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Luglio ’84: Diego! E il calcio in Italia non fu più lo stesso.

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di Paolo Paoletti – Il calciomercato è la fiera di sogni e illusioni. Che sia gennaio o in estate…
Da qualche anno si è posto un freno ai b, ‘invenzione’ dei presidenti per tenere buona la piazza. Non l’idea che possa arrivare chi di punto in bianco cambi l’ordine delle cose resta.
Da Pavoletti a Gagliardini tanto per fare dei nomi…

Oggi le vie del calciomercato sono infinite, riguardano anche le ultime novità della tecnologia. Basti pensare a cosa sta accadendo con Ivan Rakitic. Il centrocampista croato, classe 1988, è sotto contratto fino al 2019 col Barcellona. Eppure circolano voci di mercato, come l’interesse del Manchester City di e della , in vista della prossima stagione.

WHATSAPP. Secondo The Sun, tabloid inglese, il suo ex compagno di squadra Dani Alves avree creato un gruppo WhatsApp chiamato ‘’ con i connazionali di Rakitic, Mandzukic e Pjaca, proprio per convincerlo a vestire bianconero. Inviandogli diverse foto dello Stadium e delle vittorie della Juve. Per il momento Rakitic avree risposto di no, perché vorree rimanere al Barça, soprat dovesse andare via Luis Enrique.

LA STORIA. del calciomercato in Italia diventa altro in particolare dopo l’introduzione del secondo straniero, in Serie A. Lo status quo sul tesseramento degli stranieri caratterizzò le annate 1983-1984 e 1984-1985. Ma il rapporto tra nuovi arrivati e spesa totale fu piuttosto curioso.

1983-1984: gli stranieri nuovi furono 12, rimasero dalla stagione precedente furono 20. Il totale fu 32.
1984-1985: gli stranieri nuovi furono 12, rimasero dalla stagione precedente furono 20. Il totale fu 32.

Le due sessioni chiusero con gli stessi numeri ma mentre nell’estate del 1983 la spesa globale per i giocatori esteri fu di poco superiore ai 20 miliardi di lire, l’anno dopo l’esborso monetario raddoppiò. Per l’arrivo dei nuovi stranieri la Serie A pagò in 46 miliardi di lire.

Dopo 16 stagioni caratterizzate da un capocannoniere italiano, Michel Platini spezzò la tradizione nella stagione 1982-1983, ripetendosi anche nei due campionati successivi.

Tra i 12 nuovi volti stranieri della stagione 83-84 ci fu Zico che chiuse la sua annata d’esordio con 19 reti.

La nuova “invasione” del 1983 portò in Italia, tra gli altri:

- Trifunovic: costato 400 milioni, aveva uno stipendio di appena 50 milioni l’anno. Ad Ascoli lo accolsero 1000 tifosi. “Ascoli mi ricorda molto Planinica, la città dove sono nato”. Restò in Italia una stagione

- Pedrinho e Luvanor: il Catania di Gianni Di Marzio pescò dal Brasile. “Ho un sogno in fondo al cuor: veder segnare Pedrinho e Luvanor” cantava il presidente Massimino. Il primo (che faceva il terzino) segnò 3 reti, il secondo finì a zero

- Un giovanissimo danese di 19 anni che finì alla dove chiuse l’annata con 8 reti: tale Michael Laudrup

- Il neopromosso Milan prese Gerets e il mitico Luther Blissett che arrivava dal Watford del presidente Elton John

- La Roma divenne più brasiliana: oltre a , i giallorossi presero Toninho Cerezo.

Nell’estate del 1984 invece arrivarono anche fenomeni…
Il calcio in Italia non fu più lo stesso da quando, nell’estate del 1984, Napoli conquistò Diego Maradona, il migliore e più pagato giocatore del Mondo!
Il primo blitz a Barcellona di Antonio Juliano, allora DG del Napoli, è datato 25 maggio 1984. L’offerta iniziale fu di 11 miliardi di lire per poi passare a 13. era in mano al Consiglio Direttivo del Barcellona. Nel mentre Maradona diceva: “E’ dal 1978 che sogno il Napoli, da quando Gianni di Marzio mi avvicinò a Buenos Aires per parlarmi del vostro campionato”.
La votazione del Directivo blaugrana disse 17 voti favorevoli e 4 contrari. Diego poteva andare.
Il colpo di scena arrivò il 6 giugno quando il Barca stoppò : le necessarie garanzie bancarie non soddisfarono il club catalano; gli spagnoli volevano un anticipo di un miliardo ma le norme italiane lo vietavano. A fare da garante ci pensò il Banco di Roma; i tifosi del Napoli scesero in strada a festeggiare l’arrivo di Diego. Di lì a poco però altro colpo di scena: trattativa saltata. Il Barcellona aveva (di nuovo) giudicato insufficienti le garanzie del Napoli: i tifosi protestarono sotto la casa di che però il 22 giugno mandò i primi 5 miliardi al Barcellona con le dovute garanzie. Il vice presidente Gaspart però non voleva privarsi di Diego (e di lì a qualche mese ci sareero state le elezioni presidenziali) e convinse il club a chiedere quasi due miliardi in più rispetto alla cifra già pattuita. e Juliano tornarono a Barcellona, alzarono la voce ma si sentirono rispondere “Maradona? Nada”. Il Napoli era intenzionato a chiedere i danni al Barça ma a sbloccare la situazione fu lo stesso Diego che convocò una conferenza stampa l’ultimo giorno di giugno. “Non voglio restare qui, non possono oligarmi a giocare, non sono amato e sto pensando ad azioni clamorose pur di lasciare la Spagna”. Telenovela finita: alle 22 di quello stesso giorno Diego Armando Maradona saree diventato il numero 10 del Napoli.

L’Atalanta portò a Bergamo la coppia svedese Larsson-Stromberg: il secondo è ancora oggi un idolo, del primo invece ricordiamo solo 4 apparizioni in campionato mentre l’unica rete messa a segno la realizzò in Mitropa Cup. Lars Larsson è morto poco meno di due anni fa all’età di 53 anni

Un altro svedese arrivò sul Lago di Como: Dan Corneliusson, ritenuto partner ideale di Stefano Borgonovo.

Ci fu anche il primo caso di ritorno in Italia da parte di uno straniero: nel 1982 Wladislaw Zmuda venne acquistato dal Verona. Poi lasciò l’Italia per andare a giocare nei New York Cosmos di Eddie Firmani. Negli USA era compagno di squadra di Neeskens e Damiani. Nel 1984 tornò nel nostro Paese per vestire la maglia della Cremonese

La prese Socrates, il Toro Leo Junior, l’Inter Rummege mentre il Milan continuò a battere la strada inglese con Wilkins e Hateley.

Il Verona zitto zitto comprò Preben Elkjaer Larsen e Hans-Peter Briegel. Otto reti per il primo, 9 per il secondo. Aggiungiamoci le 11 di Galderisi e fu Scudetto-miracolo.

“Vado a Genova a vincere quello che c’è da vincere”. Parole pronunciate prima di salire sull’aereo che dal Brasile lo avree portato in Italia da Francisco Chagas Eloia, per il mondo del calcio semplicemente Eloi. Era biondo, riccioluto e con i baffi. Eloi è quel classico giocatore che deve buona parte della sua fama ad una singola partita. Il biglietto vincete della lotteria venne acquistato da Eloi il 23 giugno 1981. Si giocava il “Mundialito” e il brasiliano del Santos rifilò una doppietta al Milan portando i suoi alla vittoria. Di lui si ricordò Gigi Simoni che nell’estate del 1983 volò in Brasile e lo portò al Genoa. Francisco Chagas Eloia “vinse” una retrocessione e salutò l’Italia nel gennaio del 1985