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Notte di fuoco a Gaza: 73 morti, 550 feriti, 105 case distrutte. E’ Intifada.

ISRAEL-PALESTINIAN-JERUSALEM-US

di Sandro Paroni (Ansa) – La tra Hamas e Israele è sempre più guerra. Peres dà l’ultimatum: se i razzi non cesseranno, Tel Aviv attaccherà. E’ inevitabile.
Il presidente palestinese Abu Mazen ha definito la situazione a Gaza un genocidio. A Tel Aviv risuonano le sirene d’allarme che segnalano l’arrivo di razzi.

In meno di 3 giorni da Gaza sono partiti 365 razzi: uno ogni dieci minuti.

Nelle ultime 24 ore Israele ha colpito a Gaza 326 obiettivi, fra cui posizioni di lancio di razzi, ‘tunnel terroristici’, basi di addestramento milie, depositi di armi e ndi utilizzati a fini terroristici.
Nello stesso lasso di tempo, informa il portavoce milie israeliano, da Gaza sono stati lanciati 105 razzi: 82 sono caduti in territorio israeliano e di questi 21 sono stati intercettati in volo. Gli altri sono caduti in zone aperte.

Il bilancio aggiornato delle perdite palestinesi a Gaza negli ultimi tre giorni di combattimenti con Israele parla di 73 , 550 e 105 case distrutte. Dei 73 totali degli intensi raid aerei israeliani, 14 si sono aggiunti la scorsa notte. Fra questi ultimi i sette componenti di una famiglia di Khan Yunis (nel Sud della Striscia) la cui abitazione, secondo fonti locali, sarebbe stata distrutta senza alcun preavviso. Fra le vittime, donne e bambini.

Le autorità egiziane hanno riaperto oggi il valico di Rafah per consentire l’evacuazione nel Sinai egiziano di palestinesi nella Striscia di Gaza nei tre giorni di combattimenti con Israele. Lo riferiscono i mass media. Agli ospedali egiziani nel Sinai è stato ordinato di tenersi pronti ad accogliere che versano in condizioni particolarmente gravi. Fonti dal valico di Rafah riferiscono che stanno passando dieci ambulanze per pore gravi verso ospedali egiziani. Gli ospedali nel Sinai settentrionale sono stati posti in “stand-by”, riferisce l’agenzia Mena. Il valico di Rafah, l’unico che aggira il confine con Israele per raggiungere Gaza, in genere è chiuso e le autorità giustificano la misura con i pericoli rappresentanti da jihadisti attivi sul territorio egiziano. Una guerra senza fine. Qualche periodo di pace e di speranza, ma sono stati i conflitti a segnare la storia sanguinosa del Medio Oriente. Gli ultimi episodi, con il rapimento e poi l’uccisione dei tre ragazzi israeliani, e l’assassinio del giovane palestinese tredicenne, rialzano lo scontro del conflitto arabo-israeliano

Ecco i dispacci tras dall’ANSA il 30 settembre del 2000 sulla nascita della nuova Intifada, dopo la provocazione del Sharon nella Spianata delle Moschee a Gerusalemme.

SANGUE NEI TERRITORI, NUOVA INTIFADA.
Bagno di sangue nei Territori dove, in un’altra giornata di scontri, 11 palestinesi sono stati uccisi oggi e oltre 250 – ma un ministro palestinese ha parlato di 15 e 500 – dai milii israeliani in Cisgiordania e a Gaza. Mentre in Israele si festeggiava il Capodanno ebraico, i palestinesi osservavano una giornata di sciopero generale in segno di lutto e di protesta per l’eccidio di ieri, quando sulla Spianata delle Moschee di Gerusalemme sette palestinesi sono stati uccisi e oltre 200 sono stati dal fuoco dei milii e dei poliziotti israeliani. Israele ha segnalato nelle proprie file una decina di casi, senza distinguere tra e contusi. Dal Cairo, dove e’ stato per informare il presidente egiziano Hosni Mubarak della drammatica situazione, il presidente palestinese Yasser Arafat ha accusato gli israeliani di ”mirare alla testa” e ”sparare per uccidere”, non solo per disperdere i manifestanti. Succedutisi per tutta la giornata, gli scontri sono stati particolarmente intensi nella Striscia di Gaza e in centri della Cisgiordania come Nablus, e hanno dato l’impressione che si sia arrivati sull’orlo di una nuova Intifada, la ‘guerra delle pietre’ (1987-’93) condotta contro le forze di occupazione israeliane, e costata ai palestinesi migli di .

I momenti piu’ drammatici si sono avuti quando ha sparato anche la polizia palestinese. E’ accaduto alla periferia di Nablus, in Cisgiordania, e accanto all’insediamento dei coloni ebrei di Netzarim, a sud di Gaza, dove i manifestanti hanno varcato le recinzioni della colonia prima di essere respinti. Il bilancio degli scontri di oggi potrebbe ancora aggravarsi: all’elenco degli 11 accertati – fra cui un bambino di 12 anni, alcuni adolescenti e cinque poliziotti – potrebbero aggiungersi altri palestinesi colpiti dai proiettili antissommossa e da guerra sparati dagli israeliani. Negli ospedali palestinesi infatti c’e’ almeno una decina di in condizioni gravissime, alcuni sono considerati in fin di vita e tre sono stati dichiarati clinicamente dai sanii. Il Ehud Barak ha replicato alle accuse di Arafat, assicurando al telefono a Mubarak che i soldati di Israele si comportano ”con la massima moderazione possibile”, che l’Anp dovrebbe tenere a freno i manifestanti e che comunque il israeliano e’ deciso a ”mantenere l’ordine e a proteggere i suoi cittadini”. Sul piano della diplomazia d’emergenza, il ministro degli esteri Shlomo Ben Ami ha telefonato ad alcuni colleghi europei, fra cui l’no Lamberto Dini, mentre il segreio generale dell’Onu Kofi Annan ha chiamato Arafat e Barak.

MO: BAGNO DI SANGUE NEI TERRITORI.
Una giornata come questa, la terza dei disordini cominciati con la visita, giovedi’, del capo della destra israeliana Ariel Sharon alla Spianata delle Moschee, ha inferto un altro micidiale colpo alle prospettive di un accordo tra israeliani e palestinesi, a cui ancora lavora senza risultati visibili il presidente americano Bill Clinton ormai alla fine del suo mandato. Lo stesso segreio di stato Madeleine Albright, ha telefonato preoccupata ieri notte ad Arafat e a Ben Ami e oggi ha ribadito i suoi timori per il di pace. In Israele, da tempo analisti e storici come Eli Barnavi dell’universita’ di Tel Aviv prevedono che una nuova fase di sia in qualche modo inevitabile prima che si arrivi alla pace, cosi’ come l’Intifada aveva condotto agli accordi di Oslo del 1993. Da entrambe le parti tuttavia si riconosce che una nuova Intifada, nelle condizioni di oggi, sarebbe diversa e assai piu’ sanguinosa della prima. Assumerebbe cioe’ tutt’altra dimensione anche perche’ nei territori palestinesi ormai le armi non mancano, il movimento degli estremisti islamici ha messo radici, vi sono decine di migli di uomini decisi a sostenere se necessario una vera e propria guerriglia.