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L’uomo sulla Luna: 50 anni dopo il mondo celebra l’impresa Apollo11.

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Il 20 luglio di 50 anni fa i primi passi dell’uomo sulla Luna erano il punto di arrivo di un’impresa senza precedenti, che in pochi anni aveva portato a realizzare il programma Apollo, e di una tecnologia che ancora sta restituendo i suoi beneci sulla Terra, dai microchip che hanno portato i personal computer nelle case e alla base degli smartphone no al velcro e al teflon utilizzato nelle pentole antiaderenti.

Celebrata dai media di tutto il mondo, la missione Apollo 11 è diventata oggi il simbolo della nuova corsa allo spazio nella quale nuovi protagonisti si sdano in una gara che intende tornare alla Luna in modo stabile, facendo del nostro satellite una base di ricerca senza precedenti e un avamposto per l’esplorazione del Sistema Solare, a partire da Marte.

Lo speciale che l’agenzia ANSA dedica a quell’impresa storica intende raccone quell’impresa affasnte e la sua grandissima che ci ha lasciato, compreso il nuovo entusiasmo con cui la ricerca spaziale si prepara a un nuovo passo verso il futuro.

TRA REVIVAL E FUTURO. L’Aquila è atterrata”: il 20 luglio 1969 le parole del comandante Neil Armstrong arrivarono nitide al centro di controllo della Nasa a Houston e da lì rimbalzarono sulle tv e le radio di tutto il mondo, in un entusiasmo che molto probabilmente non è stato ancora eguagliato da nessun’altra impresa umana. Quelle immagini in bianco e nero annunciavano un futuro luminoso e quasi fantascientico, nel quale i colmenti fra la Terra e la Luna sareero stati la regola, ma è accaduto solo per pochissimi anni ancora, poco più di tre, e altre sei missioni in tutto.

L’11 dicembre 1972 il comandante della missione Apollo 17, Eugene Cernan, è stato l’ultimo uomo a lasciare la sua impronta sul suolo lunare. Da allora c’è stato un lunghissimo silenzio rotto soltanto adesso, in uno scenario completamente diverso.

Lo sbarco sulla Luna era stato il risultato di una corsa allo spazio tra Stati Uniti e Unione Sovietica scatenata il 4 ottobre 1957 dal ‘bip’ del primo satellite articiale, il sovietico Sputnik; da allora le due superpotenze avevano inseguito un record dopo l’altro senza risparmio di colpi e con un netto vantaggio iniziale dell’Urss, soprattutto quando il 3 novembre 1957 lo Sputnik 2 aveva portato nello spazio il primo essere vivente, la cagnetta Laika, e il 12 aprile 1961 era arrivato in orbita il primo uomo, Yuri Gagarin.

Poco più di un mese dopo quell’evento storico, John Kennedy annunciava al Congresso l’inizio del Programma Apollo. Oggi la situazione è molto diversa: Stati Uniti e sono partner nella costruzione e nella gestione della più grande struttura mai costruita fra le stelle, la Stazione Spaziale nazionale, e collaborano a questa impresa insieme alle agenzie spaziali di , Canada e Giappone; chiusa l’epoca dello Space Shuttle, che nei trent’anni compresi fra il 1981 e il 2011 aveva assicurato i voli degli astronauti americani ed europei, la è attualmente l’unico Paese in grado di pore uomini in orbita con il suo lanciatore Soyuz.

La diplomazia spaziale è subentrata alla competizione, tanto che, anche dopo la dichiarazione di voler pore di nuovo l’uomo sulla Luna nel 2024 con il programma Artemis, gli Stati Uniti non vogliono farlo da soli. Hanno già annunciato, ad esempio, di voler unire le loro forze a quelle del Giappone. La sda si sposta piuttosto altrove, fra i nuovi protagonisti che nel frattempo si sono affacciati allo spazio.

La , ad esempio, sta costruendo una sua stazione spaziale e mostra un grande esse per la Luna, della quale dal 3 gennaio 2019 sta esplorando il lato nascosto con la sonda Chang’e 4; sono essati alla Luna anche l’ e Israele. La novità più grande sono però i privati, scesi in campo dopo la cancellazione del programma Constellation da parte dell’amministrazione Obama. Quella decisione ha portato la Nasa a stringere accordi con aziende private, come la Spac di Elon Musk, la Sierra Nevada e ancora Boeing, Lockheed Martin, Orbital-ATK e la Blue Origin di Jeff Bezos, che ha recentemente presentato il lander lunare ‘Blue Moon’.

Un’altra grande differenza rispetto a mezzo secolo fa è che questa volta si torna sulla Luna per resvi e già, nei laboratori della Nasa come in quelli dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), si studiano tecnologie capaci di difendere l’uomo dai pericoli delle radiazioni e per costruire gli alloggi che li ospiteranno, molto probabilmente stampati in 3D utilizzando come ‘inchiostro’ il suolo lunare.

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