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Il ‘Sarri-ball’ fa già discutere: ovviamente solo chi gioca poco!

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di Edoardo Menna – Il difensore danese ha confessato di star attraversando un momento difficile e di voler esser più coinvolto
negli schemi di Sarri, che sin dall’esperienza napoletana ha sempre avuto un grande problema con il turnover.
Sarri e il “Sarri-ball”: non è rosa e fiori, c’è anche chi sta iniziando a storcere il naso!

Ovviamente non ci riferiamo ai si: impossibile lamentarsi né del piazzamento attuale dei blues, primi a
20 punti con e Manchester , né del gioco proposto fin qui, con il sarrismo che partita dopo
partita sta diventando sempre più la chiave per segnare e vincere le partite.
Visto il terzo al Southampton? Una vera esempio di calcistica, dello steso stampo dei vecchi tempi a !

Naturalemente i titolarissimi di Sarri, come Marcos Alonso o Eden Hazard, hanno speso parole illustri per il tecnico toscano… “Fa impressione come un no giochi
a in questo modo”; oppure l’ammissione… “Sarri tira fuori il meglio di noi, il Belgio potrebbe pensare a lui”.
Ci mancherebbe che Hazard non si trovi in perfetta armonia con il gioco d’attacco di Sarri, che gli hanno consentito di segnare 7 in
8 gare!

Ebbene gli unici a non esser sereni e soddisfatti sin qui sono quelli che si ritrovano ai margini del progetto,
tagliati fuori dai dodici o tredici prescelti da Sarri in , che riescono a ritagliarsi un posto solo
contro MOL Vidi o Paok. In particolare il difensore Andreas Christensen, ha dichiarato il suo malumore
nell’essersi ritrovato come quarta scelta, chiuso da Rudiger, David Luiz e Cahill, dopo una stagione intera da
titolare con Antonio , che decise di puntare forte su di lui.

Il danese è stato schietto e diretto: “È un periodo complicato, la squadra gioca un gran e fa risultati, ma io non sto trovando molto spazio. Ho
22 anni e non posso avere pazienza all’infinito, un giovane come me ha bisogno di giocare”. Christensen non
è il primo e forse non sarà l’ultimo a preoccuparsi probabilmente dell’unico difetto che deve migliorare
Maurizio Sarri: la mancanza di fiducia nel turnover. Quel mancato turnover che a sotto la sua guida
ha creato più di un disagio negli spogliatoi, e che ora invece rappresenta per il suo erede Carlo Ancelotti la
chiave per gestire e valorizzare l’intero organico, portando ugualmente risultati. È vero che il sarrismo non è
per tutti e che solo alcuni riescono ad attuarlo come richiede Sarri, ma adesso che l’ex napoletano ha una
rosa di 22 campioni, riuscirà a garantire il giusto spazio a tutti?