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M5S e Sel: dimissioni! Lupi nella bufera, traballa…

PREMIER VALUTA CASO LUPI, SITUAZIONE ANCORA FLUIDA

di na Collina - Le opposizioni chiedono le dimissioni del ministro Maurizio Lupi. Lo scandalo delle tangenti che ha portato ieri all’arresto di Incalza scatena la bufera sul . Il presidente del Pd Orfini interviene: ‘Ci sono cose che destano inquietudine e preoccupazione. C’è assolutamente la necessità che si chiariscano alcuni aspetti, poi si faranno le valutazioni’. La capigruppo del Senato ha deciso all’unanimità di chiedere al ministro di riferire in Aula. Mozioni di sfiducia da Sel e M5S.

Ma il ministro dei trasporti Maurizio Lupi, secondo quanto si apprende, per ora non sta pensando alle dimissioni. La richiesta di dimissioni è arrivata oggi da più parti all’indomani dell’inchiesta sugli appalti e delle intercettazioni che tirano in ballo il ministro.

“Lupi non è indagato, i fatti non sono tutti a nostra conoscenza. E’ chiaro che ci sono valutazioni che si faranno ma ci vuole un po’ più di contezza delle carte. Poi c’è una decisione che spetta al sino e credo che sia in corso una valutazione da parte del ministro”. Così il sottosegreio Graziano Delrio. “Io penso che dobbiamo se ai fatti: Lupi non è indagato – ha sostenuto Delrio – i fatti non sono tutti a nostra conoscenza. Non c’è nessuno obbligo da parte del ministro, ci sono poi le valutazioni che sono oggetto di valutazioni complessive che si stanno facendo in queste ore”. Per il sottosegreio alla presidenza del Consiglio “ad oggi nessuno di noi può fare valutazioni senza un po’ più di contezza della carte. Poi c’è la decisione che spetta al sino, che può fare delle scelte a prescindere. Credo che una valutazione da parte sua sia in corso, dipende da lui e non da me. Da parte nostra c’è un elemento di prudenza perchè stiamo valutando quello che è successo”.

Sel presenterà una mozione di sfiducia nei confronti del ministro ma afferma con forza: ‘le dimissioni” del titolare dei Trasporti “dovrebbe chiederle . Vendola sollecita una bonifica radicale del ministero delle Infrastrutture, e anche le dovute dimissioni del ministro competente

Grillo chiede che il ministro lasci e restituisca i quattrini

E Salvini: “Io non condanno nessuno, però mi aspetto che il Ministro dell’Interno o il Presidente del Consiglio vengano in Parlamento a spiegare agli ni se è tutto falso o se c’è qualcosa di vero. E se c’è qualcosa di vero non possiamo avere un Ministro dell’Interno e un Ministro delle Infrastrutture che lavorano con delle ombre del genere”.

l’Idv chiede le dimissioni di Lupi o che lo estrometta

Pd chiede audizione ministro Lupi

Lupi: non mi dimetto, soffro per mio figlio – Lasciare l’incarico? “No, le dimissioni no. Anche se, per la prima volta, vedendo tirato in ballo ingiustamente mio figlio, mi sono chiesto se il gioco valga la candela”. Così il ministro Lupi in un’intervista a Reblica. “Provo soprattutto l’amarezza di un padre nel vedere il proprio figlio sbattuto in prima pagina come un mostro senza alcuna colpa”.

, corruzione scoperta è solo punta iceberg – “La corruzione che viene scoperta, purtroppo, è soltanto la punta dell’iceberg”. A dirlo è il presidente del Senato Pietro che, intervistato da Reblica, invita la a fare presto: “deve correre”.

L’inchiesta della Procura di Firenze

Secondo i Pm di Firenze, una ‘cupola’ pilotava i grandi appalti blici in tutta , come quelli legati all’alta velocità, a po e pure alle autostrade, come la Salerno-Reggio Calabria. A gestire l’affaire quello che i magiostrati chiamano ‘Sistema’ sarebbero Incalza, già capo della Struttura tecnica di missione al ministero delle infrastrutture, e un imprenditore, Stefano Perotti. Entrambi arrestati ieri. Lo scandalo ha un pesante risvolto politico che tocca il nella persona del ministro per le infrastrutture, Maurizio Lupi, sia per il suo “strettissimo legame” con Incalza sia per una vicenda che emerge dall’indagine: Perotti si sarebbe adoperato per trovare un lavoro al figlio di Lupi, Luca. Il quale ricevette anche dai Perotti un rol da dieci mila euro in reagalo

Incalza era il “dominus totale” che, ricorda il gip, ha ricevuto lo stesso incarico “da ogni compagine governativa che si è succeduta negli anni” dirigeva “ogni grande opera, predisponendo le bozze della legge obiettivo e individuando di anno in anno quelle da finanziarie e quelle da bloccare”. Secondo i carabinieri del Ros ‘sceglieva’ gli appaltatori ‘amici’ suggerendo poi loro il nome dei direttori dei lavori, sempre persone riferibili a Perotti. In cambio riceveva compensi per consulenze, come i 500 mila euro ottenuti da una società impegnata nella Av Firenze-Bologna o i 700 mila dati da un’altra ditta a suo genero, Alberto Donati. Ai domiciliari l’imprenditore Francesco Cavallo e Sandro Pacella, collaboratore di Incalza. Coinvolti gli sottosegrei ai trasporti Rocco Girlanda e Antonio Bargone, l’ deputato Stefano Saglia, poi nel cda di Terna, Vito Bonsignore, presidente del gruppo Ppe, e l’ manager di po, Antonio Acerbo. Ognuno di loro, secondo l’accusa, ha avuto un ruolo in appalti pilotati.

E spunta l’amicizia pericolosa tra un finanziere e Pacella, collaboratore di Incalza

Sandro Pacella, l’uomo di Ercole Incalza aveva legami con un ispettore della Guardia di Finanza in servizio presso la segreteria del viceministro delle Infrastrutture Riccardo Nencini. Lo scrive il Gip di Firenze nell’ordinanza di custodia cautelare sottolineando che il rapporto tra i due è tuttora “da chiarire”. L’ispettore, prima di passare al ministero, era in sevizio presso la sezione di polizia giudiziaria della procura di Firenze. Il 6 agosto dell’anno scorso, scrive il Gip, riceve una telefonata di Pacella che gli chiede se fosse stato in procura: “volevo sapere come è andata”. L’ispettore risponde di non esserci stato, ma aggiunge che “avrebbe acquisito notizie l’indomani” relative “a quella questione”. Ed in effetti, annota il giudice, il giorno dopo il milie telefona a Pacella, che era fuori ufficio, e gli dice che ha bisogno di vederlo per “parlare a voce” con lui. Nel pomeriggio dello stesso giorno, il 7 agosto, i due prendono infine accordi per vedersi nell’ufficio di Pacella.