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L’Italia vera, Roma Festival tra Pablito ’82 e Napoli.

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di Serena Paoletti - città aperta, anche nel cinema. Aperta all’Italia popolare e sopratutto onesta. Che si muove in un Paese distrutto dalla malapolitica, fatiscente, dolorosa.
Cosa c’è da ridere in tutto questo?
L’ottavo del cinema di esordisce con 2 film così diversi, così uguali: ‘L’ultima ruota del carro’ di Giovanni Veronesi, fuori concorso, storia lunga 40 anni, dal ’70 ad oggi e ‘L’Amministratore’ film-docu di Vincenzo Marra, che svolge la attuale.
Due storie vere con due protagonisti normali. Anche troppo.

‘L’ultima ruota del carro’ da giovedì nelle sale con 350 copie distribuite da Warner, racconta la storia vera di Ernesto Fioretti, autista di produzione no. Un sessantenne, di cui il regista è diventato amico. Il film racconta vita comune, quella di Ernesto (Elio Germano) che crede ancora nei valori.
Tapezziere nella bottega del padre, poi il posto fisso grazie alla solita racndazione. Quindi spinto dalla vittoria dei 1982, la decisione: mettersi in proprio, insieme all’amico del cuore Giacinto (Ricky Memphis).
Un camion, una ditta di traslocchi per stare meglio con la moglie (Alessandra Mastronardi) e la famiglia allargata.

E’ Italia del delitto Moro, delle monetine tirate a Craxi davanti al Raphael, di Vespa e ‘Porta a porta’ e di Carmelo Bene al ‘Costanzo Show’… Scorre lenta la vita di Ernesto. A tratti invischiata in storie poco pulite in cui si caccia l’amico Giacinto (società fantasma e fondi neri).
Arriva poi l’Italia ottimista di , i suoi manifesti, il suo sorriso.

Ma l’Italia non cambia, proprio come Ernesto che con la sua onesta fa sorridere e immalinconire.
“Ho sempre amato la commedia – confessa Veronesi – i film di Scola, Risi, Monicelli. Indegnamente ne cerco le orme. Stavolta ho cucito una storia vera”.

‘L’amministratore’, prodotto da Arcopinto, uscita a 2014, film d’apertura del , la realtà si prende tutte le sue libertà.
Protagonista Umberto , autentico amministratore di 30 condomini a , da Posillipo ai Quartieri Spagnoli.
entra nelle case dei condomini diventando amico di famiglia, confessore, giudice di pace, memoria di tutti, delle liti come dei loro appartamenti. Le porte si aprono davanti un omino esile, gentile, che lavora insieme alla figlia e che tutti vorrebbero come amico o come sindaco.

L’amministratore è un uomo onesto che fa fare pace, risolve i problemi della ricca a quella dei bassi.
Nei dialoghi c’è tutto il disincanto della attuale, sorrisi triste-amaro.
“Il nuovo luogo di che ho voluto esplorare è la casa – dice il regista – Entrare nelle case della gente, per capire come stanno veramente le cose, svela l’Italia di oggi’.