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Il Milan è di Elliot: altri 35mln al Cda!

elliott-yonghong

di Nina Madonna - Elliot la fa da padrone, nel . Con oneri e onori!
Gli oneri sono una ricapitalizzazione da 35 milioni che servono per arrivare a ne .
Gli ‘onori’, sedersi con Fassone al tavolo dell’Uefa per il ‘settlement agreement’ che deciderà come il potrà muoversi o non muoversi sul e le gae richiesta dal FPF.
Elliot di fatto è il padrone del , detenendo il pegno delle azioni per 303 milioni di prestito che saliranno a 338 nel giro di poco tempo…

La domanda è: dal 1 luglio il Fondo americano Elliot gestirà direttamente la società?
Il nanziere Paul Singer, fondatore del fondo per adesso cerca acquirenti, ma già adesso afnca l’ad per controllare scelte che signicano impegni nanziari.

La settimana prossima è calendarizzato il prossimo CdA in via Aldo Rossi, fornisce un quadro già sufcientemente chiaro sul futuro dei rossoneri e del loro attuale proprietario.

Ma di fatti parlavamo, eccoli quindi: l’aumento di capitale da 35 milioni che permetterà al di chiudere la stagione sarà garantito dal fondo Elliott (anche se, ufcialmente, Li non ha ancora chiesto l’aiuto del fondo, ndr) che, quindi, non solo di fatto concederà un nuovo prestito ma assumerà in qualche modo un ruolo da tutore del . Oltre al rinanziamento, Elliott afncherà Fassone in occasione dell’incontro (decisivo) con l’Uefa per il settlement agreement, passo fondamentale per evitare sanzioni e la conseguente svalutazione del . Questo secondo aspetto non è affatto trascurabile, perché facendo leva – ma non è nemmeno necessario – sul potere dei soldi prestati e sul diritto sulle azioni ottenute in pegno, Elliott inviterà Yonghong Li a farsi progressivamente da parte e muoverà i primi concreti passi verso la cessione della società.

Elliott da una parte, quindi, pronta ad assumere la “gestione ad interim”, e Mr. Li dall’altra. Scrive il Corriere della Sera, a rma di Milena Gabanelli e Mario Gerevini, che mentre in Italia si è appena cominciato a giocare la partita , in è già bella che nito il “match Yonghong Li”. Il tribunale del popolo di Shenzhen ha infatti ufcialmente dichiarata fallita la Jie Ande sulla quale pendeva una richiesta di liquidazione per da parte della Banca di Canton. Niente che possa apparentemente interessare il popolo ista, se non fosse che la Jie Ande altro non era che la società più importante e liquida tra quelle indicate nel curriculum di Mr. Li. In altre parole: se alla domanda su quali fossero le gae naziarie della proprietà cinese del , la risposta poteva (bastava?) essere la Jie Ande, queste gae oggi non esistono più al punto che, ipoteticamente, gli eventuali creditori potrebbero rivalersi sulle proprietà di Li e, quindi, anche sul .

In questo ca e con il quadro “apocalittico” che va delineandosi, è evidente che in casa la voce del padrone non è più quella, appunto, del padrone, ma quella di chi mette i soldi, vale a dire Elliott. Non a caso, scrive Reblica, il dossier sta già circolando da qualche tempo su tavoli economicamente importanti. Si è parlato, una settimana fa, dell’interesse di un emiro arabo, Saeed Al-Falasi, dell’uzbeko Alisher Usmanov e di un non meglio specicato fondo statunitense. Tutta carne al fuoco sopra un incendio che è appena scoppiato e attorno al quale sta facendo da scudo Elliott. Sia chiaro: Li non lascerà domani e l’eventuale nuovo proprietario non arriverà dopodomani. Ma la strada sembra segnata. E sull’era cinese del sta calando, lento ma inesorabile, il sipario.