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Capparelli come Stanislao: inventa ‘Babana’ per la tavola dei Re!

Raffaele-Capparelli

di Paolo Paoletti - Metti una glia attesa 12 anni, battezzata Anamaria e un Basset-hound cucciolo chiamato Baba…ecco che un maestro pasticciere con un’idea brillate diventa un Re!
E’ la di Raffaele Capparelli e la sua ultima creazione: il ‘Babana’, babà scavato e farcito alla crema di latte con panna!
Successo assicurato tanto che il suo ‘Capriccio’ in via Carbonara è diventato meta dei più attenti critici del dolce caro alle famiglie i…

“Tutto comincia per dare una risposta a Ciro Poppella. Il suo occo è una copia rivisitata del marittozzo no: una briochè con panna e ricotta… Io sono sempre stato originale, il babà del Capriccio si è fatto una fama da solo. Quindi era giusto inventare qualcosa di nuovo, ma senza copiare”…Lello, per gli amici, va ero della sua ‘novità’ salutata con entusiasmo nella puntata nale de ‘Il Bello del ’ a Canale 21.

Pampa Sosa, Dario Marcolin, Bac… tutti gli spettatori in studio, si sono buttati a sul dolce presentato per celebrare la stagione azzurra, “un campionato dolce come un babà” ammicca Capparelli.
Da giorni il Bar Capriccio è preso d’assalto: tutti hanno visto ‘Babana’ in , già noto a tutto il ere, adesso cercato dai più rigorosi assaggiatori della mitica pasticceria di Napoli.

“Un dolce da Re, dicono i miei amici”…
Non è una favola tra le più belle della città, ma la nella di Babana e del Babà, in cui un Re c’è davvero: nientepopodimenoche Stanislao Leszczinski, re di Polonia dal 1704 al 1735.

Le più grandi idee nascono nel ventre di Napoli: se Ciro Poppella nel rione Sanità ha lanciato il occo, inizialmente chiamato ‘morbidone’ ed ora troppo copiato; Babana, dal ere Vicaria, spopola per il gusto e la particolarità di respingere ogni imitazione.
Il babà, infatti, è opera d’arte, non per tutti. Raffaele, 52 anni, nonostante il successo vive ancora a Vicaria. Da sempre con la viscerale passione per la pasticceria e la lavorazione del cioccolato, vincitore de ‘Il cioccolatino d’autore’ organizzato dalla Perugina: 500 concorrenti, Raffaele primo assoluto con il suo ‘Cappuccino’, un chicco di caffé con un guscio di nissimo cioccolato fondente e un delicato ripieno a base di caffé e crema di Baileyes. Rafnato e travolgente.

Maestro pasticciere di una delle più frequentate pasticcerie della città, Lello fa sperimentazione e ricerca, ereditate dal padre Eduardo nel 1984, eccellenza di settore.

Eccone i segreti:
1. è importante la quantità di uova: evitare di sceglierle troppo grandi; se lo fossero mettere le prime sette, sempre uno alla volta, ed eventualmente aggiungerne solo metà dell’ultimo.
2. impastare con le fruste no a che la pasta non salga sulle fruste sino a ricoprirne quasi le aste senza risultare gommosa.
3. tastare l’impasto prendendone un pizzichino tra l’indice e il pollice ed allargare le dita: se risulta elastica è pronta.

Lasciar crescere la pasta nella ciotola sino a che non raggiunga il bordo.
Trasferire in più stampi piccoli e cilindrici con buco centrale e far crescere di nuovo no a raggiungere i bordi.

Infornare in forno caldo a 180°C per circa 20 minuti.

Per il bagno… Scaldare l’acqua, lo zucchero, la buccia di one ed il rum no a far sciogliere lo zucchero. Einare la buccia del one.
Già il rum… che Raffaele Capparelli ha sostituito con una bagna al latte, vero segreto del Babana…

La racconta che anche Re Stanislao, arrivò a scoprire il babà per il Rhum.
S’accorse di aver voglia di un buon dolce, ma veramente speciale. Perciò, quando il suo maggiordomo gli piazzò sotto il naso l’ennesima porzione di ‘kugelhupf’, l’allontanò raioso lontano da sé.

Il piatto terminò contro la bottiglia di rhum rovesciandola.
Sotto gli occhi corrucciati di Stanislao ee luogo una straordinaria metamorfosi: la pasta lievitata dell’insipido ‘kugelhupf’ per solito di colore giallastro, assunse rapidamente una tonalità calda, ambrata, e un profumo inebriante.

Stanislao, sotto lo sguardo stupefatto della servitù, sollevò il cucchiaino d’oro, prelevò qualche frammento di questa Chimera: di quest’ibrido che si era materializzato sotto i suoi occhi, e lo portò alla bocca.
Quel che provò lo sappiamo. Lo aiamo provato tutti la prima volta che aiamo assaggiato il babà. Perché nessuno può dimenticare il primo istante in cui si è trovato faccia a faccia con questa prelibatezza. Nessuno, tranne i napoletani che hanno scoperto il Babana del Capriccio.
Come quella di Re Stanislao, giornata memorabile per l’umanità.

All’invenzione casuale del dolce inventato dal Re polacco tra le brume della Lorena mancava il nome: fu sempre Re Stanislao a dedicare questa sua creazione ad Alì Babà, protagonista del celebre racconto da ‘Le Mille e Una Notte’.

Il babà da Luneville arrivò presto a Parigi, alla pasticceria Sthorer.
Qui in tanti lo conoero e lo apprezzarono. E a portarlo successivamente a Napoli, dove assunse la forma denitiva di un fungo furono i ‘monsù’, chef che prestavano servizio presso le nobili famiglie napoletane.

Dal 1700 il babà ha eletto Napoli a domicilio stabile.
E da qualche mese ‘Babana’ invenzione dell’arte pasticciera di Lello Capparelli “po’ ghì annanz’o Rre!”