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Quando esplode De Giovanni: “Il resto della settimana!”

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di Paolo Paoletti - “Non si salutano, nell’incrociarsi scambiano sibilline frasi in codice: chi gioca terzino, domenica? Come ci vai, in moto? Ma gli altri quanti squalificati hanno? Così, senza scambiarsi un saluto o un convenevole, senza chiedere, che so, della famiglia o del lav. Rapporti di anni e anni, conoscenze antiche senza sapere nulla uno della vita dell’altro: un solo argomento, col soggetto sottinteso. Come una società segreta”.
Il malato di si riconosce così, qualunque mestiere faccia, di ogni ceto e, in ogni ano di mondo!
Lo si diventa preferibilmente ragazzini, ma anche nell’adultità, quando la ragione ha bisogno di sfogo.
Col tempo ha preso sembianze diverse: in gruppo detto branco, al cinema nelle rivisitazioni delle gesta Ultrà, in televisione al centro di dibattiti e scontri tra le opinioni delle terzietà ostentate e libere evasioni dell’irragionevole.
Il pensiero fisso rende la vita piena, sopportabile, di scopo. Ognuno col suo modo di stare al mondo e di vivere la passione per il , quello della propria squadra che non è mai uguale a quello degli altri. Al bar, in taxi, per strada… in ogni luogo dove sia possibile parlare con qualcuno. Ma anche nel soliloquio della solitudine di una sconfitta: il tifoso è un condannato all’eternità. Indagato dallo sguardo stravolto degli altri, nel resto della settimana di un anziano professore napoletano.
Il tifoso ha una filoso di vita, vive nel rito della partita, e a maggior ragione nel tempo che passa tra una e l’altra.
Il saggio scritto per , denuncia l’autore-tifoso, pazzo per il Napoli…al secolo Maurizio De Giovanni, giallista e inventore del Commissario Ricciardi, alter ego di un’altra irrefrenabile passione.
La settimana di De Giovanni è un finto viaggio alla scoperta di come i 90 minuti si insinuino nel quotidiano, ponte di giorni inutili, attesa, che il tutto si compi. Una volta nel giorno del destino, oggi non più solo di domenica.
Le pagine più calde di questa settimana restano, nella cronaca del 9 novembre 1986, appuntamento con la che lui, tifoso tra i , visse nell’indimenticabile viaggio Napoli--Napoli: 3-1 alla ntus, in casa della che mostrò al Napoli di Maradona la strada dello Scudetto, il primo. Quando la vita non fu mai come prima. Quella vita che lontano dal , non esiste, non è vita. Leggiamo…
“L’entusiasmo. Lo scoppio di una gioia imprevista e improvvisa. Vincere sul campo, senza dubbi, senza riserve. E soprattutto la condivisione: abbracciarsi urlando, saltellare tenendosi per mano, inveire insieme, perfino scoppiare a piangere uno sulla spalla dell’altro. Tu citami quante volte, nella normale vita di un adulto contemporaneo, ti può capitare, se escludi il pallone”.
Maurì chi se la scorda quella domenica!