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Nereo, il Paròn: caposcuola di calcio all’italiana, tra Rivera, Sani e Altafini!

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di Paolo Paoletti - A 40 anni dalla sua , il italiano non dimentica Nereo Rocco, e ci mancheree.
Figura umana e mito intatto, anche se per i d’oggi raccontato con confusione e superficialità.

In queste ore di ricordi e rievocazione: ‘Il padre del catenaccio’, ‘L’uomo che chiudeva la porta’ che ordinava, “Tuti indrìo”, e via stereotipando sembra un altra uomo, rispetto a ciò che fu nel e fuori dal .

Rocco non inventò il catenaccio, nè del libero, variante definita ‘mezzo sistema’.
Ci si informi su o Barbieri, allenatore che guidò i Vigili del Fuoco di La Spezia alla vittoria nel campionato di guerra 1944.

Rocco è invece stato, senza dui, l’iniziatore di una e di una tipologia di gioco italiana, che partiva assolutamente dell’attenzione difensiva, ma che prevedeva lo sviluppo di un gioco tecnico, e la presenza di numerosi calciatori offensivi. Alla Triestina e soprat al Padova, dove fece meraviglie, la prudenza era d’oligo per una formazione di provincia rispetto ad avversari più blasonati.

Al Milan, il Paròn, trovò ben altra gente… e non la teneva fuori per un terzino o medianaccio in più.
Il talento anzi, corressero gli altri: scoperto Rivera…. “i xe i miei òci”, non l’avree tolto neanche sotto tortura, e lo stesso con Dino Sani, Altafini, Chiarugi.

Il Milan euro di fine anni ’60 ne aveva 5 davanti al libero, Rivera a flote nel mezzo e tre punte con il raffinato Sormani ad aprire spazi per Hamrin e Pierino Prati.
L’ultimo grande Diavolo griffato Rocco, nel ’73 cadde sul traguardo a Verona ma vinse due Coppe, segnando 65 gol in 30 partite 3 tre attaccanti in doppia cifra tra i cannonieri.

Di cosa stiamo parlando?
Di un triestino capo, cui sono seguiti Bearzot (il migliore dei suoi eredi tattici) e Trapattoni, che sempre ha citato Rocco come suo paradigma.

Oggi?
Applicato il filtro di un cambiato nei ritmi, nella preparazione, nel calendario, ė Massimiliano l’uomo che più ne ricalca la filosofia: vittorie costruite su fondamenta difensive senza rinunciare al gioco e ai giocatori di talento, proprio come il Paròn.

Sul campo, ma soprat fuori, un altro Rocco sta invece crescendo nell’unico club dove ciò può succedere, a dire al Milan.
Rino Gattuso arriva proprio dalla parte opposta rispetto a Trieste, ma la sua idea di , ed ancor di più di spogliatoio, di valori umani, di appartenenza, di siparietti che alternano intemerate a momenti comici, riportano i più anziani alla memoria del grande Nereo.

Proprio Gattuso, la primavera scorsa, raccontò che nei momenti difficili prende il suo caffè e va a parlare con la statua di Nereo Rocco che c’è sopra il campo alto di Milanello.
Tra un “mona” e un “minchia” state sicuri che si capiscono, e si apprezzano.

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