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Parigi ’98, Ronaldo poteva morire: epilessia, cuore, cortisone?

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Malina, stupore, pietà, sono diversi i sentimenti che ha suscitato quella discesa di Ronaldo da quella scaletta mobile ormai 19 anni fa. Il calciatore più forte del mondo, il più idolatrato e famoso, colui il quale da solo affrontava (e umiliava) intere difese dovette appoggiarsi al corrimano dell’aereo per non crollare a terra. Non erano passate neppure 24 ore dal match allo “Stade de France” di Parigi, una finale che Ronaldo giocò solo per le statistiche perché quel numero nove con la maglia verdeoro, in tà, era il fantasma del Fenomeno che aveva trascinato il Brasile fino alla finale.
“Lasciatemi in pace, voglio solo dimenticare. Così non vivo più”, furono queste parole che ha pronunciato Ronaldo poco prima di lasciare l’aeroporto e tornare nella sua casa di Rio de Janeiro. Ma cosa voleva dimenticare il Fenomeno? Più che la partita in sé, il centravanti voleva cancellare dalla memoria tutto ciò che ha preceduto quella finale contro la Francia: sono le due del pomeriggio, mancano sette ore all’inizio della partita, Ronaldo è nella sua camera d’albergo quando improvvisamente accusa un malore: “Ho temuto di morire. Per trenta secondi sono stato malissimo, ho avuto le convulsioni. La lingua si è rovesciata, è arrivata fino in a, mi mancava il respiro, avevo la bava alla bocca: così mi hanno raccontato i compagni. Ero sul letto, stavo parlando con Roberto Carlos. Poi lui si è girato e ha cercato di dormire. All’improvviso non ho capito più niente. Sudavo, non riuscivo a controllare i miei movimenti. Roberto Carlos ha sentito i miei lamenti e si è precipitato dal . L’attacco è durato trenta secondi, al massimo quaranta. Non è stata, comunque, una epilettica”. Successivamente si verrà a sapere che furono Cesar Sampaio ed Edmundo che srotolarono la lingua di Ronaldo per evitare che soffocasse.
Il Fenomeno venne così portato urgentemente all’ospedale, in particolare alla clinica “Les Lilas” di Parigi. Quando uscì mancava pochissimo alla partita e infatti al momento della distribuzione delle formazioni ufficiali a un’ora dall’incontro Ronaldo non c’era. Accanto a Bebeto, il titolare è proprio Edmundo, il numero nove è in panchina. Tutto il mondo si chiede come mai manchi il calciatore più atteso, colui in quale – a soli 21 anni – ha gli occhi dell’intero pianeta puntati addosso. I francesi tirano un sospiro di sollievo, Edmundo è forte ma di certo non è Ronaldo, tutti gli altri si interrogano. Scelta tecnica? Impossibile, infortunio? Il Fenomeno effettivamente aveva avuto diversi problemi alla caviglia e al ginocchio, aveva giocato anche la semifinale con delle infiltrazioni ma non c’era nessun elemento che poteva far pensare a una esclusione così clamorosa. Nel frattempo iniziavano a ricorrersi le voci: “Ronaldo s’è sentito male in albergo, ha avuto una epilettica”. Quando la Fifa distribuisce l’ultima distinta a pochi minuti dal fischio d’inizio, però, ecco la sorpresa: il Fenomeno è in campo. Lo stesso Ronaldo che qualche ora prima era stramazzato al suolo dell’albergo in preda alle convulsioni e che era appena uscito dall’ospedale. Ronaldo è Ronaldo, il Fenomeno deve giocare.
Quando le squadre sfilarono per disporsi dietro alle bandiere, Ronaldo fu l’ultimo ad entrare. Teneva la mano a Leonardo cantando l’inno nazionale. Il volto, lo sguardo non erano quelli di sempre e infatti anche in partita il Fenomeno è un fantasma. La Francia spazzò via il Brasile per 3-0, Zidane che fino a quel momento non aveva brillato segnò una doppietta storica mentre Ronaldo, protagonista assoluto del , non vide la palla per 90 minuti. Una sola occasione che Barthez parò senza particolari difficoltà. Il Fenomeno travolgente ammirato fino alle semifinali era rimasto in quell’albergo. Parigi è in festa, la Seleção non riesce a bissare la del 1994 (e si rifarà aondantemente nel 2002) tornando a casa mestamente. Le immagini di un emozionante restano però offuscate da quella barcollante discesa di Ronaldo dall’aereo. Tutti si chiesero (e tutt’ora si chiedono) cosa era mente successo al ventunenne brasiliano prima della finale e soprattutto perché è sceso in campo in quelle condizioni.
Le risposte ad entrambe le domande sono diverse e discordanti. Ronaldo ha dichiarato recentemente alla C che dopo le convulsioni durate 30 massimo 40 secondi è rimasto incosciente per circa quattro minuti. Sempre il brasiliano ha poi confermato che una volta raggiunto l’ospedale fece gli esami necessari e tutti avevano dato esito negativo. Così come avvenne nel 1998, anche in quest’intervista il Fenomeno si è assunto la piena responsabilità dichiarando di aver parlato con Zagallo dicendo che stava bene e che saree stato ingiusto lasciarlo fuori dalla finale. Versione comprovata dall’allenatore della nazionale ma che in pochi però hanno creduto: in Brasile s’è addirittura aperta un’inchiesta parlamentare per accertare che dietro alla decisione di far giocare Ronaldo non ci fosse stata l’intercessione del potente sponsor tecnico della nazionale e del calciatore stesso. Secondo alcuni media brasiliani, in nessun modo lo sponsor avree permesso che non venisse schierato il giocatore più rappresentativo durante una finale per di più contro una squadra e un calciatore (Zidane) che sfoggiavano il marchio concorrente. In tà non fu mai provata questa versione, l’udienza si concluse con un nulla di fatto.
A prescindere da chi lo volle in campo a tutti i costi, quali furono le cause di quel malore? Le vere dinamiche di quelle convulsioni non sono mai state chiarite, così come non nessuno ha mai spiegato perché l’allenatore Zagallo fu avvisato dell’ soltanto alle 17, due ore e mezza dopo l’accaduto nonostante le urla “è morto, è morto” nel corridoio dell’hotel. Secondo il cardiologo Bruno Carù (che ee modo di analizzare tutta la documentazione medica insieme a Volpi, medico dell’Inter), Ronaldo ee un problema cardiaco che si manifestò in circostanze strane. Il Fenomeno era steso sul letto a guardare un Gran Premio di in tv e compì ripetutamente dei piegamenti innaturali del collo, comprimendo così un piccolo organo chiamato glomo carotideo, responsabile della reazione della pressione e della frequenza cardiaca. Fu così che Ronaldo svenne in preda alle convulsioni. A superata, gli esiti parlano di una frequenza cardiaca bassissima di 18 battiti al minuto, segnale di una mancata attività elettrica e meccanica da parte del cuore. I medici francesi somministrarono al brasiliano un potente sedativo, ottimo per l’epilessia ma non per problemi cardiaci. Al contrario, il dottor Roger responsabile del servizio radiografia, doppler ed ecografia della clinica parigina ha sempre sostenuto che quello di Ronaldo era semplicemente un fortissimo stress dovuto alla pressione esercitata dai media e dalle aspettative che tutto il mondo riponeva sul Fenomeno.
Un’altra versione è quella secondo cui Ronaldo si saree sentito male pochi minuti dopo che il medico della nazionale, Livio Toledo, gli aveva iniettato nel ginocchio infiammato una dose di cortisone e xilocaina, che gli avree provocato una violenta reazione allergica e quindi le convulsioni. Per superare la e poter schierare il brasiliano, gli saree poi stata somministrata un’altra iniezione di miorilassanti e ansiolitici che l’hanno poi debilitato durante il match. Qualsiasi sia la verità, l’evidenza dei fatti fu che in quei novanta minuti di dominio francese, Ronaldo, il vero Ronaldo, non è mai sceso in campo. Di certo c’è che tutti gli esami postumi alla partita hanno sempre escluso che il Fenomeno soffrisse di epilessia, anche il suo cuore risultò sanissimo tant’è vero che nel prosieguo della sua carriera l’unico limite di un altrimenti infinto talento sono state solo le sue ginocchia. Ronaldo vincerà da protagonista assoluto il del 2002 con una doppietta in finale. Proprio prima di quel match contro la , il Fenomeno chiederà a Dida di tenerlo sveglio per tutto il pomeriggio: i fantasmi del 1998 non erano ancora passati. Quella discesa barcollante dall’aereo neppure Ronnie l’aveva dimenticata.