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Luca Marinelli, i sogni in tasca: foto e consigli ad un aspirante attore!

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di Paolo Paoletti - Luca Marinelli l’ho incontrato in treno: Roma-Napoli, carrozza stracolma, lui su è giù per una insalata da ordinare alla macchinetta. Italotreno non ha servizio bar.

Di Luca si era accorto mio figlio Paolo, studente dell’Accademia Martinelli. Studia da attore e allora è stato facile restare a colloquio per alcuni minuti con l’ultima Coppa Volpi a Venezia.
I sogni sono veramente una fissa per Marinelli, lo confessò in treno. Con lo sguardo da pazzo e due occhi che sono stelle. Bel ragazzo, rimasto apparentemente normale. Giovinezza difficile e prima grande soddisne al
David di Donatello 2016 come miglior attore non protagonista con ‘Lo chiamavano Jeeg Robot’; Coppa Volpi l’altra sera a Venezia, migliore interpretazione maschile per Martin Eden.

Comincia nel 2003 a 19 anni, con un corso di sceneggiatura e recitazione di Guillermo Glanc, e solo 3 anni dopo riesce a entrare all’Accademia d’Arte Drammatica dove consegue il diploma accademico nel 2009.
S’afferma un anno dopo interpretando Mattia, protagonista de ‘La solitudine dei numeri primi’, al fianco di Alba Rohrwacher.
Nel 2013 è candidato al David di Donatello, al Nastro d’argento e al Globo d’oro come miglior attore protagonista per il film Tutti i santi giorni. Sempre nel 2013 viene scelto per rappresentare l’Italia nella sezione Shooting Stars del di . Non vince.
Ci riesce nel 2015 protagonista dell’ultimo lungometraggio di Claudio Caligari, ‘Non essere cattivo’, in cui interpreta Cesare, ruolo protagonista, vincendo il Premio Pasinetti come miglior attore alla 72ª mostra di Venezia.
Sarà il prossimo Diabolik nel film dei Manetti Bros, uscita 2020, affiancato da Miriam Leone nei panni di Eva Kant.

Luca è un predestinato, pieno di talento. Si vede al primo impatto. Nonostante i 180cm si mostra piccolo con i che vogliono e devono crescere.
Fa bene, la vita è una ruota. Lui adesso è in cima, ci resterà, restando umile e con i piedi per terra.
Buona insalata Marinelli e complimenti per tutto!

LA CRONACA DI Alessandra Magliaro (Ansa) – Leone d’oro a ‘Joker’ di Todd Phillips con ovazione al protagonista Joaquin Phoenix.
Secondo premio al grande assente Roman Polanski per J’Accuse.
L’Italia vince due premi, con Luca Marinelli per ‘Martin Eden’ e ‘La mafia non è più quella di una volta’ di Franco Maresco cui è andato il premio speciale della giuria e soprattutto il cinema che abbraccia e quasi prende sulle spalle i problemi del mondo diventando baluardo di libertà e diritti umani.

E’ la fotografia di Venezia 76 davanti ad una platea di cineasti che parlano tutte le lingue del mondo, vengono dal Sudan e dal , da Hong Kong e dall’Australia, dalla eria, dal , dall’Ucraina perchè al di là delle parole ad unirli è una sola lingua universale, quella del cinema e del racconto per immagini.

Poco prima della cerimonia, per sette ore, il red carpet era stato occupato da oltre 300 attivisti per il clima che hanno cercato (e trovato) attenzione per il tema delle Grandi Navi in laguna. “Devo questo premio anche a Jack London, che ha creato la figura di Martin Eden, un marinaio. E perciò dedico questo premio a coloro che sono in mare a salvare altri esseri umani che fuggono e che ci evitano di fare una figura pessima con il prossimo. Viva l’umanità e viva l’amore” ha detto con teatrale passione Luca Marinelli, il talento italiano che film dopo film sta costruendo una solida carriera oggi premiata con la Coppa Volpi maschile. Poco dopo sul palco è salita la minuta fortissima Ariane Ascaride, l’attrice che in coppia con il marito regista Robert Guédiguian da’ vita ad una madre dolorosa e generosa, una roccia in Gloria Mundi, premiata anche lei con la Coppa Volpi.

“Sono figlia di emigrati italiani fuggiti per la miseria e sono nata a Marsiglia, sono figlia di st e sono francese ed è importante avere più culture possibili per vivere nel mondo. Questa coppa mi ricongiunge alle mie radici – ha detto in italiano – dedico questo premio a tutti quelli che hanno l’eternità nel fondo del Mediterraneo”.

Il filo rosso della libertà, della difesa dei diritti umani ha unito tutti i commenti dei vincitori. “No a qualsiasi tipo di censura” ha detto il produttore di Maresco Rean Mazzone soddisfatto per il premio ad un film che aveva creato qualche imbarazzo e poco prima abbasso la censura aveva detto la brasiliana Paz, premiata a Venezia Classici per il miglior documentario Babenco Tell Me When I Die. Il giovane regista sudanese Amjad Abu Alala leone del futuro con l’opera prima You Will Die at 20 ha raccontato come il suo paese non ha soldi per finanziare il cinema ma che ce ne sarebbe bisogno per raccontare cosa accade lì ora che c’è un nuovo governo in cui si spera, l’americana Celine Tricart, premio a Venice Virtual Reality ha spiegato come la sua opera immersiva, The Key, sia colta alla chiave della casa d’origine che i rifugiati continuano a custodire nel corso della loro diaspora, Valentyn Vasyanovych, miglior film a Orizzonti con Atlantis ha colto con entusiasmo la sua vittoria alla liberazione proprio oggi del regista Oleg Sentsov, arrestato e imprigionato in Russia per motivi politici e ora rilasciato in uno scambio di prigionieri. E più tenero di tutti il 71enne Yonfan, il regista di Hong Kong che Con n.7 Cherry Lane ha vinto per la migliore sceneggiatura, che ha raccontato la storia del suo paese, minacciato nei diritti umani più volte nei decenni, augurandosi che “Hong Kong sarà libera ancora”.

In un contesto così ‘politico’ il commento della presidente di giuria, l’argentina Lucrecia Martel è sembrato la sintesi più opportuna: “questi registi ci hanno fatto pensare a cosa accade nel mondo ed è la funzione del cinema, comunicare. Abbiamo bisogno di parlare e dialogare”. I volti felici della finale di Venezia 76 sono quelli di Toby Wallace, il talentuoso attore di Babyteeth, del giurato italiano Paolo Virzì che ha abbracciato Luca Marinelli sul palco, fiero di aver fatto un buon lavoro anche per l’Italia, del produttore di Polanski Luca Barbareschi, del Leone d’oro Todd Phillips che ha abbracciato il suo coraggioso protagonista “dall’anima bella” Joaquin Phoenix maschera di Joker. Un momento finale di emozione per il presidente uscente della Biennale Paolo Baratta davanti alla platea in cui sedeva tra gli altri il ministro per i Beni Culturali Dario Franceschini. Con The Burn Orange Heresy di Giuseppe Capotondi si è concluso il , ospite di riguardo Mick Jagger, per una volta attore.

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