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Napoli, stereotipo falso: viaggio alla ricerca del crimine di strada!

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di Paolo Paoletti - Lancio di sassi contro un bus dell’Anm ieri sera a , da parte di una baby-gang: un conducente, intorno alle 22.40, è stato vittima di una sassaiola nei pressi di viale 2 giugno, a Barra. L’autobus al momento del raid non aveva passeggeri a bordo. “Siamo stu di assistere a questa vera e propria campagna di brutalità – denuncia Vincenzo Lucchese del coordinamento USB – una che danneggia i mezzi dell’azienda e mette a repentaglio l’incolumità degli autisti”.

Nella stessa giornata di mercoledi 21 ottobre, digita su Google ‘ pizza’ – primo dei suggerimenti proposti da Google – otterrai 24 milioni e mezzo di risultati.
Poi digita criminalità: 650.000 risultati, cifra quaranta volte inferiore. Ma se anche internet certica questa distanza nei numeri allora perché, nella vox populi, la criminalità è diventata il connotato simbolo della città non solo in Italia ma anche all’estero?

Non c’entra Gomorra. Nessun napoletano di buon senso si lamenterebbe di una ction che fa circolare il nome di nel mondo quale location di un racconto noir di successo.
E comunque all’estero, mi riferisco alla sola Asia, non la conosce nessuno.
Sono piuttosto le notiziole di cronaca, quelle che pretendono di raccontare fedelmente la tà di ogni giorno, a varcare i conni di casa nostra, arrivando persino in estremo oriente, gocce cinesi che rafforzano il pregiudizio “ criminale”, genere giornalistico specializzato nella diffusione di cliché: le stravaganze si, il malaffare cinese, le americanate, eccetera….

Una sparatoria a , un’esecuzione a Torre del Greco, il passante ferito dal baby-killer: ti capita di chiedere ai passanti si poggiati sul parapetto di Castel dell’Ovo e ti aspetti che se la diano a gambe levate timorosi del taccheggio. Invece non t’ascoltano, svelano.

“Avevamo prenotato tre giorni a e solo uno a , intimoriti da quello che si legge sui giornali. Ci siamo pentiti”. Perché?
Provate a fare un giro nella stazione metropolitana dell’Università a e poi in quella Bologna a (zona universitaria), dal confronto esce un nuovo signicato dell’espressione “mind the gap!”. Pulizia, colore e a , sudiciume e puzzo a !

Una ragazza coreana passeggia sul lungomare e sbotta: “A mi si rivolgono senza secondi ni, a sono socievoli sono solo nella misura in cui sei attraente o un turista da spennare. Spesso a mi fermano per signori anziani, mi chiedono da dove vengo, ma è solo una scusa per attaccare bottone; qui è diverso, mi si rivolgono perché curiosi, una curiosità umana, mai falsa e nisce sempre con la richiesta di contatto su Facebook”.

Ad Ercolano in questi giorni c’è stata un’altra valanga incandescente, il magma corrosivo non viene dal Vesuvio ma dalla cronaca nera sparata a rafche da tutti i media italiani: ‘l’atto di difesa di un gioielliere di Ercolano uccide i rapinatori’.

Alla stazione ferroviaria, frutto di condizionamento mediatico, mi guardo immediatamente le spalle. Noto un tizio dall’aria losca che pare seguirmi e tira fuori dal taschino… Una pistola? No, è un accendino. Falso allarme!

Però mi fermo e lo lascio passare. Non si sa mai. Quello si mette spalle al muro e si accende la sua sigaretta.
Gli passo davanti col timore di venir strattonato per un braccio e spinto in un sottoscala buio per esser lasciato in mutande.
E invece con mio grande stupore quello neppure s’accorge di me. E continua a fumare.

La cosa inaudita è che riesco perno ad arrivare a metà via IV Novembre, via principale che dalla stazione conduce agli Scavi, senza che nessuno abbia provato a gambizzarmi. Mi fermo. I motorini mi sorano. Ma chi ha detto che a non portano il casco? Ce l’hanno tutti.
Mi convinco che lo facciano non tanto per mettersi a posto con la legge – visto che a si è sempre detto, nessuno si sogna di rispettarla – ma con la coscienza. Non la coscienza comune ovviamente, quella del bandito di strada.

Il casco garantisce anonimato: sotto i caschi si può nascondere chiunque. Chiaro…?
Aspetto trepidante il momento in cui una mano farabutta si allungherà da un mo per fottermi l’orologio. Faccio avanti e indietro per la via, mi sporgo dal marciapiede per fargliela più facile. Ma, nulla. Un centauro invece di tagliarmi la strada, abitudine na, mi dà la precedenza mentre accenno ad attraversare la strada.

E’ proprio il segnale che c’è qualcosa sotto! Deve essere un complotto per meglio raggirare il turista dandogli false sicurezze.

Mi dirigo verso un chiosco. Un tizio sulla cinquantina serve caffè a una coppia di americani. Sorrido amaramente nell’immaginare il ricarico che ci sarà su quei due caffè. Mi avvicino per godermi da vicino il furfante, nell’estemporanea veste di barista, mentre ”taglieggia” la povera coppietta di turisti d’oltreoceano. Due caffè, un euro e quaranta?! Che abbia beccato l’unico onesto di tutta Ercolano!

Faccio venti passi e ordino un caffè a un bar all’angolo, proprio di fronte l’entrata degli Scavi. Sono il perfetto turista da spremere, inflessione nesca e zaino in spalla. Prendo cornetto e caffè. Mi aspetto come minimo quattro euro (il paragone lo faccio con i bar di fronte piazza Venezia a ). Il conto? 80 centesimi il caffè un euro il cornetto.

In preda al panico di un cliché che non mi riesce in alcun modo di corroborare, anzi mi si sta letteralmente sbriciolando fra le mani, riprendo immediatamente il treno per . Vado in centro. Entro in un bar di via Toledo, cioè a due passi da piazza del Plebiscito. Chiedo una spremuta di arance. Osservo con difdenza il cameriere mentre afferra il bicchierino che contiene due dita di succo di arancia – bicchiere che sta lì a raccogliere gli scoli della per le spremute – e mi aspetto che la broda rancida vada a nire nel mio ordine. E invece il tipo che ti fa?

Scosta il bicchiere e fa fare alla macchinetta due giri di spremute fresche! Io abituato ai bar di piazza della Reblica a dove il cameriere ti dà le spalle per coprirti la visuale mentre allunga con acqua la mezza arancia rinsecchita che ti serve al posto di quella fresca che hai ordinato mi ritrovo perso, disorientato. Non so più a quale stereotipo aggrapparmi. A me han sempre detto che i napoletani ti fottono! Sta attento che ti fottono! Sono stato a e mi è andato tutto bene? Non un taccheggio, un furtarello, uno scippino? Due domande nascono ora spontanee: ma che razza di napoletani ho incontrato?

L’altra è: che razza di napoletani ci raccontano i media?
Tornando a ho capito qual è la domanda da farsi. E già che ci sono mi scuso con i napoletani in treno perché da anni vado raccontando che la linea di costa con lo sky-line più bello del mondo ce l’ha Hong Kong… nché non ho visto il golfo di dal sedile del bus 140, che da Posillipo scende a Mergellina e poi dritto no a piazza Vittoria.

criminale? … è tutta invidia. Credeteci!

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