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Niki non morirà mai: l’anima rimasta al volante, una vita a 300 all’ora!

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di Paolo Paoletti – Quando lo vidi schiantarsi al Nuerburgring in tivvù, l’anima rimase al volante della sua 312 T!
Che ‘emerge’ dalla salita verso la Variante Ascari, quaranta giorni dopo, in assoluto uno dei primi ricordi della mia passione per le corse.

Monza, 1975, Gran o d’Italia.
Il“12” nero, senza tanti fronzoli, in campo bianco.
La doppia striscia tricolore.
Tanto rosso, naturalmente. Un po’ di bianco
Le ruote: enormi, quelle posteriori. Così piccole, quelle anteriori.
Il suono lacerante del dodici cilindri di Maranello. I
Il casco, arancione più che rosso, con quella rma bianca tutta maiuscola: NIKI LAUDA.

Non è nostalgia ma riconoscenza. Da versare volentieri. Più che volentieri. Perché in fondo, adesso che Niki non è più qui, l’unica urgenza che rimane è quella di restituire, di fare se possibile pari con un campione che, tanti anni fa, ti ha regalato qualcosa. Correndo la sua vita, Lauda ha aggiunto gusto anche a quella di molti di noi. Non lo ha fatto apposta, non era la sua priorità (vincere per se stesso lo era). Ma lo ha fatto. Ed è ciò che ora resta. Emozioni, certo. Spaventi, anche. Arrabbiature, ci stanno pure quelle.

Ma soprat un’ispirazione. Perché forse senza Niki, senza quella sequenza televisiva (in bianco e nero!) del “sottomarino” rosso che si avventa sulla staccata della Ascari, qualcuno che oggi stringe tra le mani il volante di un’auto da corsa non avrebbe mai inlato un casco e non sarebbe mai sceso in pista.

Altri non avrebbero mai intrapreso un corso di studi che li hanno portati ad una tavolo di progettazione, ad un banco prova, a “guidare” il proprio pilota da quello che una volta chiamavamo il muretto box e che oggi è una gigantesca console. Ed io non sarei nemmeno qui, non sarei stato da tante altre parti, lungo tanti anni.

Restituire signica in questo caso prelevare dalla propria memoria Monza oppure Montecarlo, Hunt e Regazzoni, la e la Brabham con il ventilatore, Marlene, il Drake e Merzario. Signica spegnere il rogo del Nuerburgring con il diluvio del Fuji. Signica in denitiva inlare quanto dentro un tes di riconoscenza che porta Niki Lauda e la sua leggenda ben oltre la barriera dei settanta giri (pardon dei settant’anni), anzi in un certo senso la abbatte, la ridimensiona a semplice pit . Una sosta ai box come tante altre, dalla quale noi tutti gli facciamo segno che le slick nuove sono montate, l’incidenza dell’alettone regolata, che adesso può ripartire.

Il semaf è di nuovo verde, il lollipop si solleva, il pollice fa segno che è ok: un nuovo giro sta per iniziare. La pista si stende davanti agli occhi, è lì che aspetta: quella di un autodromo oppure quella di un aeroporto. Scelga pure lui. Se lo è meritato. Grazie Niki. Godspeed.

CIAO NIKI. Addio a Lauda, leggenda della Formula 1. Il pilota austriaco aveva 70 anni ed era stato per tre volte campione del mondo.
“Con profonda tristezza – scrive la famiglia – annunciamo che il nostro amato Niki è morto pacicamente con la sua famiglia accanto lunedì”. Lauda era ricoverato in una clinica privata in Svizzera per problemi ai reni. Otto mesi fa aveva subito un trapianto di polmone.

“I suoi risultati unici come atleta e imprenditore sono e rimarranno indimenticabili, come il suo instancabile entusiasmo per l’azione, la sua schiettezza e il suo coraggio. Un modello e un punto di riferimento per tutti noi, era un marito amorevole e premuroso, un padre e nonno lontano dal pubblico, e ci mancherà”, scrivono i familiari. Nato a Vienna il 22 febbraio del 1949, Lauda vinse tre come pilota di nel 1975, nel 1977 e nel 1984 con McLaren e . Rimase gravemente ustionato in un nel 1976. E’ considerato uno dei migliori piloti della storia.

“Oggi è un giorno triste per la . La grande famiglia della apprende con profonda tristezza la notizia della morte dell’amico Niki Lauda, tre volte campione del mondo, due con la Scuderia (1975-1977). Resterai per sempre nei cuori nostri e in quelli dei . #CiaoNiki”, così la commenta su Twitter la morte di Niki Lauda, scomparso nella notte a 70 anni.

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