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Pelè, il film: ai giovani dico impegnatevi!

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di Nina Madonna - Durante la presentazione del suo film alla Gazzetta dello , Pelé ha svelato: “Messi è il mio giocatore preferito, ma anche Cristiano Ronaldo e Neymar sono bravi. Hanno stili diversi in un cambiato, si gioca più in difensa”.
Poi svela un retroscena personale sull’umiliazione del ai 2014: “Mio figlio mi ha visto piangere dopo il 7-1 subito dalla Germania: un senza spiegazioni”.
O Rey insiste sul 2014: “La Germania era la squadra migliore e aiamo subito 7 gol. Difficile spiegare questo . Quando avevo 10 anni, ho visto mio padre piangere per la sconfitta del , il ‘’. Anche mio figlio mi ha visto piangere: ero a Rio per -Germania. La si ripete. I due che aiamo giocato in li aiamo persi: non c’è spiegazione”.

IL FILM, UN MESSAGGIO. “Sono molto, molto contento per il film. Quando sono venuti a casa da me i produttori per dirmi che volevano fare un film sulla mia vita, ho detto: ‘Ma questi sono matti? Ho avuto la fortuna di fare film con personaggi importanti come Sylvester Stallone. Che cosa vogliono da me?’. La grande differenza rispetto agli altri è stata la volta in cui ho iniziato a leggere lo script e mi sono commosso. Si parlava della mia infanzia e della mia famiglia povera”. Infine sul messaggio che lui vuole trasmettere attraverso il film: “Non ho idea di che cosa possa succedere nel mio , ma Dio sa che quello che faccio tutti i giorni e il mio sforzo è lasciare un messaggio a tutti. Il messaggio del film è dire ai ragazzi di strada che non hanno tanti mezzi che con impegno possono farcela”.

OLTRE 1000 GOL: IL PIU’ IMPORTANT, IL PIU’ BELLO. “Nella mia carriera ho fatto 1283 gol, ma quello più importante è stato sicuramente il millesimo. Tirare un rigore è facile, però solo in quell’occasione al Maracanà mi sono tremate le gambe. Il gol più bello? Quello che ho fatto con il Santos contro la Juventude a San Paolo: ho fatto quattro sombreri uno in fila all’altro”.

IL MOMENTO PIU’ IMPORTANTE. “Sicuramente il del 1970 in . Avevo molta esperienza, ed ero cosciente che quello saree stato il mio ultimo . La partita più bella? Il 5-2 nella finale contro la Svezia del ’58. Ero matto, avevo 17 anni. Quando arrivammo in Svezia pensavo ci conoscessero tutti, invece nessuno sapeva chi fossimo. Dopo quel hanno iniziato a conoscerci tutti”.

IL OGGI. “Oggi ci sono tanti bravi calciatori, ma il gioco oggi è un po’ più chiuso, si sta di più sulla difensiva ed è difficile tirar fuori le qualità dei giocatori”.