ULTIM'ORA

Le ‘carte’ di Arrigo: rivince la Juve, impari a divertire!

130324687-1adf40f3-afba-4e75-b3af-7403a92e1506

di Nina Madonna - Arrigo Sacchi fa le carte al campionato. A 9 gionri dal via della Serie A manda messaggi a tutti: dalla favorita scudetto, alla ntus a cui non basta solo vincere!

Chi vince lo scudetto?
“Lo scudetto lo rivincerà la che ha una superiorità caratteriale. Anzi, mi correggo: solo la può perderlo. Il Napoli però è la squadra che preferisco, la più armoniosa, come gioco è fra le tre migliori al mondo. E Sarri è un genio”.

Napoli quindi al massimo secondo??
“Perché il Napoli è condannato alla perfezione. Ha collettivo eccezionale, idee, qualità. Però i singoli mancano di forza fisica, esperienza, storia. Quando c’è da stringere i denti nei momenti bui si perdono, e a un certo livello i momenti bui capitano. La strada però è giusta, ogni mese che passa il Napoli è migliore. L’anno scorso ha perso Higuain e poi anche Milik, eppure ha segnato più gol. Prima o poi sarà da scudetto, magari lo diventa già quest’anno”.

Cosa è la superiorità caratteriale ?
“La forza mentale che, legata a individualità eccelse e a una società fra le prime cinque al mondo, le dà punti in più già in partenza. Anche se a me non piace quel messaggio del “conta solo vincere”. Io, sapete, la penso diversamente. Però un consiglio ad Agnelli lo darei: di provare a fare un passo in avanti per unire merito, bellezza e vittoria”.

La Roma?
“Ogni ambiente ha le proprie caratteristiche sociologiche. Quando arrivai a Milano nel 1987 vedendo che per la strada tutti andavano di corsa subito pensai: questo è il posto perfetto per il pressing. Ecco, Roma è una città complessa, esigente. Sono arrivati secondi ma la gente non era contenta”.

Le milanesi?
“Società, squadra, individuo, in quest’ordine: l’organizzazione è pidale, in cima c’è sempre il club. Quindi innanzi tutto c’è da capire come si muoveranno le nuove proprietà. Spalletti mi piace molto ma già negli anni passati all’ c’erano buoni allenatori, eppure è andata male. Forse il problema era l’, non l’allenatore”.

Il Milan ha speso 190 milioni, rispetto a due mesi fa è un’altra squadra.
“Montella mi piaceva alla Fiorentina, ora mi sembra più tatticista. A Firenze aveva cercato di dare un’identità netta. Ora mi sembra un filo più tatticista. Mi pare che Mirabelli, che non conosco, gli stia fornendo una buona squadra, che si sia mosso positivamente. Mi sembrano coerenti. Però sapete come la penso, non i soldi ma le idee”.

E i 220 milioni di Neymar…
“Qui ci sono due riflessioni distinte. La prima. Che le società siano più ricche e quindi nel sistema circoli maggior denaro è normale, è l’economia moderna. Non è più ma spettacolo ivo, c’è maggiore audience quindi più denaro. Non mi scandalizzo. L’altra riguarda i giocatori, chi cioè agisce solo per convenienza economica. Beh, penso che sia un errore. Ripenso a Shevchenko e , mai più stati gli stessi lontano dal Milan. L’avidità ti distrugge, ti schiavizza. Il calcio si nutre di passione, di coraggio. Il coraggio rende liberi, come le idee, come la bellezza”.

Non vede miglioramenti?
“Qualcosa si muove, la globalizzazione aiuta. In tv vediamo spettacoli migliori e così lentamente ci stiamo adeguando. Per emulazione. Oggi c’è un buon gruppo di allenatori che insegnano alle l squadre a essere dominus delle partite: Giampaolo, Di Francesco, Spalletti, Sousa, perini. E poi alcuni ragazzi stanno crescendo, sono gli effetti del duro lav che abbiamo fatto fra 2010 e oggi sulle nazionali. Belotti, , , Florenzi, Romagnoli, Rugani: la direzione è quella giusta. Però…”.

Però?
“Però continuano a giocare pochi italiani e questo è un problema enorme per la Nazionale. Dov’è l’orgoglio italiano?”.

Come vede Spagna-Italia a settembre? Ci si gioca il .
“Capello è un grandissimo ma non sono d’accordo con lui quando dice che bisogna andare là a giocarsela chiusi e di rimessa. Non è la strada giusta per crescere. Ma credo anche che non sia la Nazionale a dover tracciare la strada di un movimento, non è possibile. Ventura, che è bravo, fa quel che può con quello che ha”.

Anche Ventura a volte usa la difesa a tre che lei odia.
“La odio se diventa a cinque, se è la prova della paura di giocare a testa alta. Noi al Milan difendevamo con due uomini, se ne serviva uno in più ecco che l’esterno scalava subito. Invece oggi da noi troppi difendono preventivamente. Giocano solo sull’avversario, sui suoi errori”.

Che ne pensa di Zidane?
“Ecco, appunto. Sento molte critiche, dicono che è solo un gestore di fuoriclasse. Però nella finale di Champions con la ha lasciato Carvajal contro Mandzukic senza dar peso ai venti centimetri di differenza. Da noi per evitarlo avrebbero snaturato la formazione cambiando due o tre giocatori. E infatti poi chi ha vinto?”.

Certo, però l hanno Cristiano Ronaldo.
“Una volta sono andato a trovare Ancelotti quando era al Real e sa chi c’era un’ora e mezza prima dell’allenamento in palestra? Cristiano Ronaldo. L’altro Ronaldo, il brasiliano, aveva anche più qualità ma è durato meno perché cercava privilegi, voleva correre poco. Cristiano Ronaldo invece è un professionista esemplare. La psicologia cognitiva insegna che non si nasce col talento ma con un’attitudine che va allenata giorno per giorno. Come fa lui. Lui esalta il Real, il Real esalta lui.

Oggi in giro vede un altro Sacchi?
“Lo dicevo ieri al mio vicino di ombrellone, qui a Milano Marittima: magari. Se trent’anni dopo mi chiedono ancora l’autografo e le viste, significa che non siamo andati molto avanti. Purtroppo”.