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Le strade di Sinisa: da Genova verso Nord o Sud?

Inter - Sampdoria

Le strade di Sinisa e della , a giugno, potrebbero dividersi. Ai rumors si affiancano le parole del diretto interessato, il quale non assicura sulla sua permanenza in blucerchiato.

Dalle colonne di ‘Repubblica’ l’allenatore serbo ammette: “Il mio non conta, solo le pme 9 gare. Ai tifosi della Samp dico: non è sicuro che resti. E nemmeno che non resto”.

Voci lo danno in pole per rilanciare il dopo Inzaghi, ma ‘Miha’ difende il collega: “Pippo è un amico: aveva segnato 2 goal al Liverpool nella finale di e il giorno dopo venne a Novi Sad per la mia gara d’addio. Le difficoltà sono dovute alla mancanza di gavetta”.

Tornando al presente, la Samp veleggia a ridosso dell’Europa che conta e Sinisa sprona i suoi a crederci: “Mancherebbe il capolavoro: la . Dobbiamo lottare per la luna, mal che vada cadiamo sulle stelle. Se hai personalità, devi avere il coraggio di mutare obiettivi in corsa, la parte sinistra della classifica non è più sufficiente. Ora se non andiamo in Europa qualcuno potrebbe parlare di stagione falentare. In realtà abbiamo fatto cose enormi, per un obiettivo impensabile l’estate scorsa”.

Eppure, al suo a Marassi da tecnico nel novembre 2013, la barca era alla deriva: “Mi sconsigliavano, sarà un massacro. Ero sicuro che ci saremmo salvati, Genova è casa mia. La Lanterna mi accende, era stato così da calciatore, doveva esserlo da allenatore”.

“Credo di essere andato oltre – prosegue – Merito del gruppo, ho trovato giocatori più forti e molto più uomini. Sono cresciuto in un paese in guerra, ho vissuto il brutto della vita: niente nel può farmi paura. Sincero: non immaginavo una salvezza così in fretta l’anno scorso, pensavo a un decimo posto in questa stagione. Invece siamo sempre stati fra le prime sei”.

All’arrivo di Eto’o a Genova fu subito frattura: “Due animali feroci si annusano e all’inizio noi lo abbiamo fatto – spiega – Lui subito mi ha dato un assist perfetto, disertando un . Gli ho fatto capire che senza ree non si gioca. Due caratteri forti, bisognava stabilire la giusta empatia. Ora non fa quello che gli chiedo: fa di più”.

Alla base dei metodi di Miha, c’è la professionalità: “Dialogo ed esempio. Se ordino un alle 8 del mattino, arrivo al campo alle 7. Se punisco con una doppia seduta per sette giorni, il primo a soffrirne sono io che ho la famiglia lontana e non la vedo. Se mi accorgo che i giocatori hanno capito, al mercoledì si torna alla normalità. E prima della gara non si va in ritiro”.

Ma non solo: “Mi ha aiutato essere un calciatore, entro più facilmente nelle loro teste. Altre ricette: saper spingere sull’acceleratore o frenare, essere bravi a gestire lo spogliatoio, dare l’esempio perché il lavoro sia sempre una cosa seria. Psicologia. Poi organizzazione di gioco, spirito di squadra, giusta mentalità”. Capito?