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Obama, scontro finale: Schutdown, il Mondo sull’orlo del baratro!

US Government Shutdown.

di Italo Lamela – Obama alla prova finale, spiragli sull’orlo del baratro. “Al ci sono progressi, vedremo quanto reali. Ma se i repubblicani non mettono da parte alcune loro preoccupazioni, abbiamo buone possibilità di arrivare al fallimento”.

Barack Obama riconosce il lavoro positivo alla Camera Alta, dove nelle ultime ore si profila un possibile accordo su debito e shutdown. Tuttavia non usa mezze misure e ammonisce il Grand Old Party che stavolta sta giocando davvero con il fuoco. Lancia il suo avvertimento, schiaccia il tasto dell’allarme rosso, facendo il volontario, con tanto di grembiule, in questo Columbus Day alla Martha’s Table, una storica mensa di Washington che ha sfamato generazioni di poveri. Attacca la destra, circondato da impiegati statali rimasti senza lavoro, un’ora dopo aver ripreso in mano l’iniziativa convocando i leader del Congresso alla Casa Bianca.

Un vertice cruciale – fissato in un primo momento alle 21 italiane e poi rinviato a oggi proprio per concedere più tempo ai negoziatori – per trovare un accordo generale a una manciata di ore dalla fatidica data del 17, quando potrebbe scattare il default della più grande economia al mondo dalle conseguenze devastanti. Annunciando la riunione, Obama stesso ha però ribadito che non è disposto a pagare alcun “riscatto” e che il Congresso deve fare il suo mestiere. Detto questo, nelle ultime ore si sono fatti importanti passi avanti al , dove il capo dei democratici Harry Reid ha presentato una proposta al suo omologo, il presidente dei ri repubblicani Mitch McDonnell, che le due questioni centrali: lo shutdown e il debito. In pillole, la maggioranza democratica punta alla riapertura dello Stato Federale sino al 31 dicembre e allo sfondamento del debito sino a tutto il 2014. In cambio, concederebbe alla destra alcune piccole modifiche sull’applicazione della Obamacare, come il rinvio di alcune tasse e la richiesta che chi gode dalla riforma sanitaria possa subire un controllo fiscale delle proprie entrate. Un’ipotesi che sulla carta potrebbe essere accettata dai ri conservatori, certamente più moderati dei loro colleghi alla House of Representatives. Tanto che Harry Reid si è detto “molto ottimista”. Lo stesso il repubblicano Mitch McDonnell. Ed è possibile che la loro bozza d’accordo possa essere presentata direttamente al presidente durante il vertice. Se ci sarà questa intesa, la palla inevitabilmente passerà allo Speaker, John Boehner. E’ lui, com’è stato nelle ultime settimane, che avrà il pallino della situazione. A quel punto si troverà di fronte al dilemma: o dire sì all’intesa raggiunta dalla Camera Alta – ma vorrebbe dire umiliare il suo gruppo, chiedendogli di fatto la ratifica di un lavoro fatto da altri – oppure far saltare il tavolo.

E spinto dalle pressioni dei deputati estremisti del Tea Party, far votare un invio di sole sei settimane del debito, senza alcun cenno allo shutdown. Sarebbe una sorta di sfida al che ha già detto di non essere disposto a votare una cambiale in bianco di questo tipo. Più probabile appare l’ipotesi media: la House potrebbe limare l’accordo pur di imporre il proprio imprimatur e rinviarlo al per il voto finale. Detto questo, il tempo scorre veloce: al default mancano meno di 60 ore, un tempo che secondo gli ottimisti, per la politica di Washington, è una vita. Tuttavia, la borsa di Wall Street, in calo con lo spettro del default, comincia a dare segni di preoccupazione. Per non parlare dei danni che questo stallo ha già provocato all’economia americana: è notizia di oggi che le banche americane hanno già iniziato a disfarsi dei titoli del debito a breve termine, finora considerati un investimento di base, sempre più timorose che il Congresso non riesca a trovare un accordo sul debito. E la sfiducia, com’e’ noto, rischia di contagiarsi rapidamente.