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La Juve condanna alla svolta: meno soldi tv o si chiude!

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di Paolo Paoletti - Il carissimo amico Mino Fuccillo ha lanciato un allarme serio, per un problema serio, concreto, irrisolto del calcio italiano: lo strapotere della Juventus!
Mino, da sempre, è un giornalista attento, scrupoloso, onesto. Professionalmente si è occupato prentemente di politica, con grande risalto soprattuto a ‘La Repubblica’. Uno di quelli che la mattina s’incontrava a Piazza Indipendenza… Ma è un grande appassionato di calcio e altrettanto tifoso della Roma.

Sa quel che dice perchè Roma ha vinto scudetti e caduta nell’oblio, ha goduto dell’influenza del potere politico e mediatico della Capitale e scivolata nel dimenticatoio con i nuovi equilibri determinati dai diritti televisivi e l’orientamento delle paytv.

Oggi per quasi tutti i club, Juve esclusa, gli incassi da diritti televisivi rappresentano il 60-70% del bilancio in entrata. Senza i quali gli stessi club sarebbero al fallimento. Ed i presidenti s’appellano a questo divario per giustificare l’incapacità di limitare i bianconeri più forti perchè più ricchi.

Falso! Il Napoli ha vinto scudetti, quando i diritti tivvù non esistevano, mentre il potere imperava.
Roma e Lazio hanno fatto altrettanto quando a Roma giocavano come , Cerezo, Battistuta, dal settore giovanile s’affermavano i Totti e De ; o sull’altra sponda Chinaglia, Wilson, D’amico facevano felici il pasionario Lenzini ed il mitico . Oppure con il management Cragnotti dopo 26 anni!

A Napoli ne sono passati 29. Al 30 giungo 2020 saranno 30! E Fuccillo prevede che anche il pmo anno vincerà la Juve. I soldi c’entrano, ma non sono tutto. Servono competenza e attrattività, per i giocatori. Ascendente e potere politico fuori dal campo. Progetti e partnership per il consenso dei media.

Al momento nessuno dei competitor bianconeri ha tutto questo. Napoli è più indietro di tutte le altre nelle grandi città: e Inter, Roma e Lazio. Lasciate perdere la claassifica, i foindamentali di una società che fa calcio son o altri!
L’, ad esempio, riesce ad inserirsi nella lotta per un posto in Champion, confermando l’indispensabilità della competenza che privilegia anche settore giovanile, nuovi , strutture all’avanguardia. Come a Zinconia.

Se s’arrivasse al Decimo consecutivo in bianco e nero, dovremmo tutti scomparire. Dalla vergogna di non aver indotto se non costretto i presidenti a fare gli imprenditori non i gestori dei soldi dei tifosi.
Suning e il Fondo Elliot hanno capito qual è la strada. Pallotta è in ritardo ma conta sul Colesseum.
De Laurentis è fermo alla preistoria del calcio: un nome, ultimo Ancelotti, per tenere a bada la piazza e capitalizzare al massimo gli incassi. Sky e Mediaset costringano i club a costruire squadre competivive in Italia e Europa. Che sia un obbligo per avere soldi dalle televisioni. Come si fa a pagare 1 miliardo un campionato dove la seconda è 20 punti dietro la prima?
Un campionato mai cominciato, perchè dal risultato già scontato.
A queste condizioni ci rimettono tutti, chi potrà reggere ancora questo ritmo di sperpero?

Ferlaino, nonostante tutto, resta il, presidente azzurro più illuminato. Per forza non per scelta. Ma illuminatosi grazie all’arrivo di e quindi la caparbietà di Antonio Juliano ed il consigliere Dino Celentano. Corrado fece un passo indietro chiamando al comando Italo Allodi e tutto fu possibile, izzabile e izzato. Dopo 18 ani di illusioni, tentativi quasi riusciti e anni bui.

Davanti abbiamo un solo viatico: che Sky e Mediaset – con Dazn fantoccio dei due poli – taglino i viveri ai club. Costringendo i presidenti a mettere mano alla tasca propria,a sforzarsi di diventare imprenditori e non più prenditori di risorse del popolo calcistico. Si mettano in gioco, accettando osanno se capaci o di andar via se incapaci.

Solo così, costretti a trovare vie d’uscita, avremo nuovi, floridi settori giovanili, strutture sportive supermoderne. Futuro!
Diversamente, come scrive Fuccillo: azzeriamo?

di Mino Fuccillo – Lo scudetto è già cucito sulle maglie juventine da quel dì, da inizio stagione: 8 scudetti di fila, praticamente nove.
Per il titolo quest’anno praticamente non si è giocato, assegnato in partenza.
Assegnato per manifesto divario tra la Juve e il resto d’Italia.

Non c’è stata storia, non c’è stata partita, non c’è stato campionato per lo scudetto.
Talmente vero che la stessa Juventus lo scudetto lo ha considerato ultimamente una sorta di distrazione rispetto alla cosa che conta: la Champions.

Abbiamo tutti accettato come normale una cosa eccezionale: una squadra che mette in guardia se stessa dal non distrarsi troppo nel conquistare e festeggiare il titolo nazionale.
Cosa eccezionale che è diventata normale nel campionato italiano, a farla diventare normale appunto, la differenza, la superiorità della Juve rispetto a tutti gli altri.

Ottavo scudetto consecutivo scritto e predetto dalla rosa dei giocatori juventini, scudetto assegnato dal campo per manifesta superiorità. E sia, onore al merito juventino. Anzi, complimenti.
E vada per l’ottavo scudetto di fila…Il fatto è che non sono otto, sono praticamente nove. Già, nove.
Perché la Juventus ha già praticamente vinto anche il pmo scudetto.

Diciamo all’ottanta per cento? Facciamo novanta. E quel 10% per cento lo lasciamo solo perché si vuol stare sul prudente. Già, nove scudetti di fila perché la Juventus ha insieme in squadra alcuni tra i più forti in assoluto e si è messa in condizione di avere anche i più forti tra i giovani.

E perché si va a prendere i forti che non ha, ha già fatto non solo campagna acquisti, ha già programmato anni di acquisti. E poi, chi se non la Juventus per il pmo scudetto?

Il Napoli ha 5/6 giocatori da tenere e con cui ripartire.
Ma ne ha altrettanti a fine corsa.
Il Napoli è squadra da assemblare. Lo faranno bene, ma per un Napoli eventualmente riassemblato alla grande il pmo potrebbe essere l’anno trampolino per uno scudetto. Non l’anno della conquista, non sembrano esserci le condizioni.

La Roma? Qui c’è da rifare molto più che a Napoli.

Il , l’Inter? Appaiono a dimensione ritrovata di terzo, quarto, secondo posto. Più in là proprio no.
E tutto questo perché il divario così enorme con la Juve non è che sparisca in un’estate, neanche indovinando un allenatore o comprando un paio di, come si dice, top player.

La Juventus è come la Mercedes in F1: arriva sempre prima.
E alle altre squadre il paragone con la Ferrari suoni come complimento.

Però come a Maranello alla fine uno si stufa un po’.
Otto scudetti di fila, praticamente nove…
Al decimo che facciamo, azzeriamo il calcio italiano?

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