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Pd, via Bersani e D’Alema: ora conta e congresso!

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di na Collina - E’ scontro all’assemblea del Pd. Dopo il discorso di Matteo Renzi, giudicato dalla sinistra troppo duro, la strada sembra segnata. “Aspettiamo la replica, ma Renzi ha alzato un muro”, dice Pier Luigi Bersani. La minoranza, fa sapere l’ segreio, prenderà le sue decisioni dopo la replica del segreio. “È stato alzato un muro – conferma Enrico ancora più deciso – sia nel metodo che nella forma. Per noi la strada è un’altra. Sono maturi i tempi per formare una nuova area”.

Di diverso avviso sembra, invece, Michele Emiliano: “E’ a portata di mano” ritrovare l’unità: “Siamo a un passo dalla soluzione. Un piccolo passo indietro consente a una comunità di farne cento avanti. Io sto provando a fare un passo indietro, ditemi voi quale, che consenta di uscire con l’orgoglio di appartenere a questo partito. Senza morticare nessuno”. “Stasera non posso che dire al segreio che ho ducia in lui”, aggiunge, chiedendogli un’ultima mediazione sulla conferenza programmatica. Ma in serata, con una dichiarazione congiunta, Emiliano, e Speranza rompono gli indugi: ‘Anche oggi nei nostri venti in assemblea – scrivono – c’è stato un ennesimo generoso tentativo uniio. È purtroppo caduto nel nulla. Abbiamo atteso invano un’assunzione delle questioni politiche che erano state poste, non solo da noi, ma anche in altri venti di esponenti della maggioranza del partito. La replica nale non è neanche stata fatta. È ormai chiaro che è Renzi ad aver scelto la strada della scissione assumendosi così una responsabilità gravissima”.

Dalla maggioranza, d’altra parte, si dava per scontata la scelta della sinistra di uscire. “La scelta è già stata fatta – allarga le braccia Lorenzo Guerini – Peccato”.

“Fermiamoci e ripartiamo, la scissione non ha senso”. E’ stato il messaggio di Matteo Renzi all’assemblea del Pd. Un Renzi che, però, anche all’: “Scissione è una brutta parola, ma peggiore c’è solo ricatto. Non è accettabile che si blocchi un partito sulla base di un diktat di una minoranza”. Nel suo discorso il segreio del Pd ha sottolineato che il partito sta facendo “un regalo” a Beppe Grillo discutendo “solo di se stesso”. Ha ribadito la volontà di andare a congresso, ma anche il sostegno al governo Gentiloni. Dopo aver ascoltato il discorso di Renzi e degli esponenti di maggioranza, la minoranza resta sulle sue posizioni non vedendo da parte del vertice dem “la volontà di unire”. Per la minoranza ha parlato solo Guglielmo Epifani ma la minoranza è rimasta in sala ad ascole gli venti. Per ora nessuna dichiarazione ufciale. “Parleremo al momento giusto”, dice Roberto Speranza. Intanto nessun candidato si è presentato per la segreteria direttamente in assemblea, parte dunque il congresso anticipato.

SCISSIONE. “Io dico fermiamoci, fuori ci prendono per matti. Oggi discutiamo ma poi mettiamoci in cammino”, ha esordito Renzi. “La scissione – ha aggiunto – ha le sue ragioni che la ragione non conosce. La nostra responsabilità è verso il Paese e stanno fuori. Adesso basta: si discuta oggi ma ci si rimetta in cammino. Non possiamo continuare a se fermi a discutere al nostro no”. “Scissione – ha sottolineato – è una delle parole peggiori, peggio c’è solo la parola ricatto, non è accettabile che si blocchi un partito sulla base dei diktat della minoranza”. “Tutti si sentano a casa nel Pd, liberi di discutere ma se in tutte le settimane c’è un’occasione di critica, se per tre anni si è pensato che si stava meglio quando si stava peggio, io non dico che siamo nemici né avversari ma dico ‘mettetevi in gioco’, non continuate a lamenvi ma non potete immaginare di chiedere a chi si dimette per fare il congresso di non candidarsi per evie la scissione non è una rea democratica”.

CONGRESSO . “Non possiamo se fermi a dire congresso sì, congresso no. Resti agli atti – ha sottolineato – quel che è accaduto in questi due mesi e mezzo. Ho cercato tutti i giorni di raccogliere le proposte degli altri per rese insieme. All’ultima assemblea due amici storici mi hanno preso a male parole per dirmi ‘fai un errore’. A quel punto una parte della maggioranza e minoranza ha detto fermiamoci e mi sono fatto carico di non fare il congresso perché pensavo potessimo fare una campagna di ascolto insieme”. “Se non si fa il congresso diventiamo come gli altri, trovare un equio non è difcile ma per fare cosa se il Pd ha già vissuto passaggi analoghi nel 98 con Prodi, nel 2009 quando si è dimesso Veltroni”.

GOVERNO GENTILONI. “Basta con la discussione e le polemiche sul governo. Faccio un applauso a Gentiloni che è qui, per quello che sta facendo con i ministri. E’ impensabile che si trasformi il congresso in un congresso sul governo. Sarebbe un errore allunte per tutti”. “Sul governo non ho cambiato idea, mi fa piacere che altri lo abbiano fatto passando dall’appoggio caso per caso all’appoggio no a ne legislatura. Rispettiamo l’azione del governo e i poteri del presidente della Repubblica”.

Epifani, leader tira dritto, minoranza farà scelta . “Noi ci aspettavamo un proposta, il segreio ha tirato dritto, io credo che sia un errore perché un grande partito deve avere a cuore il superare le difcoltà ed è il segno della democraticità del processo. Se viene meno è chiaro che in molti si apre una riflessione che porterà ad una scelta. Non è un ricatto ma per se in un partito ci vuole rispetto reciproco”. Così Guglielmo Epifani parlando dal palco dell’assemblea per i tre sdanti al congresso.

Oggi è l’ultima domenica per il Pd? “Non esageriamo. Ce ne saranno anche altre…”. Così risponde Enrico , presidente della Toscana e candidato alla segreteria Pd, al suo ingresso all’hotel Parco dei principi di per l’assemblea del Partito democratico.

L’appello di Veltroni – “Da molto tempo – ha evidenziato Walter Veltroni – non partecipo alle riunioni degli organismi del partito, le mie scelte di vita mi hanno spinto a decidere così, era e sarà giusto così ma prendo pochi minuti per dire quanto mi sembra sbagliato quanto sta accadendo e per rivolgere un appello a tutti perché non si separi la loro strada da quella di tutti noi. Lo faccio non usando l’argomento tradizionale dell’invito all’unità ma dicendo ai compagni e agli amici che delle loro idee, del loro punto di vista il Pd ha bisogno”.

“Restiamo uniti”. E’ lo striscione portato dai Giovani democratici del II Municipio di davanti all’hotel Parco dei Principi dove sta per iniziare l’assemblea nazionale del Partito democratico. E’ un appello a evie la scissione.

Ieri toni ultimativi nella kermesse della sinistra con i tre sdanti alla segreteria.