ULTIM'ORA

Mou: “tornerò all’Inter”. Mazzarri si guardi intorno!

mourinho_rodillas_camp_nou

di Mary Bridge - Una promessa a ancora valida per il nuovo presidente dell’ Erick . Josè Mourinho insiste…”Un giorno tornerò all’”.
Il tecnico del Chelsea lo ha svelato alla rivista inglese FourFourTwo ammettendo che la squadra del Triplete 2010 fu: “un team dominante, costruito per vincere”.

Una lunga confessione da Special One: “Devi avere un po’ di tutto per essere un grande allenatore” continua Mourinho. “Se sei un grande allenatore, ma non riesci a creare coi tuoi giocatori, non sei in grado di fare niente. Se non sai allenare ma hai un metodo chiaro per aiutare i giocatori a migliorare, anche in quel caso non combini nulla. Puoi circondarti di assistenti con esperienza e conoscenza, ma se non sai gestirli e controllarli sono guai. Un top manager deve avere un po’ di tutto, come i calciatori anche loro devono avere un dono, qualcosa che sia innato, ma io non cerco di scoprire quale sia il mio”.

Orgoglioso e convinto di sè. Anche nel rivendicare la “grandezza” della sua esperienza al Real Madrid: “Io sono il miglior allenatore della storia del Real Madrid, il più grande club del mondo. Ho fatto 100 punti con 121 , contro il miglior che si sia mai visto. Io sono unico, la gente può guardare alla mia storia come le pare, ma io preferisco farlo in un altro modo. Ho vinto il Campionato dei Record, questo è il mio posto nella storia del Real”.

In chiusura Mourinho spiega i suoi pmi obiettivi: “Ho fatto tutto quello che volevo, ho vinto le competizioni che volevo vincere, sono stato in Paesi che ero curioso di conoscere. Sono ancora ambizioso, ma in maniera diversa: non ho nuovi campionati da conquistare, per questo ora voglio ripetere il passato. Ognuno dei campionati dove ho lavorato è diverso dagli altri; la cultura del è diversa, media e sono diversi. Uno non perde la propria metodologia ma impara ad adattarla a situazioni differenti. Questo aiuta a crescere. L’esperienza è importante: un conto è giocare in , un altro in Liga, un altro gareggiare per lo scudetto. Ogni cosa è diversa, la mentalità delle altre squadre, l’approccio tattico. E devi adattarti. Quando ti sposti da un Paese all’altro, è una storia completamente diversa: devi analizzare gli avversari, la mentalità dei giocatori. Non puoi sempre giocare nel modo in cui ti piace, ma col migliore sistema per i tuoi giocatori e la tua squadra, in modo da provare a vincere grandi sfide. Si tratta di una grande esperienza. Poi, per quanto mi riguarda, quando realizzi di avere il pieno controllo puoi anche andare via. Per questo ho lasciato l’Italia dopo due anni e la Spagna dopo tre”.