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Il populismo in Europa raccontato dal Cinemà…

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di Cocò Parisienne - ‘A casa nostra’, il lm di Lucas Belvaux uscito recentemente nelle sale italiane; ‘HyperNormalisation’ del regista britannico Adam Curtis e ‘Populisme, l’Europe en danger’ del documentarista Antoine Vitkine analizzano i discorsi e le dinamiche dei partiti populisti, la cui ascesa coincide con gli anni della economica, e lanciano un allarme sui pericoli della costruzione del pensiero unico

“Il populismo è il riuto della complessità delle cose”, secondo il regista belga Luca Belvaux, che nel suo lm ‘Chez nous’ (‘A casa nostra’), uscito nelle sale italiane il 27 aprile scorso, racconta i retroscena della campagna elettorale di un partito di estrema destra nel Nord della Francia. Non a caso, la leader bionda e autorevole, interpretata da Catherine Jacob, ricorda Marine Le Pen, e il rimanda allo slogan ‘On est chez nous!’ del Front National.

Belvaux poteva scegliere di girare un documentario divulgativo, per analizzare passo dopo passo il fenomeno del populismo in Europa e, in particolare, in Francia, invece ha deciso di girare un lm con una sceneggiatura, una , una protagonista. “Ho scelto la nzione – ha spiegato – perché permette di toccare la gente, ha un approccio più psicoanalitico e intimo. Il voto al Front National è d’impulso, di pancia, e per poterlo rappresentare serviva entrare nella vita delle persone”. “Chez nous” racconta, infatti, la di Pauline, un’infermiera autonoma molto amata dai suoi pazienti, ‘assoldata’ dal Bloc patriotique, un partito nazionalista in forte crescita di consenso: la donna viene scelta come candidata alle comunali in una piccola cittadina nel dipartimento Pas de Calais, nella regione Hauts-de-France, nel Nord della Francia.

Un sto di provincia, in cui Pauline, dotata di grande carità umana, è amata da tutti, musulmani compresi. L’intento del partito è utilizzare la rispettabilità della donna a proprio vantaggio, raccogliendo il consenso di una generazione delusa, bisognosa di sicurezza e di ducia nel . La protagonista ha perso la madre in giovane età per un tumore, si divide tra i gli che cresce da sola, il padre che è malato e non vuole curarsi e i suoi pazienti. I discorsi suadenti degli esponenti del Bloc patriotique, sapientemente epurati dalle espressioni più estremiste e più lontane dai valori progressisti, dopo i primi tentennamenti, la convincono, nella speranza di guidare un cambiamento: “Tu sai di cosa ha veramente bisogno il popolo”, le dice Philippe Berthier, il medico con cui collabora e per cui nutre stima e affetto.

“Ci troviamo in un periodo di profonda, economica ma soprattutto ideologica, – ha spiegato il regista – le persone non riescono ad adattarsi a un cambiamento così repentino, si sentono in pericolo e minacciate dal resto del mondo in quella che è la l sfera più privata. I partiti populisti, in questo frangente, danno delle soluzioni apparentemente semplici e immediate”. “Potranno continuare a farlo credere – ha aggiunto – no a quando non arriveranno al potere”. Ed ecco che la protagonista, Pauline, glia di un metalmeccanico comunista, diventa il simbolo di una generazione: quella “post-ideologica”, così la denisce Belvaux, arrivata dopo “la disfatta della sinistra occidentale, che ha rinunciato a ideali considerati utopici, irizzabili, impossibili, perché si è accettato universalmente un liberalismo che aveva vinto – ha spiegato – e, a partire da quel momento, in Francia come per altri versi anche in Italia, non vi erano più contraddizioni ma ci si trovava di fronte a un unico sistema dominante”. Nel lm, infatti, è evidente l’amara critica del regista verso “l’assenza di una solida ideologia di sinistra”, visibile, ad esempio, in una manifestazione di estremisti in cui non compaiono i partiti.

Il populismo, insomma, “prospera proprio laddove le altre forze hanno fallito”. Ma l’ultimo lav del regista belga, seppur politicamente impegnato, non vuole essere un lm militante, non mira a esporre teorie e a convincere gli spettatori. Lucas Belvaux vuole raccontare le dinamiche di “un partito che ha capito di poter raggiungere il potere cambiando volto: mostrando l’immagine giovane e sorridente del rinnovamento, parlando alla pancia delle persone e trovando candidati presentabili, senza avere una dirigenza”. Il suo interesse è comprendere “come un gruppo di estrema destra riesca a catturare consensi nelle classi più popolari e in molti gli o nipoti di immigrati”.