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Lo scudetto lo ha perso De Laurentis: arroganza e 6 errori!

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di Paolo Paoletti - Tra Juve e ci sono 12 punti e mancano ancora 3 partite!
Il Quinto scudetto consecutivo dei bianconeri è una mezza per tutto il calcio no, in primis De Laurentis che come si dice a ‘chiagne e… fotte!”
Il grazie a Sarri che ha migliorato, ottimizzato e riattualizzato ciò che aveva lasciato Benitez, si è arreso con malinconia dopo una stagione di speranze. De Laurentis non ha fatto niente per vincere: non è competente di calcio, non ha interesse a vincere.
Sarri ha illuso, De Laurentis ancora deluso: l’attuale secondo posto è comunque la bocciatura del modello a 2: un padrone al ndo, un allenatore come solo interlocutore. Non ha funzionato con Mazzarri, peggio ancora con Benitez che è un manager più che un tecnico.

De Laurentis ha sbagliato 6 volte:
1. il bel gioco non vale più della classica che si occupa;
2. i titolarissimi non bastano senza un parco riserve all’altezza;
3. i 30 gol di Higuain contano meno dei 18 subiti da Buffon;
4. il 4-3-3 muore senza idee nuove e varianti tattiche;
5. un cine-presidente arrogante quanto autoreferenziale è un cancro senza una struttura societaria;
6. un club a conduzione familiare e isolato fa ridere rispetto al peso che serve verso gli arbitri e i Palazzi di Lega e gc!

All’Olimpico il è precipitato dalla Grande Bellezza al Grande Inganno, confusione cominciata con la retromarcia di Sarri arresosi al 4-3-3 imposto dalla squadra e compiutasi il 13 febbraio allo di Torino, notte della verità più amara.
La Juve aveva 2 punti in meno, lascia al capolista campo e pallone, non cade nell’ambizione del gioco e piazza il ko con Zaza a 10′ dalla ne. Diventa prima, non molla più. Anzi aumenta il vantaggio, no a farlo diventare incolmabile.

Dalla quella notte il ha perso 14 punti. Chi paga?

Gli aiutini alla squadra più forte, sono cronache d’epoca e di oggi: è stato sempre così!
Ma dire che la classica in sia decisa da arbitri e guardalinee è una bugia suggestiva quanto inutile, se non a coprire gli errori di De Laurentis, primo dei più deboli e mediocri attori di questo campionato.

Il di Udine, Milano, Roma ha svelato tutta la verità: la leadership della Juve vince per impegno, equilibrio, esperienza, competenza prima dei poi di tecnico e della squadra, piena di carismatici da Buffon a Barzagli e Marchisio, ai giovani Pogba e Dybala, scelto per far dimenticare Tevez, cosa accaduta in sole 35 partite.

A Torino contro la non fu una beffa, ma la caccia del gatto al topolino.
Così lo ‘smarrimento’ per gli arbitraggi di Udine e Milano sono solo l’alibi per lo stop di Higuain che andava multato.
Un Campione non può farsi buttare fuori così. Mai successo a Maradona!

Ieri il è caduto ancora una volta nell’errore dell’anno: pensare di vincere solo con il gioco. Senza saper leggere la partita, i momenti della gara, l’epilogo della stagione.

Su questo il primo colpevole è Sarri che si specchia in se stesso, testa giù, lavoratore indefesso, uomo di campo innamorato del calcio, non uno stratega!!!
E’ caduto anche contro la Roma per gli stessi motivi di Torino, Udine, Milano. Diversamente dal Sassuolo, anche se la matrice è la stessa: fare gioco e basta.

Il calcio non è una esercitazione didattica, la partita è la sintesi di esperienza, intuito, carisma, visione. Proprio ciò che il non ha e non vuole. Ciò che Allodi portò al di Maradona, chiamato dal tifoso Ferlaino pronto al ‘passo indietro’ per vincere lo Scudetto. Riuscendoci!

Questo è la differenza tra il perdente De Laurentis e il vincente Ferlaino: il coraggio di farsi da parte per vincere, diventando tifoso dei tifosi, il primo.
Totti, che il ha incrociato e snobbato, è la sintesi di ciò che serve al e che Pallotta conserverà contro tutti i dettami dell’impresa calcio. Un Totti il non lo ha e mai potrà averlo con questo cine-presidente, primus inter pares di mediocri interpreti in un ‘club’ arrogante e incompetente. Stare zitti per non spiegare: chi può accettare tutto ciò?

Insigne in panchina, Totti altrettanto: opposta l’entrata in campo dei due. Lo scugnizzo nell’anonimato di ultime silenziose battute; Pupone nel clamore di un Olimpico riacceso dal suo eroe, simbolo, mito.
E’ andata come è andata. Totti ha toccato 3 palloni, la Roma ha fatto 1 gol, quello della vittoria.

Che avrà capito De Laurentis di tutto questo?

Una statistica del non mente: Sarri si è accartocciato su se stesso. Sono 45 i punti ottenuti al , solo 28 quelli in trasferta. Deludenti tutti i momenti decisivi della stagione: Torino, Milano, Roma…gli azzurri hanno perso 3 volte, pareggiando solo a renze contro una diretta concorrente. Con 2 traverse di Cristian Tello e molta fortuna.

Negli scontri diretti, il è ultimo solo per 2 legni che hanno salvato Rejna al Franchi. Arrendendosi a (2-1 al , 1-0 allo ), Roma (0-0 e 1-0), Inter (2-1 e 2-0). Ultima delle 5 squadre alternatesi in testa alla classica, come non accadeva da secoli.
La resa nei momenti chiave non è un caso, emblema ne è Hamsik, capitano solo di nomina e sempre latitante nella partite clou.

Sarri spieghi però anche il calo di febbraio con numeri inaccettabili per una squadra che lotta per lo scudetto: nelle ultime dieci giornate di campionato, il ha totalizzato solo 17 dei 30 punti disponibili (media di 1.7) precipitando al 5° posto della speciale classica alle spalle di (28), Roma (24), Inter (19) e Genoa (18).

Sei scontte e 7 pareggi sono un’enormità per chi ha ambizioni: la Juve ha saputo riemergere e vincere partendo dal 12° posto dopo 10 partite. Ma è la Juve.
La Roma s’è arresa solo 4 volte, nonostante lo strazio di e i litigi col suo Capitano. Anche a Roma recriminano gli 11 pareggi, ma almeno lì sono arrivati al dunque: dopo 2 secondi posti e la volata di maggio… l’anno prossimo o mai più!

De Laurentis cosa s’inventerà adesso?