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La vita finisce quando Dio fischia: addio Vuja, ultimo papà del calcio.

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di Azzurra Cerchia – Il calcio piange Vujadin Boskov. Il mitico allenatore dello della Sampdoria ’90/’91 è morto all’età di 82 anni dopo una lunga malattia. Nato il 16 maggio del 1931 in Serbia, Boskov è stato uno dei tecnici più apprezzati e amati in e all’estero.
Memorabili le sue frasi, entrate a far parte del linguaggio comune. In guidò anche Ascoli, Roma, e Perugia.

Subito dopo la notizia della morte di Boskov, sul sito della Samp è comparso un messaggio di addio al mitico tecnico dello . “Ciao grande Vuja. La Samp piange un mito: si è spento Vujadin Boskov, il mister dello ”.

“Per me era come un padre – racconta Mihajlovic -. È stato un maestro, un esempio, sul piano calcistico e anche sul piano umano, una di quelle persone che non vorresti mai lasciare e quando se ne vanno lasciano un vuoto incolmabile”.
“Di sicuro non lo dimenticherò – prosegue Miha – insieme abbiamo condiviso diverse esperienze che porterò per sempre con me. Vujadin resterà una persona unica, inimitabile, una leggenda del calcio serbo e un mito per ogni sampdoriano”.

Mihajlovic tornerà tra poche ore in patria per rendere l’ultimo saluto al maestro Boskov: ” Partirò domani per la Serbia per rendergli l’ultimo saluto, quello che merita un grande uomo, di e di vita, come è stato lui”.

Anche Gianluca Pagliuca, portiere della Sampdoria nella stagione dello vinto con Boskov, ha voluto ricordare il suo ex tecnico: “Oltre ad essere stato un grande allenatore è stato anche un grande personaggio. Sapeva sdrammatizzare dopo una sconfitta, ma anche criticarci dopo una vittoria: sorrideva quando perdevamo, e ci criticava cercando il pelo nell’uovo quando vincevamo”.

“Era un grande psicologo, un bravo gestore, faceva anche qualche verso. Faceva ridere. Sapevo che fosse malato, a me ivamente e personalmente ha dato tantissimo: sono veramente addolorato – conclude Pagliuca – , e faccio le condoglianze alla famiglia”.

Da giocatore conquistò un argento a Helsinki ’52. Da tecnico, invece, il suo curriculum vanta un campionato e una Coppa delle Coppe con la Samp, una Liga, due Coppe , una Superna, due Coppe di Spagna e una Coppa d’Olanda. Seduto in panchina, Boskov riuscì a raggiungere due volte anche la finale di Coppa dei Campioni, una volta con il Real Madrid (1981) e una volta con la Sampdoria (1992), venendo sconfitto in entrambe le occasioni per 1-0 (dal Liverpool prima e dal poi).

A 30 anni, nel 1961, inizia il suo rap d’amore con la Sampdoria: il club blucerchiato lo ingaggia, ma resta a Genova solo un anno per alcuni problemi fisici. Dal 1962 al 1964 gioca in Svizzera negli Young Boys, di cui diviene successivamente allenatore. E proprio al suo lavoro in panchina, e alle sue massime, Boskov deve il suo successo. Poi guida il FK Vojvodina, la jugoslava, il Den Haag e il Feyenoord nei Paesi Bassi, Real Zaragoza, Real Madrid e ing Gijon in Spagna, Ascoli, Sampdoria, Roma, e Perugia in e il Servette Genève in Svizzera. È stato docente alla per tecnici e allenatori di Coverciano, all’epoca in cui la dirigeva Italo Allodi.

In il nome di Boskov è associato alla Sampdoria e allo storico della stagione ’90/’91 e alla finale di Coppa dei Campioni di Wembley dei blucerchiati. Allora il tecnico serbo ribattezzato bonariamente “zingaro della panchina”)
, poteva contare sulla premiata ditta Vialli-Mancini, su Vierchowod e Lombardo, Pari e Dossena, Cerezo e Mannini. Un gruppo affiatatissimo, che consentì a Vujadin di esprimersi al meglio e di conquistare gli appassionati di calcio di tutta con le sue battute e la sua simpatia.