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Lorenzo è tornato Magnifico: Rafa e volontà, e poi Conte!

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di Francesco Marangolo - Magari non fa tanto rumore – come altri giocatori – il ritorno del piccolo Lorenzo Insigne, ma bisognerebbe concentrarsi maggiormente sull’importanza del giocaotre napoletano.
“Non è un fantasista, diciamocelo”, questo sostengono in molti, criticando anche aggressivamente il numero ventiquattro napoletano. È vero, Lorenzo non è un fantasista, è molto di più.
Riflettiamo assieme: il Napoli ha iniziato questo con estrema difcoltà, soprattutto nel tentativo di superare il trauma Bilbao, ed Insigne pareva essere il più sofferente della squadra partenopea; non c’erano problemi sici, anzi pareva essere uno dei pochi ad avere raggiunto presto uno stato ottimale. Era un problema di stress mal sopportato e mal affrontato; i giocatori nazionali soffrivano il della squadra intesa come che deve partecipare in e non può, Lorenzo, al contrario, soffriva per la città. Non è una questione di retorica stucchevole, è realtà.
Poi c’è stata la svolta del . Con cosa è combaciata? Con un goal proprio del piccolo Insigne, un goal di testa – paradosso dei paradossi. Da quel momento il Napoli ha giocato alcune (troppo poche) partite molto convincenti, e sembrava aver ritrovato la quadratura del cerchio.
Poi trasferta a , primo tempo. Il piccolo Lorenzo salta per evie una scivolata e cade male. Purtroppo, da quel momento, anche il Napoli (ri)cade.
La squadra vince, sia chiaro, ma sembra aver perso qualcosa; la risalita era partita da quel goal (con urlo) di Insigne, si era sviluppato un gioco mostrato anche, seppur a tratti, la stagione precedente. Dopo l’infortunio del napoletano, invece, la squadra riprende a vacillare, alterna prestazioni convincenti (ma non come le convincenti a cui eravamo abituati) a partite al limite del tollerabile. E non segna, questo si mostra il problema più asssiante.
È tornato, quindi. Due assist morbidi e vellutati, come ci aveva abituato ed un goal con fascia da capitano contro la Sampdoria. Ed il Napoli pare aver ritrovato un gioco, una personalità, un cuore. Una coincidenza? Forse si, ma osservando una partita con Insigne titolare è possibile osservare una cosa molto curiosa: Lorenzo è una sorta di regista moderno. Il pallone passa sempre per i suoi piedi, e questo nonostante sia un tresta (che fa anche da centrocampista e da terzino. Non è un fantasista, dicevamo? Non solo, appunto); con lui il baricentro della squadra si sposta, è da lì che si gestisce l’azione, risolvendo in questo modo anche un problema che ha sempre afflitto il Napoli: l’assenza di regista. La squadra non difende meglio per puro caso, ma perché Lorenzo è tatticamente un fuoriclasse (Benitez non è l’ultimo degli allenatori, e su Insigne ha sempre puntato tanto) e la sua fase difensiva stimola l’a tre (oltre che Higuain) a collaborare senza scaricare su i due (troppo pochi in effetti) centrocampisti. Certo, sono tornati a livelli altissimi anche ed (oltre ad un centrocampo che pare essere una macchina quasi perfetta), ma è la fase offensiva tutta a suggerire quella potenza che pareva smarrita.
Grande merito di Benitez è stato quello di salvaguardarlo in un momento di estrema difcoltà. Una volta superata quella fase, Insigne non è diventato il fantasista che la squadra aspettava. È diventato il fuoriclasse che la città meritava. Bentornato Lorenzo.

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