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Kylian e Mario, prima ed ultima occasione!

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di Edoardo Menna - Mbappe e Mandzukic faccia a faccia davanti al Mondo: bellezza, spettacolarità, armonia; esperienza, sacrificio, cinismo… solo alcune delle mille sfaccettature di cui si nutre la ‘bellezza del calcio’.

Un diciannovenne contro chi ha già passato i 30: la vita – sportiva – avanti, l’ultima occasione per conquistare il Mondo dall’altra. Qui c’è la chiave della finale di Russia 2018.

Mario ha una bacheca ricolma: 3 campionati croati consecutivi, 2 Coppe di Croazia, 4 Supercoppe di Croazia, 2 Bundesliga, 2 Coppe di , 1 Supercoppa di , 1 Supercoppa di Spagna, 3 Scudetti, 3 Coppe Italia, 1 ; in europa 1 League, 1 Supercoppa UEFA, 1 Mondiale per .
Dal 2007 pilastro della Nazionale croata, ha partecipato agli Europei di Polonia-Ucraina 2012 e Francia 2016 e ai Mondiali in 2014 e Russia 2018.

Kylian è un giovane attaccante del Paris Saint-Germain e della nazionale francese.
Considerato uno dei giovani più forti del panorama internazionale, paragonato a Thierry Henry. Al momento il suo vero riconoscimento è il contratto da 17,5mln conquistato l’estate scorsa al PSG.
Medaglia d’oro ai Mondiali U19 in nel 2016, quando aveva 17 anni!|

A volte la bellezza del calcio emerge in mille sfumature. Ci si emoziona vedendo un’azione
meravigliosa, un tacco, un o un tiro all’incrocio dei pali, così come vedendo un ripiego
difensivo, un contrasto intenso, una vibrazione di solidarietà e uno spirito di sacrificio reciproco.
Domenica a Mosca, vedremo tutte queste qualità, fra due meravigliosi attaccanti, alla conquista del Mondo!

Per Mandzukic, arrivare in finale, è stata una Via Crucis.
Se la sua Croazia è passata da testa di serie nel girone in modo abbastanza agevole,
successivamente ha dovuto giocare tutte le partite ad eliminatoria diretta prolungandosi oltre il
tempo regolamentare. Ha vinto ai contro la Danimarca e la Russia, e al 109’contro
l’Inghilterra di Southgate, con un gol proprio dell’attaccante juventino. Alla vigilia del mondiale la
Croazia era probabilmente, assieme al Belgio, la papabile sorpresa del mondiale, ed ha
ampiamente mantenuto la promessa, forse complice anche un tabellone squilibrato tra parte di
sinistra e di destra.

Tuttavia molti si aspettavano di assistere ad un gioco brillante, frutto di un centrocampo con
tecnica da vendere: Brozovic, Kovacic, ma soprattutto Rakitic e Modric. Non certo di vedere proprio
il regista del Real Madrid, sempre elegante e razionale, sbagliare un calcio di rigore ai
supplementari e mettersi le mani nei capelli, o Rakitic correre per tre e sacrificarsi ad ogni partita.
La Croazia ha dovuto e saputo soffrire in ogni momento dunque, e i suoi palleggiatori non hanno
trovato forse le condizioni di gioco favorevoli per esprimere il bel gioco auspicato in questo
mondiale. Ma è questioni di sfumature come detto, ed è qui che un gladiatore come Mandzukic
trova pane per i suoi denti.

Il gigante croato non sarà il numero uno tecnicamente, ma come ha detto anche il suo
compagno di squadra, Arijen Robben: “non è solo sacrificio e grinta, ma anche una presenza fissa, che non tradisce mai l’appuntamento con gol”.

Segnò con il Bayern in finale in nel 2013, lo scorso anno si è ripetuto con la
Juventus, ed ora con la Croazia allo scadere, proprio quando iniziava ad aleggiare lo spettro dei
, che ha ossessionato la sua squadra per tutto il mondiale. Per sumere il tipo di giocatore di
cui stiamo parlando, citiamo le sue stesse parole: “Adesso capiamo anche perché Allegri ha dovuto
reinventargli una posizione da esterno, pur di schierarlo in campo”.

Se Mandzukic è il tipo di giocatore che fa tanto lavoro sporco “dietro le quinte”, Kylian Mbappè è la star che
sta emergendo definitivamente in questo mondiale, il talento cristallino, il ragazzo prodigio che sogna
Florentino Perez come dopo-Ronaldo, e che il PSG si tiene stretto quasi più di Neymar. Insomma, è il classico
giocatore che ti rimane in mente una volta finita la partita.
La Francia, a differenza della sua pma avversaria, ha potuto conservare meglio le proprie energie, dopo
non aver mai sforato i 90 minuti ed essersi spinta ai supplementari. Questo perché ha saputo sfruttare le
occasioni, gestire i momenti e concedere poco agli avversari. Una squadra matura e solida dunque, con un
organico completo in ogni reparto, vasto e molto ricco di talenti. Oltre Mbappè anche Pogba, Dembelè,
Fekir, Tolisso, Varane, Martial, Lemar e tantissimi altri segnano la “New Generation” che permette di
consolidare i galletti come una delle nazionali più quotate anche per i pmi dieci anni.
Perché Mbappe può seriamente diventare, un giorno, uno dei top tre al mondo? Perché è completo, perché
incarna l’attaccante moderno per eccellenza: duttile, veloce come pochi, freddo sotto porta, alto, fisico, con
nobiltà calcistica in ogni suo tocco. Perché nelle sue giocate non c’è solo spettacolarità, ma anche
funzionalità: come il passaggio di tacco per Giroud contro il Belgio, che se l’attaccante del Chelsea avesse
segnato, avrebbe regalato uno degli assist più belli del decennio.
Tuttavia si dice che la sua vicinanza con Neymar lo stia influenzando caratterialmente. Infatti, dopo aver
esagerato con un tacchetto di troppo contro un , letteralmente in lacrime in campo data la certa
eliminazione, e qualche perdita di tempo (al limite dell’ammonizione) contro il Belgio, si sono accese forti
polemiche sul suo carattere irrisorio e arrogante. Prontamente, a prendere le sue difese è stato il suo
connazionale Pogba: “Quel che dice Kylian è che vuole vincere dei , non credo questo sia arrogante. È
giusto essere ambiziosi”.
Sicuramente per arrivare ad essere la stella del mondiale a 19 anni, di ambizione ne devi avere tanta. Ma ci
auguriamo che il denaro di cui è sommerso, la fama e la vicinanza con qualche giocatore che la testa
probabilmente già se l’è montata, non si riveli un’arma a doppio taglio e vada ad intaccare la crescita di
questo meraviglioso talento.