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Mancio ha firmato, è il nuovo Cittì!

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di Romana Collina - Adesso è ufficiale, Roberto Mancini – apprende l’Ansa – ha appena firmato il contratto con la Federcalcio ed è il nuovo commissario tecnico della Nazionale. Mancini sarà presentato domani in una conferenza stampa.

Questo il sul sito della FIGC: “ROBERTO MANCINI E’ IL NUOVO CT DELLA NAZIONALE. La Federazione na Giuoco Calcio comunica di aver concluso un accordo di collaborazione tecnica con Roberto Mancini, che ricoprirà l’incarico di Ct della Nazionale e sarà presentato domani, martedì 15 maggio, alle ore 12.00 presso il Centro tecnico federale di Coverciano.”

Il Commissario federale Fabbricini ha commentato senza anticipare i dettagli dell’accordo biennale, dunque fino al 2020: “Roberto è il nuovo ct, è molto contento. Aveva questo grande desiderio di sedere sulla panchina azzurra. Domani, alle 12, l’annuncio”.

ORA GIGI? Giovedì mattina Gigi Buffon annuncerà il suo ritiro dal calcio giocato: il suo futuro sembra poter essere sin da subito in nazionale, accanto a Roberto Mancini.
Sabato intanto l’ultima gara con la Juve e il passaggio di consegna della fascia di capitano a Chiellini.

MALAGO’. Dopo la cerimonia del premio Beppe , anche il presidente del Coni Giovanni Malagò ha rilasciato alcune dichiarazioni alla stampa: “Mancini deve dialogare con la Federazione, già ha fatto una prima cosa perchè si è messo in discussione, ha voluto rinunciare a due anni di mega contratto in Russia e ha dimostrato di volersi mettere in gioco”.

STORY. Un bambino prodigio, un grande talento del calcio no, rimasto sempre un mezzo fuoriclasse, per molti un “9 e mezzo”. Ha vinto tanto da giocatore con la maglia di club (Samp e Lazio), ha trionfato sulle panchine di Inter e City, ma ha perso l’appuntamento più importante con la maglia azzurra. Adesso Roberto Mancini torna in nazionale 24 anni dopo l’ultima partita giocata sotto la gestione Sacchi: lo fa dalla porta principale di ct, lui che con i commissari tecnici della nazionale ha sempre avuto un rap di amore-odio. Genio e sreatezza, tecnico e sopraffino, Mancini ha fatto innamorare di sè milioni di che ancora ricordano un diabolico colpo di tacco, spalle alla porta, che ammutolì il ‘Tardini’ di Parma il 17 gennaio 1999.

Oggi come allora, il cammino azzurro di Roberto Mancini inizia sulle orme di un falento: è il 1984 e l’ paga la mancata qualificazione all’Europeo in . Il blucerchiato è già una bella promessa, fa fuoco e fiamme insieme a Gianluca Vialli, ha 20 anni e una carriera azzurra spalancata davanti. Enzo Bearzot, non uno qualsiasi, se ne accorge e lo convoca per un’amichevole contro il . Una chance che il giovanotto di Jesi si gioca malissimo, ‘beccato’ a rientrare in albergo a New York a notte fonda: “Per me l’avventura in Nazionale finì quel giorno”, ha raccontato poi con un pizzico di amarezza il giocatore che in nazionale ha collezionato soltanto 36 presenze (con 4 reti). Il talento non basta e spesso le bizze del giocatore hanno la meglio sulle indubbie qualità tecniche anche se Azeglio Vicini prima e Arrigo Sacchi poi gli offrono altre chance poi ‘bruciate’ nel Mondiale 1990 in casa (convocato ma mai sceso in campo) e 1994 (non convocato). Che fosse un predestinato lo avevano capito già a Bologna che lo fece esordire in Serie A a 16 anni, come solo i fuoriclasse.

Dopo i nove segnati nel suo primo campionato, con una grande intuizione del presidente Paolo Mantovani, nel 1982 si trasferisce alla Sampdoria, dove resterà fino al 1997 firmando una delle pagine più belle del calcio (lo scudetto 1991, 4 Coppe e una Coppa delle Coppe e la sfortunata finale Champions). Nel 1997 passa alla Lazio dove vince lo scudetto nel 1999-2000, l’ultima edizione della Coppa delle Coppe (1999) e una Supercoppa europea battendo i Campioni d’Europa del Manchester United, oltre a due Coppe e una Supercoppa di Lega (1998). Chiude la carriera al Leicester City, prima di dedicarsi alla carriera di allenatore che inizia nel 2000 come vice di Sven Göran Eriksson alla Lazio. Nel 2001, a stagione in corso, viene ingaggiato dalla Fiorentina con cui vince subito la Coppa . Nella stagione successiva, dopo 17 partite, lascia la squadra dopo che cinque lo minacciano per scarso impegno, che poi retrocede e fallisce.

Dopo una stagione alla Lazio, nell’estate 2004 Mancini approda all’Inter conquistando subito la Coppa e lo scudetto d’ufficio in seguito alle vicende di ‘calciopoli’. Il 22 aprile 2007, battendo il Siena per 2-1, Mancini conquista il suo primo scudetto da allenatore sul campo, bissato l’anno successivo. Il falento Champions porta però alle dimissioni e alla scelta dell’estero, il City prima, con lo scudetto batticuore vinto all’tra time nel 2012 (oltre a una FA Cup e una Community Shield) e il Galatasaray dopo, con il quale archivia però una stagione con poche luci (una Coppa di Turchia) e molte ombre. Il ritorno all’Inter, per sostituire l’esonerato Walter , si rivela una scelta sbagliata che lo spingono un anno e mezzo dopo a volare in Russia, per guidare il ricchissimo Zenit che lascia dopo un anno (e un 5/o posto in classifica) per tornare in e guidare la nazionale, un amore fino ad oggi mai sbocciato ma rimasto sempre nel cuore di ‘Mancio’.