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L’agguato M5S: Conte perchè ti presti?

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di Paolo Paoletti - Leggendo La Reblica, dove sono stato onorato di far parte dal 1990 al 93, resto rabbrividito e sconcertato.

Il resoconto della riunione Zingaretti-Di Maio-Conte è una fotograa del più squallido delirio di onnipotenza che attanaglia i 5 Stelle come la : poltrone, arroganza, ignoranza, in barba al popolo italiano.
Come ci hanno ricordato dall’estero, l’Italia – ridotta con le pezze al culo – non è in grado neanche economicamente di soppore un altro appuntamento elettorale, ma è inimmaginabile che il PD, come qualsiasi altra formazione (esiste ancora la ?), faccia la parte dello scolaretto faccia al muro.

Da in poi la deriva di , ottimamente interpretata da Salvini, ha distrutto la democrazia, ma in questo momento di totale sbandamento serve una azione vera e forte per ridare dignità al Paese ed agli italiani.
Cosa che i 5Stelle non sanno fare. Mentre speravo in Conte, dopo averlo visto all’opera con il discorso al Senato.

Si impone la conferma di Conte? Comprensibile. Si lasci allora a lui la gestione del rap con i DEM per un nuovo Governo da lui guidato!

CRONACA DI UN AGGUATO. Più che un incontro sembrava un capestro. Il giogo cui sottomettere il Pd. Questo è stato l’incontro di ieri tra Conte, Di Maio, Zingaretti e Orlando. Un atto di più che di pace. Le condizioni dettate con risolutezza dal capo politico grillino hanno infatti lasciato senza parole il segreio e il vicesegreio dem. Il primo paletto li ha subito messi sulla difensiva. Una richiesta che non si aspettavano.

“Dovete riconoscere con una dichiarazione blica e ufciale che Conte è anche il vostro premier”. Più che una rivendicazione è stata la prima stazione di una via crucis.
Il no di Zingaretti è stato netto ma l’incontro si è subito messo sulla strada della tentata “grillizzazione” del Pd.

Poi si è passati alla squadra di governo. Non solo Conte e Di Maio hanno rivendicato lo schema del doppio vicepremier ma hanno sbarrato la strada a qualsiasi ipotesi di dare un segnale di cambiamento radicale. Tra i ministeri più importanti solo Economia e Esteri sarebbero stati riservati al Pd. Tutti gli altri, compreso l’Interno, all’M5S. L’atmosfera nella sala di Palazzo Chigi è diventata plumbea

Confronto totalmente stravolto. Più che la ricerca di una alleanza, la denizione di una resa. Orlando tentava di rasserenare il clima con la via del confronto politico. Ma gli altri erano attestati su quella dello scontro.

I pentastellati però non si sono fermati qui. Quando la discussione si è trasferita sui temi programmatici, gli attuali premier e vicepremier sono andati persino oltre.

Non hanno voluto parlare di come preparare la pma legge di Bilancio spiegando che “di fatto” è già pronta. Cioè quella predisposta dall’esecutivo uscente con le direttrici dell’esecutivo uscente. E il resto? “Ci sono i nostri dieci punti, bastano quelli”. A quel punto la risposta di Zingaretti che aveva mantenuto la calma no alla ne della riunione è stata secca: “non farò umiliare il mio partito”.

La strada per il nuovo governo ad oggi è diventata ripidissima. Ma incredibilmente un partito uscito pesantemente bastonato dalle ultime europee, sull’orlo della estinzione, tramortito dalla crisi di governo, riesce a dete le sue condizioni.

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