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‘Ndrangheta in curva: deferiti Agnelli e Juve?

TERRA MADRE SALONE DEL GUSTO A TORINO: INCONTRO "LAVAZZA E JUVENTUS"

di Paolo Paoletti - La commissione antimaa accende un faro sul mondo del . I parlameni ascolteranno i di gc, Aic, Lega di serie A, Lega di serie B e . Obiettivo: fare chiarezza sulle intrusioni di una criminalità organizzata che nel pallone cerca, come spiega Stefano Vaccari (Pd), “un utile volano per acquisire consenso elettorale, economico e nanziario”. Nel maggio scorso, d’altra parte, Feder, Leghe e Viminale avevano rmato un protocollo per misure di prevenzione alle inltrazioni maose nel . Le stesse sulle quali vuole far luce la Procura della gc, che intende procedere con il deferimento di Andrea , di tre fra dirigenti, ex dirigenti e funzionari, nonché della stessa Juventus a titolo di responsabilità diretta e oggettiva.

Lo si ricava dall’avviso di conclusione delle indagini, rmato dal procuratore Giuseppe Pecoraro, al termine degli accertamenti nati dopo l’inchiesta della procura di sulle inltrazioni della ‘ndrangheta in curva. Nell’ambito del lav di indagine dell’Antimaa, il deputato Angelo Attaguile (Lega) annuncia di “volere iniziare proprio con la Juventus, poi Crotone, Catania e di tutte le società, anche della , che sono nite nel mirino della giustizia”.
Ma il presidente del comitato ‘maa e ’, Marco Di Lello (Pd), informa che solo fra qualche settimana si deciderà se convocare i vertici Juve.

Prima bisogna sentire il 7 febbraio i pm della procura di che, nel quadro dell’inchiesta ‘Alto Piemonte’ sulla ‘ndrangheta nel Nord-Ovest, hanno indagato sul business-bagarinaggio. Un ex capo ultras che compare nei 23 indagati per i quali è stato chiesto il rinvio a giudizio, è accusato di avere messo in contatto un componente della famiglia Dominello, considerata una emanazione del clan Pesce Bellocco, con la dirigenza Juventus.

Un vero e proprio patto per gli inquirenti: il boss avrebbe fatto da portavoce ad alcuni gruppi della tifoseria organizzata, mantenendo “la pace nella curva”, in cambio avrebbe ricevuto quote di biglietti da distribuire ai tifosi o da trattenere per sé destinati al bagarinaggio.

A carico della società bianconera non sono emersi reati penali. Le carte, però, sono passate alla procura della gc, le cui indagini si sono concluse con parole d’accusa nei confronti di Andrea , citato dal capo ultras: “mi vidi con lui e parlammo della gestione di biglietti e abbonamenti”. è chiamato in causa perché, secondo il procuratore federale Pecoraro, fra le stagioni 2011/12 e 2015/16, per “mantenere l’ordine pubblico nei settori dello occupati dagli ultras” non impediva al personale della Juventus di intrattenere rapporti con la tifoseria organizzata “anche per il tramite di esponenti della malavita organizzata”, autorizzando la fornitura di biglietti e quindi “favorendo consapevolmente il fenomeno del bagarinaggio”.

Gli viene rimproverata anche la partecipazione a “incontri con esponenti della malavita organizzata e della tifoseria ultras”.

Nell’avviso di chiusura indagini si afferma anche che in occasione del derby del 23 febbraio 2014, il presidente del club bianconero assecondò l’introduzione allo – ad opera dell’addetto alla sicurezza – “materiale pirotecnico vietato e striscioni per compiacere gli ultras”.

Gli altri soggetti interessati sono Francesco Calvo, all’epoca dei fatti dirigente del settore commerciale (ora al Barcellona), Alessandro D’Angelo, security manager e Stefano Merulla, responsabile del ticket ofce.

Mentre lavoravano su ‘Alto Piemonte’ i pubblici ministeri di hanno interrogato i 3 juventini. Non sospettavano che Dominello fosse legato alla ‘ndrangheta, non presero informazioni speciche su di lui. Sembrava soltanto una persona in grado di svolgere con “efcacia” l’incarico.

In ogni caso, non c’è prova che i dirigenti fossero consapevoli di se agevolando la criminalità organizzata.
“Nessun dipendente o tesserato della Juventus è stato indagato in sede penale”, ribadisce la società, precisando di avere “sempre collaborato” con la giustizia, quella penale e quella iva.