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Rafa senza tempo, Napoli diseducato alla vittoria!

Napoli vs Borussia Dortmund - Champions League 2013 2014

di Francesco Marangolo - Diciamoci la verità, il dei giocatori è cosa molto più interessante di quello degli allenatori. Esclusi Mou, Rafa e Conte, ma pur sempre entro i confini ni, il dei tecnici emana un fascino percepito davvero da pochi, forse solo da parte dei veri amanti di calcio, che ne comprendono l’importanza.
Eppure, la fondamentalità, di questa figura dovrebbe essere lampante. Non tanto per il ruolo rivestito all’interno della squadra (intesa alle volte come spogliatoio, altre come società in senso ampio), quanto perché la figura dell’allenatore, consolidata in Inghilterra, da noi è pressoché sconosciuta, in una sorta di stallo evolutivo in relazione ad un ruolo centrale.
E questo, potevamo permettercelo quando il nostro appariva denso di fascino romantico, ed in particolar modo teatro di una bolla economica attorno al calcio di dimensioni clamse…Parmalat, Cirio, Cecchi Gori eccetera. Oggi non più possibile.
Benitez è stato, è, rimarrà un grande allenatore. Che lo si ami o detesti. Ed i motivi, che giustificherebbero tale ultimo sentimento, possono spaziare dal suo essere contraddittorio (discorso sugli arbitri, legittimo, non lineare… “non parlo degli arbitri” deve valere sempre, non solo quando gli errori sono a favore, come ricorda Vincenzo Montella) alla sua ‘Intransigenza’ tattica, accusa del insensata.
Ho sempre immaginato, un ipotetico dialogo tra Benitez ed uno dei tanti accusatori di tale integralismo: “mister, non capisco questa fissazione, perché non giocare con un bel 4 3 3?”. E lui: “vieni a vedere i trofei che ho a casa…”.
Un grande allenatore, dicevamo. Ciò significa che, se decidesse di non rinnovare con il , la società ed il calcio no in generale, ne perderà tantissimo!
Non per spessore inter (parla ventimila lingue), per essere un vincente, conoscitore di calcio, scopritore di talenti.
No, non solo almeno.
Benitez infonde nelle squadre in cui si trova a lavorare, ciò che credo sia appropriato chiamare ‘tensione alla vittoria’.
Esempio: Mazzarri è un ottimo allenatore, soprat in quanto a motivazioni nei momenti critici (a partita in corso che spesso tramuta in esasperazione); nonché grande stimolatore, in particolar modo di giocatori che paiono aver perso, o mai avuto, determinati stimoli.
Ma è, a suo modo, un perdente.
Non nel concreto: ha vinto anche lui una Coppa , ma sopra conquistato la salvezza-miracolo con la Reggina. Quanto nella propensione alla vittoria stessa.
Escludendo alcune lacune tecniche (vedi Verratti), WM è un allenatore che non crea attorno alla squadra un aura di aspettative, cosa che, i grandi come Benitez fanno. Perché sanno che solo grazie a quella perenne tensione alla vittoria alla fine si vincerà.
Creare un’aspettativa onnipresente, quasi ossessiva, alla vittoria, porta la società, la squadra, i singoli giocatori e i ad aspettarsi sempre il massimo, e questo, evidentemente è un bene quanto un male, ma di certo porta ad un risultato: si farà di per vincere.
Non si sentirà mai la frase “abbiamo dato il massimo” oppure “abbiamo raggiunto il nostro obiettivo”. No, l’obiettivo non è (quasi) mai raggiunto, e questo spinge a provare a fare di meglio, a conservare quest’ansia del successo che permette, del resto, di separare i veri vincenti (quelli che non smettono di coltivare questa tensione) dai perdenti, che alla fine mollano.
Perché squadre come il Barcellona o il Madrid si sono ritrovate in crisi d’identità negli ultimi anni nonostante si piazzassero spesso tra i primi tre posti in liga, arrivassero quasi sempre in finale di coppa del re, nonché in semifinale di champions? Perché c’era un continuo tendere alla vittoria, perché non puoi permetterti nemmeno una settimana di pausa in cui giochi per giocare, altrimenti ti ritrovi a metà classifica e senza più alcuno stimolo. Ed è lo stesso motivo per cui lo United ha deciso di cambiare allenatore e prendere uno come Van Gaal, sapendo che il calcio in cui si aspetta il formarsi di un nuovo Ferguson è finito, purtroppo o per fortuna ognuno poi lo giudicherà in proprio.
Con Benitez il naviga in questo mare, assolutamente pericoloso. Certo, basta pensare alle ‘dormite’ quando si gioca con squadre che non sono , Roma, Borussia, . Se hai la smania di vittoria pretendi di giocare sempre partite decisive, ma non è così che funziona.
Le grandi squadre distinguono i momenti di routine calcistica da quelli di esaltazione, e vincono in entrambi.
Il , questo, ancora non lo fa. E’ grande solo a tratti. Perché la grande squadra si compone di tanti fattori, due dei quali sono un grande allenatore ed il tempo. Il primo ce l’abbiamo, il secondo ancora non ci è dato saperlo.