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‘Bella’: Diego lancia la Noche del Triunfo!

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di Paolo Paoletti - “Battere la Germania non è impossibile”. Ne è certo Diego , opinionista della tv venezuelana Telesur che ieri notte ha esploso la propria felicità per la qualificazione dell’Argentina alla finale di domenica contro la Germania.
“Con l’Olanda l’Argentina non ha giocato bene ma non ha neppure lasciato giocare gli avversari ed è stato importantissimo”.

Fa freddo sotto l’Obelisco, Buenos Aires pieno centro, dove in 50mila celebrano la finale ‘mundial’ 24 anni dopo Italia ’90. E dove quattro anni prima erano sfilati i Campeones di Mexico ’86, pazzi di gioia con la Copa alzata fino al cielo. Io c’ero!

L’Argentina è in finale, come nel ’78 al Monumental, nell’86 all’Atzeca di Città di co e quattro anni dopo all’Olimpico di Roma: il calcio è anima e storia del Paese, da Passarella a , a ; da Luis Menotti a Bilardo e Sabella. Dal di Videla alla di Cristina Elisabet Fernández de Kirchner, 61 anni, avvocatessa di grido, dal 10 dicembre 2007 presidente dell’Argentina. In tribuna d’onore al Maracanà, domenica.

Questo è speciale anche per l’Argentina e i suoi guai: sul filo di un nuovo fallimento e la svalutazione galoppante dell’australes.

Il sogno di arrivare al Maracanà si è avverato, non basta. Ora serve battere la Germania, nella ‘bella’ tra e Muller simboli di gauchos e polentoni.
A Baires e le altre grandi città del Paese, dal confine la Bolivia alla Patagonia, l’Argentina è in ‘fiesta’ dopo anni di sofferenze e una semifinale all’ultimo rigore contro l’Olanda di Robben e Van Gaal…

La festa degli hincas a San Paolo è caduta con l’Indipendenza dichiarata il 9 luglio 1816: a Buenos Aires uffici e negozi erano chiusi fin dal mattino e la metropoli che si affaccia sul Rio de La Plata era già vuota alle 17 local time, quando in Cakir fischiava l’avvio.

La città è rimasta deserta, senza o per 120 minuti e nel supplizio dei rigori. Poi è esplosa la felicità, grazie a San Romero, portiere della celebrato da tv e giornali.
A Plaza San Martin, c’è ancora il maxi-schermo, all’Obelisco nella grande Avenida ’9 de julio’, centro città, dove incrocia avenida Corrientes, la ‘Broadway’ della capitale.

Ed è ancora festa anche nella storica Plaza de Mayo, dove i del Mondo s’affacciano dal balcone di Casa Rosada, palazzo del governo fronte la cattedrale per anni casa di Papa Francesco, ex arcivescovo e più noto dei si di calcio argentino.

La megalopoli interna celebra a squarcia gola: da Caballito a Flores passando per Avellaneda e Belgrano… sono in migli per strada indossando l’Albiceleste della , e tra le mani il cotillon biancoceleste.

Sulla bocca di tutti el ‘gato’ Romero, ‘leo’ Mascherano, la ‘pulce’ e Sabella, intercalare della filastrocca appena nata ‘, dimmi che si sente…’, tornentone ‘anti-Selecao’ da giorni hit degli ‘hinchas argentinos’.

“Battere la Germania non è impossibile” promette Diego, che spiega anche come “l’Argentina non ha lasciato giocare gli avversari e questo è stato importantissimo”.
Tutto chiaro, sarà una finale brutta. Ma la Missione è triunfar…
Al Maracanà, davanti al Mondo!