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Koula: Razzismo? Solo i bambini non lo sono!

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di Nino Campa - Kalidou Koulibaly parla pubblicamente per la prima volta dopo i cori di San Siro.
“Sono successe cose brutte, ma il sostegno che ho avuto non lo dimenticherò mai. In questo periodo sono maturato molto. Siamo tutti uguali, me lo hanno insegnato da piccolo. Tocca a noi fare un passo avanti per combattere le discriminazioni”.

? La mia famiglia mi è stata vi e mi ha fatto piacere. La famiglia è la cosa più importante di questo mondo. Poi ho ricevuto tanti messaggi di amici o semplicemente conoscenti che mi hanno scritto sui . Sono stati venti giorni di sostegno importante ed è molto positiva”.

La strada da seguire è parlarne già nelle scuole…
“E’ una ‘lotta’ che va avanti da tempo. Non mi fa piacere esserne testimonial perché dovrebbe essere chiaro a tutti che non ci sono differenze tra le persone. Ne parlammo in una a Milano un anno fa: è la strada giusta. Questi valori vanno insegnati da piccolo. Mio glio già lo sa e non ne ha bisogno, ma è sempre dif spiegare ad un bambino cos’è il . Quando lo porto a gli altri bambini mi sostengono e questo mi fa piacere e anche ridere perché per loro è normale essere tutti uguali”.

La , il paese dove è nato e cresciuto, è avanti anni luce su questo tema rispetto all’Italia.
“In ci sono nato e non ho mai avuto problemi di questo tipo neppure nel mondo del . Sono cresciuto con amici turchi, senegalesi, arabi. Eravamo tutti misti ma non ci sono mai stati problemi. Anche nella nazionale ci sono tanti giocatori di colore e quello, in , non è mai stato un problema. Ecco perché per me la è un paese a parte. Sono avanti rispetto a noi. In Italia, quando sono arrivato, ero concentrato sul campo. Poi, quando ho capito l’italiano e cosa diceva la gente, ho iniziato a capire i primi cori contro i . Mi è dispiaciuto molto, è una bellissima città. Dispiace succeda questo, ci sono anche giocatori nostri che vanno in nazionale come . Bisogna pensarci due volte prima di fare quei cori”.

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