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Il Derby di Luiz: tridente e la stima di Dunga.

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di Nina Madonna – “E’ grazie allo Shakhtar se adesso sono al Milan”, si racconta Luiz Adriano, 28enne attaccante rossonero. Parla con erezza e tiene molto a far capire come la lunga avventura ucraina l’abbia fatto diventare calciatore vero. Se la sua fosse una semplice vocazione esotica, avrebbe detto sì all’Al-Ahli.
A ne giugno lo Shakhtar l’aveva già impacchettato con destinazione Dubai. Quando questo ragazzo ricoperto di tatuaggi e con i capelli a cespuglio se ne rese conto, si mise di traverso. Poi è nita bene per tutti: lo Shakhtar ha incassato 8 milioni nonostante il contratto in scadenza; Luiz è nito in un “ che ha fatto la storia del calcio”.

L’impatto col non è stato così complicato.
«Mi ha colpito molto la dinamica delle vostre partite. no ad ora ero sempre stato abituato ad attaccare, senza pensare ad altro. Qui invece è tutto molto organizzato, in qualsiasi reparto. Anche le squadre più piccole sono molto organizzate, e giocano come le grandi. La parte tattica è un argomento fondamentale in tutti gli allenamenti, a questi livelli non mi era mai successo».

Se fosse nito negli Emirati Arabi, il livello sarebbe stato più basso ma con tanti in più.
«So di aver fatto bene a venire al Milan. Ho scelto in base alla storia di questo e del campionato no. Ho capito che in questo momento per me era la scelta migliore, e me l’hanno confermato sia il mio amico Pato, sia Lucescu».

Lucescu conosce bene la , che consigli ha dato?
«Mi ha detto di continuare a lavorare come facevo con lui. Mi ha anche detto che si aspettava un buon inizio da me, perché sa come mi alleno e la serietà che ci metto».

Il Brasile di Dunga?
«Le scelte dell’allenatore sono molto chiare: nelle ultime convocazioni, infatti, sono stati chiamati solo centrocampisti e nessun attaccante d’area. Lavorando come sto facendo ora, mi posso mettere in mostra».

Al Milan la maledizione della maglia numero 9 con lei sia nita.
«Non sono superstizioso. Io voglio solo fare il mio lav e stare bene».

Qui c’è una forte tradizione brasiliana. Più preoccupato o più stimolato?
«Il mio obiettivo è essere importante e scrivere la storia di questo come ho fatto a Donetsk. I brasiliani che mi hanno preceduto sono un grande stimolo. I miei modelli sono Cafu, Ronaldo e Emerson».

Giocare in ha un senso, perché un brasiliano di 20 anni è emigrato in Ucraina?
«Lo Shakhtar è stato il primo straniero a interessarsi a me, mi dicevano tutti che non era una cosa adatta, ma è stata un’opportunità di vita. Là ho vinto molto, abbiamo conquistato il Paese».

Brasiliano atipico?
«E perché mai? E’ vero, sono un tipo tranquillo, ma anche molto allegro».

Balotelli ha messo allegria?
«Per noi è molto importante, Mario è un grande giocatore venuto a darci una mano importante. La squadra ha bisogno di tutti e lui ci aiuterà molto».

Okay, ma andiamo un attimo oltre le frasi formali. Ad esempio, come lo vede un tridente composto da lei, Mario e Bacca?
«Sarebbe un ottimo tridente, perché Balotelli ha qualità che ci possono servire tantissimo. Non ci sarebbe alcun problema a giocare tutti e tre insieme».

E’ vero che a Mantova è stato Mario a lasciarle il rigore? Tra l’altro vi siete trovati molto.
«Merito degli allenamenti. Abbiamo provato alcune situazioni che poi sono state messe in pratica. Anche sui rigori. E così lui me l’ha lasciato».

Sull’accoppiata Bacca-Luiz Adriano si sono spesi umi di parole: come la vede il diretto interessato?
«Con Carlos mi trovo bene. Ogni allenamento che passa l’intesa migliora, e poi parliamo molto. Parliamo davvero tanto e questo giova all’intesa. Col passare del tempo miglioreremo ancora».

In prospettiva potreste essere la coppia più forte del campionato?
«Ci sono molte altre coppie davvero forti, ma una cosa è certa: ce la metteremo tutta per diventare i migliori del torneo».

Lei sembrava entusiasta per il possibile arrivo di himovic. Deluso che non sia successo?
«E’ un grande giocatore che ha fatto la storia del calcio. Sarebbe stato un grande piacere giocarci insieme».

Come sta vivendo il ca pre-derby? Per lei non è una cosa nuova.
«Sono molto curioso ed emozionato per domenica. San Siro sarà uno spettacolo. Io arrivo da derby in cui si fermava un Paese intero, come in occasione delle sde con la Dinamo Kiev (città diverse, ma in Ucraina il vero derby è quello, ndr ). E a Alegre noi dell’Internacional ce la vedevamo col Gremio: anche lì, tutti si fermavano ed esisteva solo la partita».

Immaginiamo che anche Mihajlovic, visti i trascorsi nerazzurri, sia abbastanza teso. Lei come lo vede?
«Non noto cambiamenti, nemmeno in termini generali. Studiamo molto gli avversari, lui è molto attento sia in campo, sia alla lavagna. Ed è molto severo».

L’allenatore apprezzerà senz’altro il suo modo di giocare, dal momento che si sacrica molto. Sembra qualcosa che le viene molto naturale.
«E’ vero, qui al Milan parto qualche metro indietro rispetto alle mie abitudini. Semplicemente, si tratta di situazioni che proviamo in allenamento. Prima interpretavo il ruolo in modo molto diverso, ma adesso è così e mi devo adattare».

La Seleçao ce l’ha già detta. Quali sono gli altri obiettivi personali?
«A livello privato riavere accanto a me mia moglie Camilla e mia glia Alicia, che ha due anni e mezzo. In termini calcistici fare più gol possibile, aiutare il Milan a tornare in League e arrivare primo in campionato».

Tutto molto chiaro e molto ambizioso, «ma non chiedetemi pronostici sul derby. Non me la sento…». Luiz sorride divertito. Mica vuole passare per un brasiliano atipico.