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‘Kaiser’, Udinì del calcio: vinse la Libertadores senza saper giocare!

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* Se tutti ti chiamano “Kaiser”, devi essere speciale. Per forza. Non si può sprecare un simile soprannome per niente. Se qualcuno si è scomodato, chiamandoti così, proprio come uno dei più grandi calciatori mai esisti, Franz Beckenbauer, vuol dire che un qualcosa di magico lo devi avere davvero.

In questa storia però il calcio è solo un dolce ed amaro contorno ad un racconto che dovrebbe stare in qualche archivio di stato. È la storia di un ragazzo brasiliano che per quasi vent’anni si è finto calciatore, stipulando lucrativi contratti in patria e all’estero senza mai scendere in campo. È la storia del più grande illusionista del pallone. Di Carlos Kaiser, cui sono state dedicati un documentario e una pagina su Wikipedia.

Carlos Henrique Raposo da Rio de Janeiro è stato semplicemente un grande. Il più grande di tutti. Un vero e proprio genio al servizio del diavolo che ha creato il suo dal niente, che ha trasformato il nulla che aveva in mano in un impero maestoso, ricavandolo da delle cenerei fumanti e maleodoranti abbandonate a terra. La sua mente diabolica creò un piano talmente malvagio, talmente subdolo e meschino, ma allo stesso tempo altrettanto geniale, che ben presto, la rabbia che un uomo può provare nei suoi confronti non può che lasciare presto spazio all’ammirazione ed allo sbigottimento più genuino, con tanto di applauso finale.
In Carlos ci prova e viene notato e ingaggiato dal prestigioso Botafogo, la squadra che fu di Garrincha, senza ombra di dubbio l’ala destra più forte di sempre. Garrìncha l’angelo, l’uccellino imprendibile che sulla fascia sembrava danzare, ballare un meraviglioso lento come se fosse l’ultima volta che poteva farlo, che sembrava essere felice come solo i bambini, rincorrendo una palla, sanno esserlo.

Con la casacca bianconera, il ragazzone dal fisico asciutto e dalla grande somiglianza con Beckenbauer (da qui il soprannome “Kaiser”) riesce a migliorare tecnicamente, ma il mito del brasiliano samba e finte impossibili, quello dei doppi passi infiniti, quello dei colpi di tacco a mezz’aria, il funambolo che con una mossa d’anca manda fuori uso cinque avverarsi, il mago che ubriaca i difensori peggio di una cassa di birra buttata giù tutta d’un o, è ancora molto lontano.
Carlos non solo ha dei piedi che litigano fra di l, ma non riesce neanche mai ad entrare in forma per disputare un match, un po’ per la stazza imponente che si ritrova, un po’ per la sua non proprio impeccabile dedizione al sacrificio. Così ogni domenica il Kaiser finisce sempre in tribuna.

Ma il tempo passa veloce, e con esso anche la voglia di sacrificarsi e di allenarsi di Henrique. Pian piano, nella sua vita, le piste da discoteca sostituiscono il rettangolo di gioco. Le sue notti si allungano di molto, e l’alcol diventa un compagno praticamente inseparabile. Henrique ormai ha deciso da che parte stare, ed il calcio, per lui, diventa solo e soltanto una perdita di tempo. Però, allo stesso tempo, capisce che è anche l’unica strada percorribile per evitare di affrontare un’intera vita fatta di lav e fatica.
Ed è così che, proprio in quel periodo, all’età di 20 anni circa, il Kaiser inizia a progettare ed a programmare il suo piano “maledetto”.

Durante quelle folli notti, Carlos stringe amicizie importanti con calciatori famosi: Carlos Alberto Torres, Moises, Rocha, Maùricio, Tato, Bebeto, Romario, Renato Gaucho, Branco ed Edmundo, solo per citarne alcuni, facevano parte di questo gruppo. Tutti suoi coetanei, ma già nomi importanti nel palcoscenico mondiale.
Henrique tesse rapporti con tali fenomeni, e confida l il suo segreto più ardente: sfondare nel mondo del calcio senza, però, fare il calciatore. Guadagnare senza fare un bel niente. Piano folle. Immorale. Impensabile, se non fosse che, quel gruppo di campioni decide, inspiegabilmente, di aiutarlo. Tutt’oggi rimane un mistero del perché lo fecero, alcuni dicono che essi volevano vedere se quel ragazzo tanto spavaldo avesse realmente il coraggio di provarci. In quelle folli notti, il progetto prende forma, e con lui la più grande truffa che un calciatore, anche se Henrique del calciatore aveva ben poco, ha mai tirato al suo sport.

La logica di quel malvagio piano era semplice e geniale: ogni volta che uno dei suoi amici campioni, cambiava squadra, Carlos Henrique veniva inserito come “giovane promessa del calcio brasiliano”, dai l procuratori, nella trattativa.

Se si voleva il campione, si doveva prendere anche quel ragazzo sconosciuto che, però, era descritto come un crack mondiale. Accettavano sempre tutti. Henrique sapeva che una società non avrebbe mai fatto saltare il per una tale piccolezza. Una volta trovato l’accordo, il Kaiser si presentava fuori forma nella nuova società, dicendo di essere appena rientrato da un brutto infortunio, e che per tornare a livelli accettabili gli ci sarebbero voluti un paio di mesi. In quel periodo, quindi, il geniale imbroglione si allenava a parte e si metteva in tasca lo stipendio che il contratto prevedeva. Una volta passato il tempo necessario per recuperare, quando cioè il Kaiser doveva fare i conti col pallone e dimostrare finalmente di essere quel fenomeno tanto decantato, Henrique chiedeva ad un compagno di fargli un’entrata dura in partitella.

E così, una volta subito il finto tackle-killer, l’astuto colosso dai capelli lunghi fingeva un nuovo infortunio e tornava in infermeria per altri tre-quattro mesi, pronto, in realtá, per spassarsela in discoteca e nelle miglior ville della città dove venivano organizzate mega feste private. Se delle volte, però, trovava qualche compagno restio nel fargli un simile favore, Henrique aveva giá pronto un asso nella manica, ovvero l’aiuto di un suo amico dentista che gli procurava certificati falsi, sui quali il medico scriveva che il calciatore era affetto da chissà quale male e che doveva riposare assolutamente.

Quando, poi, Carlos, pensava di aver tirato troppo la corda, ed aveva paura che il suo trucco potesse essere scoperto, cambiava squadra e faceva ripartire di nuovo la sua stupenda giostra.
Sembra un piano improbabile, eppure nel tranello cadono nell’ordine: Flamengo, Puebla FC, El Paso, Bangu, Gazalèc Ajaccio, Fluminense, Vasco Da Gama, Independiente, Palmeiras e Guarany.

Ma non è . Nonostante le società credessero ai procuratori corrotti, il Kaiser per precauzione, doveva comunque tenersi buona la stampa, colei che con un paio di righe può spostare equilibri e giudizi. Così, per aggraziarsi i giornalisti, procurava l magliette autogrte da qualche campione suo compagno di squadra, oppure riportava segreti di spogliatoio e pettegolezzi segretissimi, e l, di riflesso, scrivevano articoli su Henrique, descrivendolo come un fenomeno ed un campione pronto ad esplodere, tanto che quando il Kaiser arrivò al Bangu, un giornale ebbe il coraggio di scrivere “È arrivato il nuovo Pelè”.

Ronaldo Torres, ex preparatore atletico del Vasco Da Gama, una volta, parlando di Henrique, raccontò “Arrivava sempre la mattina tardi. Ben vestito, senza un capello fuori posto. Gel in testa e bracciali di ogni tipo. Era sempre infortunato, così si sedeva sulle tribunette adiacenti il campo d’allenamento, ed iniziava a parlare al suo enorme telefonino. Non appena qualche compagno, o un membro dello staff, passava vicino a lui, Carlos alzava il tono della voce ed inizia a parlare inglese, facendoci intendere a tutti che stava contrattando con qualche super europeo.

Dopo un paio di settimane, però, capii: non parlava inglese, ma urlava parole in ungua inventata, dove in mezzo, delle volte, infilava nomi di squadre del vecchio continente assolutamente a casaccio”.

In questo modo il Kaiser è riuscito a prendersi gioco di un intero mondo per quasi 20 anni, ritirandosi da questa ‘attività illegale’ alla veneranda età di 39 anni, senza essere mai scoperto.
Solo due volte ci andó vicino. La prima volta ai tempi del Bangu, quando l’allenatore Mosè, in piena emergenza offensiva, decise di convocarlo ugualmente per la partita contro il Coritiba, nonostante Carlos fosse, ovviamente, fuori forma e sovrappeso.

Anche il presidente della squadra, Castor de Andrade, fece pressioni perché Henrique venisse convocato. Il giorno del match in questione, però, il Kaiser ebbe uno dei lampi di genio più puri e magnifici a cui il calcio abbia mai assistito. Una giocata paragonabile ad un dribbling di Maradona, un gol di Pelè o ad un tacco di Cruijff: poche ore prima della partita, Carlos Henrique uscì dal suo albergo, sulla strada subito davanti l’entrata, dove dei poveri tifosi aspettavano festanti la squadra, in attesa di strappargli qualche autografo.

Il Kaiser, non appena si trovò faccia a faccia con quei poveracci, iniziò a provocarli. Ne scaturì una rissa furibonda, impressionante, sedata solo dopo parecchi minuti dagli addetti alla sicurezza del e dal personale dell’albergo.

Il Kaiser accusò immediatamente dei dolori alla testa, e per precauzione non venne, ovviamente, portato neanche in tribuna, con buona pace del suo allenatore, disperato e rimasto, praticamente, senza punte.

La seconda volta in cui la fortuna si manifestò di nuovo al suo nco, fu ai tempi dell’Ajaccio. Dopo i canonici due mesi di forma, un giorno Henrique arriva agli allenamenti e trova una marea di tifosi al campo. Quel giorno le porte sono aperte ed i tifosi possono vedere da vicino i l beniamini.
Tutti osannano il Kaiser e vogliono finalmente vedere di cosa è capace. Lui, nel frattempo, preso dalla disperazione di essere scoperto, aveva già escogitato un geniale piano di fuga: esce dagli spogliatoi e, in mezzo ad un’ovazione totale, si avvicina alla recinzione dove si trovavano tutti i palloni ed inizia a calciarli verso il pubblico. I tifosi sono in delirio, ma non appena Carlos calcia l’ultima palla, si accascia a terra fingendo uno strappo.
Follia. Pura follia. Non ci sono altre parole per descrivere il .

In Corsica il Kaiser si guadagnò addirittura la riconferma. Tale fatto lo scioccò e lo colpì talmente tanto che il secondo anno in terra francese, Henrique decise addirittura di provarci veramente a giocare, spinto forse da un senso di gratitudine, da un pizzico di pena e da quell’orgoglio fanciullesco che tornò a galla nella sua mente. Riuscì anche a collezionare una quindicina di presenze, senza però, ovviamente, buttarla dentro neanche una volta.
Henrique sapeva come godere e farsi benvolere.

Tutti gli innumerevoli compagni che egli ebbe nella sua strampalata carriera, conoscevano il suo trucco, ma nessuno lo rivelò mai. Un po’ per solidarietà, un po’ perché il Kaiser sapeva come “chiudergli la bocca”: ogni qual volta la squadra andava in trasferta, per esempio, lui, il malfattore, partiva per la città in questione tre giorni prima, andava nell’albergo che la società aveva scelto, e prenotava l’intero piano sottostante a quello dove avrebbe alloggiato la sua squadra.

La sera prima della partita, prostitute ed alcol si presentavano puntuali nelle stanze del piano prenotato da Carlos. I compagni, quindi, a quel punto, non dovevano far altro che scendere le scale e darsi alla pazza gioia.
Ecco quindi a voi l’incredibile esistenza di un uomo talmente furbo, imbroglione, sfaticato ed apatico che decise, dal nulla, di progettare la più grande truffa che il calcio ricordi. L’incredibile vita di un “criminale” che ha raggirato le migliori squadre del Brasile, e che vinse, pensate un po’, ovviamente senza neanche scendere una volta in campo la Copa Libertadores del 1984 con l’Independiente.

* da .com