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Mediapro-Sky, sentenza entro mercoledi e Malagò fa da paciere!

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di Nina Madonna - La guerra in atto tra Mediapro e non conviene a nessuno. Ne è convinta soprattutto la , detentrice dei diritti della Serie A ceduti per il 2018-21 agli intermediari spagnoli che però si sono visti congelare il bando dal Tribunale di e non hanno versato l’attesa fideiussione da 1 miliardo più Iva.

La ne è convinta a tal punto che ieri, attraverso il commissario Malagò e il presidente Miccichè, si è fatta promotrice di un incontro ai massimi livelli. Dopo l’udienza della mattina in Tribunale (la sentenza arriverà tra lunedì e mercoledì), nel pomeriggio, in uno studio le di , sono stati riuniti attorno allo stesso tavolo Jaume Roures, presidente di Mediapro, e Andrea Zappia, amministratore deto di Italia, con il vice commissario di Paolo Nicoletti a fare da ‘mediatore’.

Clima cordiale e orecchie tese ad ascoltare il punto di vista della , secondo la Gazzetta dello Sport. L’incontro è avvenuto appositamente prima della sentenza, perché si è consapevoli che qualunque sia l’esito giudiziario ci saranno comunque problemi per il sistema. Un faccia a faccia per sciogliere il ghiaccio, che sia il preludio a un incontro in cui si entri in profondità, successivamente alla sentenza. Nei piani di chi si sta battendo per porre fine alla contrapposizione, il compromesso dovrebbe essere raggiunto attraverso rinunce di tutte le parti in causa: Mediapro magari desistendo dal progetto di trasformarsi in editore, seppure di prodotti audiovisivi da 270 minuti (e non del canale), uno dei punti sotto esame del giudice Claudio Marangoni; producendo uno sforzo economico maggiore di quelli messi a budget in precedenza; e non è escluso che, alla fine, i club debbano accontentarsi di incassare un po’ di meno dei 1050 milioni a stagione offerti dai catalani, se il mercato – inteso globalmente, poiché la no single buyer rule impedisce a uno stesso soggetto di rilevare tutti i diritti – non rispondesse adeguatamente.

Beninteso, ieri nessuno si è sato. Non è dato sapere se questo tentativo di pace sortirà effetti. L’auspicio della è che si ritrovi uno spirito collaborativo che possa consentire, in sede di trattativa privata, una qualche forma di intesa. Sì perché secondo questo disegno, indipendentemente dalla sentenza del Tribunale, la cornice dovrebbe rimanere la stessa, e cioè Mediapro nel ruolo di intermediario, con la titolarità dei diritti in mano, e , come le altre piattaforme interessate, nelle vesti di operatori a cui vendere i pacchetti.

C’è da attendere il responso del giudice che potrebbe confermare il provvedimento di sospensione invalidando il bando o chiedendo a Mediapro di fare delle modifiche, oppure rimettere in gioco il bando stesso. Ciò che la vuole evitare è uno scenario di totale rottura, con gli spagnoli a premere per izzare il canale e l’emittente di a puntare a un terzo bando che tagli fuori l’intermediario. Malagò non ha nascosto i timori: “L’unica cosa che veramente mi preoccupa è se non si trova una soluzione definitiva, nel giro di pochissimi giorni, alla questione dei diritti perché è qualcosa che non rientra nelle mie possibilità di soluzione, salvo l’opera di mediazione”.

Lunedì i club si vedranno a Roma per un’assemblea inizialmente convocata per definire le nomine. Il caos dei diritti ha preso il sopravvento e Malagò ammette: “Mi auguro che il mio sia un discorso a tempo. È giusto che Micciché inizi il suo lavoro. Vediamo come si evolve la questione dei diritti : se non ci fosse stata questa priorità il 7 maggio sarei andato avanti con il completamento della governance”.

Il presidente del , Giovanni Malagò ha commentato al Corriere dello Sport: “Mi auguro, da commissario, che si trovi una soluzione nella quale non ci debbano essere tra le parti, i tre soggetti Mediapro, e , vincitori o vinti. Sarebbe un segnale di certezza molto apprezzato dall’opinione pubblica, dai si in generale e che potrebbe rimettere in condizione tutto l’ambiente, una volta per tutte, di evitare strascichi e polemiche. Anche perché qualsiasi contenzioso giuridico che rimanesse sospeso sarebbe un rischio mortale per il nostro ”.