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Paulo si scopre: sono un uomo solo, il dono da Dio, segno per Papà!

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di Antonella Lamole - Paulo Dybala si racconta a Vanity Fair: “Quando aiamo un pallone tra i piedi noi calciatori siamo felicissimi. Quello che succede dietro, nel retropalco, spesso non è proprio bellissimo. Chi diventa un calciatore quando arriva al mio livello? Il più delle volte un uomo molto solo”

-Inter a confronto: ‘mille’ soluzioni contro 11 titolarissimi. Nella … “la parola d’ordine è positività, vincere è un dolce oligo”
La Joya parla poco di pallone e tanto della sua vita. Una molto diversa e più interessante dei tabloid ivi! Vanity Fair gli dedica anche la copertina.
Il giovane attaccante racconta della sua famiglia, del passato e del . Ammettendo che il calciatore vive in un “paradiso amaro”.

Il dono va lavorato…
“Dio ci dà un dono, ma poi quel dono va lavorato. Ne ho visti tanti di fenomeni nei settori giovanili. Ragazzi di cui dicevano: Se solo avesse avuto la testa, avree potuto essere o Messi. Ecco, io ho lavorato soprat per evie questo”.

Ogni è per papà…
“È morto per un tumore, quando avevo 15 anni. Fu un dolore fortissimo. Nei mesi precedenti non riusciva più a venirmi a trovare e il mi fece andare a casa per un po’ di tempo. Sei mesi erano troppo pochi e mi venne la tentazione di mollare . Forse un giorno lo ritroverò o forse no, a papà però penso sempre e gli dedico tutti i miei ”.

Vestire l’azzurro saree stato un inganno…
“Mi è stato chiesto di vestire l’azzurro e sono stato molto grato. Avevo 19 anni e rispondere “no, grazie” fu dura. Ma sono argentino e saree stato un inganno”.