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INCHIESTA. Violenza calcio +125%!

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di Nino Campa - “Cosa vuoi fare da grande?”, chiede un papà… “Il calciatore”, risponde il glio.

I sogni dei bambini, come un pallone, corrono veloci. I bambini non possono immaginare che dietro quel pallone, c’è un mondo fatto di violenze, minacce, insulti e intimidazioni.

Mondo spesso nascosto, dura tà che l’Associazione na calciatori ha denunciato nel rapporto ‘Calciatori sotto tiro’.
L’ultimo rapporto dell’AIC denuncia il dramma del no: minacce, intimidazioni, aggressioni siche contro giocatori e squadre sono aumentati del 125%!

Dalla ai dilettanti, i calciatori sono oggetto di agguati e attacchi di ogni tipo, dalle spranghe agli sputi.
Il Lazio è la regione più colpita, ma il problema emerge in tutta .
Recentissimo il caso-Pescara: bruciate 2 auto del presidente Sebastiani che risponde: “Non mi faccio intimidire”

“Cosa vuoi fare da grande?”, chiede un papà…
“Il calciatore”, risponde il glio.

I sogni dei bambini, come un pallone, corrono veloci. I bambini non possono immaginare che dietro quel pallone, c’è un mondo fatto di violenze, minacce, insulti e intimidazioni.
Mondo spesso nascosto, dura tà che l’Associazione na calciatori ha denunciato nel rapporto ‘Calciatori sotto tiro’.
Vediamo.

Crediamo ancora che il sia uno sport?
In diversi calciatori, soprattutto professionisti, sono stati aggrediti, insultati, presi di mira da cori offensivi e razzisti.
Macchine bruciate, furti, rapine, sputi in faccia, calci e pugni…. sia dentro, sia fuori gli stadi.
I calciatori sono stati attaccati sia da soli sia in compagnia di colleghi o famigliari, bambini compresi.
Nessuna pietà, nessuna sensibilità, un vero e proprio crescendo di violenza.

1. DALLA ALLA . Durante la stagione 2015/16, l’Osservatorio istituito dall’Aic ha censito 117 “azioni” di intimidazione, minaccia e violenza nei confronti di calciatori, maturate nel corso di 83 singoli eventi – denominati “situazioni” – vericatisi nel 61% dei casi fuori dagli stadi. Un dato quest’ultimo in controtendenza rispetto al rapporto dello scorso anno, quando le minacce e le intimidazioni sono state registrate nel 57% dei casi dentro alle strutture sportive.

e Serie B. Nel 55% dei casi le minacce e le intimidazioni si sono vericate nei campionati professionistici, in particolare in e in , rispettivamente nel 24% e 19% dei casi. In Serie B, le situazioni più critiche si sono registrate ad Ascoli (dove già nel 2013 furono piantate delle croci sul terreno di gioco), Avellino (città in cui già in passato si sono vericate azioni di intimidazione e minaccia contro i calciatori), Bari, e Modena.

Dilettanti. Nei campionati dilettantistici, rispetto allo scorso campionato, il numero dei casi censiti (45%) si avvicina a quello del mondo professionistico. Le situazioni più critiche si sono registrate nei campionati di Serie D (12% dei casi), Promozione (10% dei casi) e in quelli riservati ai giovani, con l’8% dei casi.

Sia il dato sulle “azioni” violente che quello sulle “situazioni” fanno registrare un sensibile aumento: nel primo caso del 125%, nel secondo del 261%. Cifre impressionanti, che dimostrano come la violenza sica e psicologica nei confronti dei calciatori abbia raggiunto soglie da allarme rosso. Senza considerare che alcune vicende, molto probabilmente, non sono state denunciate né alle autorità competenti né alla stampa per paura o negligenza.

2. AREE GEOGRACHE.
Nord e Sud . A livello di aree geograche, il Sud e le isole sono ancora le zone più soggette a episodi di violenze, minacce e intimidazioni con il 52% dei casi. In queste aree geograche le minacce sono state riscontrate praticamente in tutti i campionati, sia professionistici che dilettantistici. Notevole il distacco con il dato del Nord (28%), dove le minacce (pur essendosi estese anche al campionato di Serie B e di Promozione) si sono concentrate prevalentemente nel settore professionistico. Tuttavia, rispetto allo scorso campionato, anche il Nord fa registrare un aumento delle minacce e delle intimidazioni del 27%, con fatti avvenuti prevalentemente nei confronti di squadre di – a Bologna, Genova, o, Torino, Udine e Verona – oltre che in , a Varese ed Alessandria.

Centro . Nel Centro il dato raggiunge il 20%, con una diminuzione superiore al 30% delle situazioni intimidatorie e minacciose e, contemporaneamente, a una estensione dei casi censiti alla Serie B e ai campionati dilettantistici di Promozione, Seconda categoria e campionati giovanili. In riferimento ai campionati professionistici, gli atti intimidatori sono stati rivolti principalmente verso le squadre e, in alcuni casi anche verso singoli calciatori, di Roma, Lazio e .

3. REGIONI.
Lazio regione più pericolosa. Le regioni coinvolte da episodi di violenza sono state 17 e 41 le province, segno che parlare di calciatori sotto tiro signica discutere di un problema di carattere nazionale, anche se il fenomeno presenta delle importanti differenze territoriali. Il Lazio, che lo scorso anno era al , nell’ultima stagione è salita al primo posto con il 17% dei casi, seguita dalla Puglia con il 16% (dove lo scorso anno non si erano rilevate situazioni di criticità), terza la Campania con il 13%.

I Daspo. È interessante osservare come il Lazio, la Puglia, la Campania e la Toscana occupino i primi posti anche per il numero di Daspo emessi a livello regionale nella stagione sportiva 2014/2015, così come documentato dall’ultimo Rapporto dell’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive.

Caso Toscana. Altra regione che merita di essere attenzionata è la Toscana che, con il 10% dei casi censiti, occupa il quarto posto della classica nazionale, mentre lo scorso campionato si trovava al terz’ultimo posto. Le situazioni più critiche, in questo territorio, si sono registrate nei confronti dei calciatori dell’Arezzo () e del Livorno (Serie B) e momenti di tensione si sono vericati a Pisa durante la nale di andata dei playoff del campionato di .

4. DALLE SPRANGHE AGLI SPUTI.
In relazione alla tipologia di intimidazioni, minacce e violenze nei confronti dei calciatori, il campionato 2015/16 vede al primo posto le aggressioni siche (23% dei casi), documentate anche da video e foto diffuse su internet, consistenti in pugni, calci, assalti con aste di bandiere, bastoni, spranghe di ferro, mazze da baseball, tirapugni, lancio di sassi e bombe carta. La maggior parte delle aggressioni è avvenuta al di fuori degli stadi, mentre lo scorso campionato le minacce e le intimidazioni erano avvenute soprattutto dentro gli stadi.

Agguati pianicati. I singoli calciatori sono stati aggrediti mentre erano in un luogo pubblico (ad esempio, per strada) o vicino un locale (come un bar o un ristorante). A Verona, un giocatore ha subito una minaccia persino sotto casa. In determinate situazioni, nei confronti delle squadre, come ad esempio nel caso della Pro Patria, del Potenza, del anto e del Foggia, si è assistito ad agguati pianicati (e attuati) da un gruppo di persone armate e incappucciate, che hanno aspettato i calciatori fuori dallo stadio al termine della partita oppure hanno bloccato e assaltato il pullman sul quale viaggiavano, lo hanno danneggiato e sono saliti a bordo per picchiare i giocatori. Episodi simili sono stati registrati nei campionati di Eccellenza in Puglia e in Sicilia. Fra le altre tipologie utilizzate per intimidire e minacciare i calciatori si riscontra l’uso di insulti, spesso ravvicinati e verbali, (20% dei casi), i cori offensivi e razzisti (17%), i danneggiamenti a mezzi o strutture della società (15%).

5. CHI MINACCIA?
Nella maggior parte delle situazioni, sono i tifosi della propria squadra la principale fonte di intimidazioni, minacce e violenze per i calciatori (55% dei casi), anche se in percentuale inferiore rispetto allo scorso anno (meno 23%). In confronto con il campionato 2014/15, si registra un aumento del 58% del numero delle situazioni in cui a colpire i calciatori sono stati esponenti delle tifovversarie (38% dei casi). La scontta di una partita importante o di una serie di partite consecutive è il principale motivo che pone i calciatori nel mirino dei violenti (58% dei casi). I “tifosi” di casa hanno anche fatto irruzione nei centri di allenamento e, una volta entrati, hanno utilizzato fumogeni, e cantato cori offensivi. In certe situazioni, come a Formia per esempio, si è fatto ricorso anche alla violenza.

6. IL RAZZISMO
I calciatori stranieri di colore sono stati i principali bersagli di cori razzisti e xenofobi, tanto nei campionati professionistici quanto in quelli dilettantistici. I calciatori sono stati minacciati e insultati anche quando hanno segnato un goal alla squadra avversaria in un derby, quando hanno assistito da spettatori a un match della squadra rivale del territorio, quando hanno cambiato squadra oppure, al contrario, per incili ad andarsene da quella in cui stavano giocando. Non sono mancati casi in cui a nire sotto tiro sono stati calciatori coinvolti in vicende giudiziarie con l’accusa di aver combinato delle partite. Non sono mancate situazioni in cui dei dirigenti o membri degli staff hanno rivolto minacce e insulti o, nei casi peggiori, hanno aggredito sicamente calciatori avversari.

Tommasi denuncia. Una situazione come quella descritta dai dati del rapporto dell’Aic non può che allarmare il presidente dell’Associazione na calciatori, Damiano Tommasi. L’ex centrocampista della Roma lancia un duro appello in una nota allegata al rapporto: “In questa stagione sono arrivati i primi deferimenti e le prime squaliche per rapporti impropri con le tifoserie. Segnalo però anche il dietro le quinte, dove minacce e discussioni si muovono sempre nella penombra e in troppi casi rimangono anonimi effetti collaterali della paura di denunciare. Abbiamo assistito nella stagione scorsa anche alla paventata richiesta di giocare le partite con la terza maglia, perché non degni di vestire i colori ufciali della ‘propria’ squadra, piccoli continui segnali che qualcuno pensa, troppo spesso, che il sia ‘cosa sua’. A proposito di ‘cosa sua’: inquieta non poco l’indagine della procura di Torino su intrecci pericolosi tra tifosi, malavita organizzata e il club più titolato in . La Juventus e le società come vittime di un’attenzione pericolosa da parte chi, non siamo noi a scoprirlo, vede nel un buon veicolo per il proprio malaffare. Concludo con un richiamo alla situazione arbitrale, soprattutto nel mondo dilettantistico, dove ad essere sotto tiro sono molti ragazzi giovanissimi. Arbitri sotto tiro anche, dobbiamo fare mea culpa, di alcuni calciatori che, se vogliamo sensibilizzare a non accete come normali violenze, intimidazioni e minacce abbiamo il dovere di responsabilizzare al massimo perché è grave non difendere chi le regole le difende”.