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Morricone si racconta: “grazie a Maria sono rimasto padre”.

Oscar: colonna sonora a Hateful Eight di Morricone

di Paolo Jr Paoletti - Dopo l’Oscar Ennio Morricone è tornato in albergo, niente feste. A 87 anni il modo migliore per celebrare è una notte di riposo con gli affetti accanto: Maria, la moglie e il glio Giovanni che l’ha accompagnato sul palco traducedo per lui il discorso di accettazione.

“Ho dedicato l’Oscar a mia moglie Maria perché ha avuto molta pazienza a soppore la mia assenza”, dice il maestro. Assenze per comporre capolavori come C’era una volta il west che in America non dimenticano.
Morricone ha dedicato la sua vita alla musica e al , e questa dedizione ha comportato rinunce personali.

Nella sua suite del Four Season di Beverly Hills, Morricone ha ceduto alla malina e un dovuto ringraziamento: “Sono stato molto assorbito dalla professione e quindi la lontananza dalla famiglia c’è stata negli anni più intensi della mia carriera. Non ero del assente, ma qualche momento importante in famiglia, qualche passaggio nell’educazione dei miei gli, me lo sono perso. Ho avuto una bella vita, avventurosa, ma avevo l’impressione di perdermi qualcosa. Mia moglie però c’era, c’era sempre, e per questo dedico l’Oscar a lei. Per la sua pazienza”.

L’Oscar per la colonna sonora di The Hateful Height di antino è arrivato alla sesta nomination. La prima candidatura era arrivata nel 1979 per ‘I giorni del cielo’. Nell’86 era dato per favorito per ‘The Mission’ ma perse. Successe la stessa cosa l’anno dopo con ‘Gli intoccabili’. Poi ci fu ‘Bugsy’ nel ’92 e ‘Malena’ di Tornatore, nove anni dopo.

Nel 2007 è arrivato il o alla carriera e ora nalmente l’Oscar per un lm.
antino non mi ha detto molto, mi ha chiesto di considerare il viaggio sulla neve della diligenza, non mi ha dato consigli per quanto riguarda la musica, per niente, io così mi sono sentito completamente libero. Lui pensava al suo lm come un lm western ma io lo vedevo lontano dai western che avevo fatto io con Leone, erano proprio diversi”.

Non tutti sono antino, i registi spesso hanno richieste speciche: “Ci sono dei registi che chiedono anche cose ragionevoli e in questo caso gli do retta ma poi però ci metto la mia rma, la mia attenzione creativa. Non è accettazione passiva per il regista. Poi ci sono anche registi come Roberto Faenza, che ti dicono solo: fa come ti pare.
Quanto ti dicono così mi devo assumere una responsabilità ancora maggiore, però alla ne le mie cose migliori sono venute proprio in quei casi, quando mi hanno dato carta bianca”.

Il lav di un compositore di è un lav di mediazione, due autori in uno stesso progetto.”Con l’aggravante che la musica arriva sempre all’ultimo. Certe volte ho anche proposto: scrivo prima che tu inizi a girare. Non è un metodo abituale, ma per me funziona, scrivo prima i pezzi principali, poi il regista inizia a girare avendo già in mente parte della musica”.

Ora uscirà un libro sul grande maestro, scritto da Alessandro DeRosa, titolo “Inseguendo quel suono”.
Uscirà per Mondadori il 3 maggio. “Sono lunghe conversazioni che ho avuto con l’autore, lui le ha rese in forma scritta, credo che venga un buon libro. E’ una sorta di biogra professionale, cosa io penso della musica del , cosa si deve fare per fare buona musica, cosa non si deve fare. Il titolo deriva da una poesia che ho scritto a mia moglie, Inseguendo quel suono. Subito sul titolo non ero d’accordo, mi sembrava che non spiese aastanza ma poi mi sono convinto e ora mi piace. Conversazione con Ennio Morricone certo spiegava di più. Non ho scritto molte poesie, anzi ne ho scritto una, quella dedicata a mia moglie, era un’occasione speciale”.

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