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Malagò avverte Figc: solo candidati con consenso. Tommasi: il progetto?

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di Matteo Talenti – “La candidatura che vince deve avere il più consenso possibile”. Lo ha detto il presidente del Giovanni in merito alla situazione della Federcalcio che l’11 dovrà rinnovare i propri vertici dopo le dimissioni del presidente Giancarlo .
Da più parti è stato caldeggiato anche un commissariamento della federazione, ma il numero uno dello no è stato chiaro: “non fatemi andare contro la legge perché altrimenti finisco io in fuorigioco”.

“Rimettere il progetto ivo al centro delle politiche della Figc perché oggi il calcio è solo un grande ”: è invece la ‘ricetta’ di Damiano Tommasi, presidente dell’Aic (Associazione na calciatori).
Ieri il Consiglio federale ha scelto l’11 come data per l’assemblea elettiva: si dovrà scegliere il nuovo presidente, che prenderà il posto del dimissionario Giancarlo . Le “voci” dei corridoi di via Allegri danno come favorito Carlo Tavecchio (attuale presidente della Dilettanti): “La candidatura unica di Tavecchio – spiega l’ex giocatore della Roma e della nazionale – non mi pare uno scenario possibile. Penso invece che la di A sia l’unica componente che possa presene una candidatura uniia”. Saranno, insomma, 40 giorni “di campagna elettorale, che molti – aggiunge – vivranno in trepidante attesa perché poi c’è da decidere pure il nuovo ct”. Tommasi non fa nomi né per la presidenza della Figc né per il successore di Cesare .
“La scelta del commissario tecnico – ribadisce Tommasi – è una prerogativa del presidente federale: quando sarà eletto lo sceglierà in piena autonomia”. Per l’Aic, invece, è certo che il calcio no, per risollevarsi, debba cambiare strategia: “Il progetto ivo – evidenza Tommasi – è stato messo da parte e questo ha determinato la perdita di appeal anche del nostro campionato. Lo diciamo da tempo: la mancanza di un progetto ivo riguarda il calcio no a 360 gradi, dal settore le ai format dei campionati”. Già ieri, il presidente dell’Aic aveva sottolineato che una “cantera” azzurra sarebbe necessaria per i dirigenti più che per gli allenatori e per i calciatori: “Paghiamo il fatto che i nostri dirigenti siano a corto di idee di spessore. E i cattivi risultati ivi – conclude – sono figli anche di politiche sbagliate”.