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Howard eroe Usa: è il soccer, il nuovo sogno americano.

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di Italo Lamela - “I believe that we can win”, possiamo vincere: Barack Obama si scopre ultra’ nell’unirsi al tifo degli oltre 200 membri del suo staff che alla Casa Bianca, davanti a un maxischermo, seguono Belgio-Stati Uniti e sognano una storica vittoria ai . Quel ‘sogno americano’ ora svanito, e che ha lasciato il posto alla delusione più profonda in una nazione che forse per la prima volta ha scoperto la passione per il .

E sì, gli appassionati di soccer, moltiplicatisi in maniera abnorme nelle ultime settimane, stavolta ci credevano davvero.
Credevano di poter vedere avanzare come mai accaduto prima in un la bella allenata da Jurgen Klinsmann.
Ci credeva anche Obama, che non ha voluto perdersi lo spettacolo. E si è precipitato davanti allo schermo appena nito un delicato vertice col suo team sulla sicurezza . Non senza aver prima twittato ‘Go team Usa!’.

Ci credeva anche la rst lady Michelle, che sempre su Twitter, poco prima del schio di inizio della battaglia col Belgio, ha postato una foto mentre sul prato della Casa Bianca gioca a con alcuni bambini, scrivendo: “Io ci credo. Andiamo!” Il Commander in Chief – ribattezzato per l’occasione ‘Commander in Cheer’ – ha esitato prima di entrare nella sala trasformata in da o dai suoi collaboratori: “Avevo che appena messo un piede dentro il Belgio avrebbe segnato. Sarebbe stato un vero problema…”, ha scherzato prima di prendere posto in prima la e di unirsi di nuovo ai : “I believe we will win”. L’immagine del presidente che guida il tifo per la e’ quella di un Paese in cui e’ esplosa la mania del e dei , con centinaia, migliaia di persone radunatesi ad ogni partita della nei parchi, nelle piazze, nei . Un passione bipartisan e ‘coast to coast’, da New York a Los Angeles, da Chicago Miami. Sono gli americani che in queste due settimane hanno cantato, esultato, discusso sulla formazione, e poi pianto per il , proprio come accade in Europa o nei Paesi latinoamericani.

Quegli americani che ora accolgono il gruppo di Klinsmann con un entusiasmo mai visto, nonostante la scontta. Un nome su tutti: Tim Howard, il portierone protagonista di un superbo. Tutti negli Usa se ne sono innamorati. E sui giornali – anche quelli piu’ compassati e lontani dalle vicissitudini del soccer – viene descritto come una sorta di eroe . Le prime pagine – dal Washington Post al Wall Street Journal – gli dedicano foto e umi di inchiostro. Sui media, poi, c’e’ chi lo vuole presidente degli Stati Uniti nel 2016. Col Belgio ha parato di tutto. Non una sorpresa per i suoi tifosi, che da tempo lo chiamano ‘Mr. Invincible’, anche per aver scontto la sindrome di Tourette, una malattia neurologica caratterizzata soprattutto da tic motori.

“Sembrava che nulla potesse abbattere Tim Howard”, scrive il New York Times: “Ha parato con le sue mani, con i suoi piedi, con le sue gambe, con le sue ginocchia. E a un certo punto un tiro è rimbalzato anche sul suo cuore”. Ancora una volta sembrava invincibile, e il ‘sogno americano’ a portata di mano.