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Mou tra destino e fato, uno Special ‘inciampato’ su se stesso!

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di Mary Bridge - “Credo che per lui sia una situazione talmente nuova che sarà difficile anche capire quali sono le cose da fare per uscirne”.
‘Lui’ è Josè , ne parla Massimo Moratti: una istantanea di Special One di chi lo conosce bene.
Il lotta per salvarsi in fondo alla classifica. ‘lui’ per salvare la panchina, l’onta dell’. Alla squadra manca nerbo, costrutto, raziocinio, convinzione. Manca tutto…. manca Mou, sempre più deluso, provato, nervoso.
E sospettoso contro ‘il rumore dei nemici’ che, parole sue, arriva direttamente da “dentro casa”.

‘Tradito’, Lui si sente tradito dopo il crollo contro il Leicester. Tradito dai suoi uomini, attacca durissimo, come non lo era mai stato, come neanche dopo -Inter 3-1 del 19 gennaio 2009 quando negli spogliatoi mise al muro l’Inter. Allora ottenne una reazione di carattere, forte, positiva.
Ma allora, quell’Inter, lottava per lo scudetto e lo avrebbe poi vinto.

Adesso, invece, questo è logoro, dimesso, stanco, demotivato: una squadra, non a caso, sull’orlo della retrocessione. Nelle ultime 6 partite ha fartto 4 punti, battuto solo il Norwich, incassato 7 , segnati appena 3. Con 15 punti in classifica, dietro ci sono solo Swansea e Norwich a 14, Sunderland a 12, Aston Villa fermo a 6.

Vicinissimo il baratro per non fare , e sabato contro il Sunderland è vita o morte per salvarsi. Mai successo a Special One. Dentro o fuori perché anche gli appelli un po’ ruffiani ad Abramovich potrebbero non bastare più a garantirgli la panchina.
Dovesse arrivare The End, sarebbe la fine di un Mito, diventato uomo. Uno Special che rinnega se stesso, cancellando una delle storie più belle e trasnti del moderno. Quelle che sanno scrivere solo i predestinati, per una volta abbandonati dal Destino.

Celeberrime le sue interviste: mai banale, sempre incisivo, ha mascherato, negli anni, con le sue parole, i problemi delle sue squadre. Caduto, ieri, per l’ennesima volta in stagione, non ha potuto giocato più a nascondino.

DA SPECIAL ONE A PIRLA. Tutto cominciò a Londra, il giorno della conferenza stampa nella prima volta ai blues: “Credo di essere Speciale”.
Cosi nacque ‘Special One’ un tatuaggio della carriera.
Anche a Milano, quando si presentò, non fu banale: “io non sono pirla” dribblando le domande su Lampard.
“Zeru Tituli” è invece rimasto nella storia della ; come il “porquè” madridista dopo la semifinale contro il Barcellona.
Gli appellativi descrittivi ne anno disegnato il profilo: arguto, provocatorio, accusatore.
“Culla di oro” per Rosella Sensi… “Voyeur” a … “7Oenne troppo vecchio per cambiare mentalità” su Ranieri.

Lo era fino a ieri: quel 70enne di 64 anni gli ha dato una lezione che ha si qualcosa di speciale.