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Covid19: in Premier no dei giocatori, in Italia medici dimissionari, dramma turco!

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di Mary Bridge e na Collina - Boris Johnson ed il suo governo hanno detto si: il calcio professionistico può riprendere dal primo giugno e la data più probabile per la prima giornata di Premier post lockdown è il 12 dello stesso mese. Tutto a posto? Per niente e non solo perché ci sono ben 8 contrari. All’opposizione ci sono anche i giocatori.
Secondo il ‘Daily Mail’ alcuni tra i calciatori più prestigiosi hanno già avvertito i loro di non voler riprendere ad allenarsi.
Ben fatto dopo le tante stupidaggini fatte proprio dal Governo Johnson che tanti morti ha provocato in .
Va raccontato anche del no secco dei calciatori a un’altra decisione: mettere in quarantena tutta la squadra non solo il giocatore trovato positivo.
Una misura che viene considerata troppo rischiosa e sta facendo allargare in maniera esponenziale il fronte del no alla ripresa della Premier.
Ben fatto dopo le tante stupidaggini fatte proprio dal Governo Johnson che tanti morti ha provocato in .

CINA-. “Un medico non è un eroe, ma un professionista serio che si assume le proprie responsabilità. Da tempo continuo a ripetere che il medico del calcio è l’anello debole della catena perchè non ha un contratto depositato in . Il paradosso è che la gura più debole si ritrova ad essere la gura fondamentale e la più critica. Ho già ricevuto molte lettere di colleghi dalla Serie B che minacciano le loro in caso non venisse rivista la questione della responsabilità, che diventa una responsabilità penale”. L’ex medico della Nazionale Enrico Castellacci risponde accusando il Sistema dopo le ree dettate dal Cts al protocollo di sicurezza sulla diretta responsabilità del medico e per la ripresa degli allenamenti di gruppo.

TURCHIA. Una tragica che lascia increduli e raiosi…
Cevher Toktas, calciatore del Bursa Yildirim Spor, ha confessato dopo 11 giorni di avere ucciso il glio di 5 anni, ricoverato d’urgenza in ospedale un paio di settimane con fere alta e sintomi riconducibili al COVID-19. Il centrocampista classe 1987, che ora rischia l’ergastolo, ha raccontato di aver soffocato il povero bambino con un cuscino.

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