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Paoli svela: Grillo doveva stare fuori, Napolitano unico affidabile.

Grillo, giustizia fa il suo corso ma quanto costa?

di Terna La Rossa – Beppe è preparato e in buona fede, ma la satira gli ha un po’ preso la mano. E’ un Masaniello”: Gino Paoli, 80 anni a settembre, racconta il ‘suo’ nel libro-vista di Lucio Palazzo ‘I semafori non sono Dio’ (Rai Eri), con prene di Antonello Piroso, in uscita il 3 giugno.

“Ha iniziato un processo che gli è un po’sfuggito dal controllo. Ha cominciato a parlarmi del blog – racconta Paoli – tanti anni fa. Era affascinato dal potere che ha net nel mettere in connessione le idee. Lui legge tutto, ha contatti con tutto il mondo, prende informazioni, non è un superficiale. Beppe è una spugna. La cosa importante è che lui ci crede ed è in buona fede, solo per questo non lo mando ancora a cagare… E’ un puro – spiega ancora il cantautore – e questo è il suo pregio per me. Parla in pubblico e ai media, utilizzando la forma retorica dello sberleffo, anche giustificato, il più delle volte. Pezzi da mettere in scena in uno spettacolo satirico, ma che non hanno niente a che fare con altro”.

L’amico Gino Paoli racconta anche di quando, “ad un certo punto, a metà degli anni Ottanta, fu estromesso dalla televisione, si narra in seguito ad alcune battute sui isti e su Craxi. Io credo – aggiunge Paoli – che abbia smesso non perché ce l’aveva con i politici o perché i politici ce l’avessero con lui. Chi fa in fondo in fondo è refrattario a queste cose. Nella maggior parte dei casi, le critiche scivolano addosso a molti, senza conseguenze. Anche allora, nella Prima repubblica, c’erano personaggi con la pelle dura. Non credo che sia stato Craxi di sua sponte a farlo fuori o almeno non solo lui. Piuttosto penso sia stato cacciato dalla televisione per volontà degli sponsor. In ndano gli sponsor non i politici, le aziende, quelli che hanno i soldi. Gli sponsor pagano i giornali, la tv, pagano tutto. Non si possono toccare e lui li ha toccati”.

Alle cene genovesi di Renzo Piano sempre la stessa combriccola di invitati: Paoli, e Antonio Ricci. “Ci scambiamo consigli, diciamo belinate. Parliamo di tutto e di niente. Le cene dell’ormai più volte citata ‘mafia genovese’ hanno avuto, nel corso dei decenni, a che fare spesso con la . Ogni volta che qualcuno voleva fare qualcosa in , c’era tutto il tavolo, Arnaldo, io, Renzo e Beppe e tutti gli altri che iniziavano a convincerlo del contrario. Il più acceso era Renzo Piano. Ha sempre sostenuto che non bisognasse fare entrando in , ma facendo il proprio mestiere. ‘Io – diceva – faccio progettando, tu fai cantando e scrivendo canzoni nel modo migliore che ci possa essere’. Ricordo che nel 1987 Renzo e gli altri amici, durante una cena che durò tutta la notte, cercarono di convincermi a non candidarmi alla Camera, rifiutando l’offerta ricevuta a Roma nella sede di Botteghe Oscure da D’Alema e Occhetto. Io, ovviamente, dopo ore e ore a parlarne, non li ho ascoltati e mi sono fatto cinque anni in Parlamento. Qualche anno fa è successo ancora, in una cena organizzata da Parvin (la moglie di ndr), preoccupata che suo marito potesse pagare un prezzo troppo caro alla nuova avventura . Eravamo sempre io, Renzo ed Arnaldo Bagnasco, impegnati a convincere a non intraprendere quella strada che poi oggi lo ha portato a guidare il Movimento 5 Stelle. Alla fine proprio Renzo Piano, che era il più convinto dell’inutilità di scendere in campo e che ha passato anni a toglierci i grilli dalla testa, oggi è l’unico nominato re a vita da Giorgio ”.
Oggi “il Presidente della Repubblica è, comunque la si pensi, l’unico punto di riferimento certo ed affidabile”, sostiene ancora Paoli. Il suo amico non la pensa esattamente così.