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Maracanà, quello che i tifosi non vogliono sapere.

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di Marco Innocenti e Oscar Piovesan – E’ la finale che il Brasile mai avrebbe voluto vedere, senza la Selecao di casa, ma Germania-Argentina al Maracanà è comunque un Gala del calcio. E’ passato quasi un quarto di secolo, 24 anni da ’90, e l’immagine delle lacrime di nella notte magica di Roma rimane nella storia dei , così come il suo “figli di…” per l’inno fischiato prima della partita. C’era stato anche allora un Sergio in porta, Goychochea come adesso Romero, a parare i rigori e a spingere gli argentini in finale: ma non gli riuscì di bloccare quello più importante, molto dubbio ma concesso dall’arbitro Codesal e trasformato da Brehme. Così ad alzare la Coppa all’Olimpico fu Lothar Matthaeus, e Diego parlò della “mano nera” della Fifa paragonando Havelange alla mafia.
Il sogno di milioni di argentini è che quel pianto del loro idolo si tramuti nella gioia irrefrenabile del fuoriclasse del nuovo millennio, quel Lionel che dell’ex Pibe de Oro è un degno erede e con un trionfo al Maracanà entrerebbe nella leggenda, onorando anche la memoria di Alfredo Di Stefano, altro mito del pallone, scomparso nei giorni scorsi. Da Roma a Rio è stato un lungo viaggio, ma l’avversario è di nuovo la Germania, che come quella volta in giocherà con la prima maglia, quella bianca, costringendo gli argentini a vestire la seconda divisa, azzurro scuro, che ai tanti fan dell’Albiceleste che hanno invaso Rio ricorda la sconfitta di Roma ma anche il gol più bello della storia, con lo slalom di ’86 di contro l’Inghilterra. Fu anche il giorno della ‘mano di Dio’, la stessa che servirebbe adesso per battere i panzer che hanno annichilito il Brasile: hai visto mai che ci pensa quel tifoso eccellente, Papa Francesco, il cui volto campeggia insieme a quelli di e in molti degli portati in Brasile dall’ ‘hinchada’ biancoceleste. Di sicuro, ancora una volta, la Germania non sarà un’avversaria facile, visto come ha travolto s in teoria di valore come gallo e Brasile.
Dopo un lavoro durato anni, dalla delusione del in casa del 2006 ad oggi, e ispirandosi al Bayern di Guardiola, il ct Joachim Loew ha creato una che sembra perfetta, e gioca un sorta di ‘tiqui-taka’ più veloce e potente dell’originale, per larghi tratti il più bel calcio di questo , da cui gli ex maestri brasiliani vorrebbero prendere esempio per tornare al ‘futebol arte’. Il o fra le due contendenti nella sfida che sarà diretta da Rizzoli è pari, una finale vinta a testa (l’Argentina si impose in contro Voeller e Rummenigge in verde), quindi ci sarà il ‘Tetra’ della Germania o il ‘Tri’ dell’Argentina, eventualità quest’ultima che nella notte del post-partita a Rio fa temere per l’ordine pubblico, anche se, a sorvegliare la situazione, saranno impegnati, prima, durante e dopo la partita, ben 26mila agenti.
I brasiliani tifano compatti per la Germania, nemmeno l’1-7 di Belo Horizonte ha fatto guadagnare qualche preferenza agli argentini e, nel caso ci fossero dubbi, per strada a Rio si vedono tanti carioca vestiti con la casacca della ‘Brasilemanha’, a strisce orizzontali rosse e nere e simile, non a caso, a quella del Flamengo. L’ultimo precedente, con Loew sulla panchina tedesca e in giacca e cravatta su quella dei sudamericani, fu il 4-0 con cui, a Città del Capo nel 2010, il ‘Mannschaft’ mandò a casa e soci. Dieci calciatori della Germania che cominciarono quella partita sono ancora presenti nella rosa’: Neuer, Lahm, Boateng, Mertesacker, Khedira, Schweinsteiger, Ozil, Podolski, Mueller (che sogna un gol in finale, magari quello decisivo, come il suo omonimo Gerd nel 1974) e Klose. Di loro solo Podolski e Mertesacker non sono più titolari, ma il secondo potrebbe giocare se Boateng non recupera dal problema all’inguine accusato in allenamento.
Dubbi anche per Sabella, con Di Maria e Aguero ancora non al meglio, al punto che nella formazione iniziale dovrebbero trovare posto Perez e Lavezzi. Un altro dato fa riflettere e fare scongiuri ai supporter venuti da Buenos Aires: come 24 anni fa, una delle due finaliste ha segnato più del doppio dei gol dell’altra. Il saldo anche stavolta è di +9 per la Germania: 17-8 nel 2014 e 14-5 nel 1990. Ma i numeri non sempre fanno la storia del calcio, meno che mai per chi è convinto che al Maracanà non possa trionfare una rappresentante dell’Europa. Quindi, fanno capire gli argentini, popolo da sempre convinto di essere il migliore (“siamo fatti così, ci nasciamo”, ha chiosato il ct Sabella), alla fine sarà festa grande biancoceleste