disponibili tanti soldi da spendere per un palazzo”.

CONFLITTO D’ESSI.
Polemiche e ripicche anche perché l’operazione è stata guidata come advisor da Banca IMI del Gruppo Intesa, che è azionista e creditrice di Rcs: di chi avrà fatto gli essi?
La parte recente dell’immobile – 25mila metri quadri – è stata finita di ristrutturare nel 2006 dall’architetto Vittorio Gregotti dopo quasi 10 anni tra progetto e lavori con un investimento di 67 milioni.
Per restare nella sede di via Solferino, il Corriere deve pagare al compratore un affito di circa 10 milioni l’anno, con una rendita altissima che nei primi anni sfiora l’8%: cioè si poteva autofinanziare l’acquisto nel giro di 10 anni.
Ma Banca Intesa, tra i principali creditori Rcs per 300 milioni, non ha concesso il prestito da 120 milioni a quel tasso altissimo, né ha voluto comprare il palazzo di via Solferino.
L’amministratore deto di Banca Intesa, Carlo Messina annuncia che dismetteranno 1 miliardo e 900 milioni di partecipazioni entro il 2017: “Siamo in uno scenario in cui abbiamo risorse scarse, le risorse scarse vanno allocate sul credito e non nelle partecipazioni che assorbono capitale. Io faccio il banchiere e questa è la mia decisione di business. Dismettiamo anche Telecom e Alitalia”.

CHI C’E’ DIETRO?
Blackstone è uno dei più grandi fondi d’investimento al mondo con sede a New York, che ha acquistato l’immobile di via Solferino attraverso una scatola lussemburghese ‘Bre Europe 7NQ’. Lo hanno messo nel fondo Delphine della Sgr di BNP Paribas, che gestisce anche l’immobile.
Alla fine chi è il vero proprietario?
Il presidente di No Risk, Carlo Mazzola svela: “Se fossero alcuni investitori di Rcs, sarebbe molto brutta come cosa. Si tratta di un’ottima operazione per Blackstone, che si è fatta prestare il denaro pagando il 3% di essi e ora incassa l’8% di affitto. La domanda è: perché non ha fatto la stessa cosa Banca Intesa che così avrebbe tenuto l’affare in Italia? Invece il plusvalore di questa operazione si è spostata dalla realtà italiana al veicolo Blackstone”.

Secondo l’architetto Vittoria Gregotti l’offerta è stata accettata a scatola chiusa: “Non so per quale ragione, ma so che è stata scelta la Blackstone prima di decidere il prezzo”.

Nel CdA di Rcs c’è Roland Berger, consigliere fino al 2012, che risulta anche nell’advisory board di Blackstone. Anche il presidente di Campari, Luca Garavoglia, passa dalla a Rcs. Stephen Schwarzmann, capo di Blackstone, era consulente e dichiara di conoscere John Elkann da quando era bambino. Giuseppe Recchi, Presidente di ENI, è anche consigliere EXOR, cioè , e contemporaneamente è Blackstone. Dai piani alti viene anche Raffaella Papa, uno dei direttori centrali Rcs, che fino a ottobre era dirigente Publikompass (100% ), da oltre 40 anni la concessionaria di pubblicità del quotidiano torinese La Stampa.
A febbraio, però, la raccolta l’ha passata a Rcs.

CAMBIO DIRETTORE.
Tra i pareri contrari alla vendita della sede di Via Solferino c’erano anche quelli del notaio Piergaetano Marchetti, presidente della Fondazione Corriere della Sera, e quello del direttore del quotidiano Ferruccio De Bortoli: “I conflitti di esse e le operazioni con parti correlate siano tutte censurabili e criticabili e facciano parte delle modalità di esistenza del capitalismo provinciale e qualche volta gretto, che fa parte e in parte è anche rappresentato nel nostro azionariato”.
Lo stesso De Bortoli ha preso posizione pure contro i 3 anni di stipendio chiesti in anticipo come bonus dall’amministratore deto Pietro Scott Jovane per sé e per un’altra ventina di manager in premio per tagliare il personale (piano da 800 esuberi).
De Bortoli, che si è già ridotto lo stipendio del 20% e ha rinunciato alla parte variabile, è pronto a dimettersi: “Se vi prendete anche il bonus, io me ne vado per non avallare ulteriori sacrifici a danno della testata più influente del Paese”.
La dirigenza di Rcs vuole cambiare direttore: è pronto Mario Calabresi, attualmente direttore del quotidiano La Stampa. amente .

SCIOPERO GAZZETTA E CORRIERE.
Rcs chiude una ventina di riviste in perdita tra cui Max, Visto, Novella 2000, A, Brava Casa e Il Mondo oltre a cedere Astra. La redazione della Gazzetta dello Sport verrà spostata dove prima c’erano i periodici ora tagliati nella grande sede di Via Rizzoli, per cui Rcs paga 8 milioni di affitto all’anno in parte a un sultanato dell’Oman negli Emirati Arabi e in parte a un fondo costituito da diversi soggetti gestito della Prelios, per il 13% di Pirelli che è azionista Rcs.

La stessa Rcs sta pensando di chiudere le testate locali e poi ha annunciato la chiusura della redazione contenuti digitali, ma nel frattempo ha appena comprato per 2 milioni e 547 mila euro Police Media Link, editore del sito You Reporter, che ha 26 mila euro di utili.

Il giornalista della Gazzetta dello Sport, Alessandro Catapano accusa: “La logica di premiare dei manager che fanno la cosa più semplice del mondo, cioè tagliare i secchi o come amano definirli i bordi della pizza, francamente in questo momento storico ci sembra intollerabile”.

Nelle redazioni si vuole lo sciopero. Lo conferma Andrea Garibaldi giornalista del Corriere della Sera: “L’abbiamo scritto anche sul giornale, abbiamo usato l’aggettivo ‘vergognoso’ e la parola ‘provocazione’. Fare sciopero contro il bonus di Jovane? Credo che si stia andando verso questa direzione”.

La dirigenza di Rcs comunica: “Per senso di responsabilità ci sacrifichiamo, il bonus è sospeso fino al ripristino della profittabilità del gruppo”.

Vedremo…