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Icardi e i Barra Bravas: crimini e affari del tifo argentino!

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di Paolo Paoletti - Ha fatto scalpore, ma chissà quanto se poi si risolve con una multa, la dichiarazione riportata nel libro ‘Semre Avanti’ di Mauro Icardi che minaccia i tifosi della Nord: “Sono pronto ad affrontarli uno a uno. …Quanti sono? Cinquanta, cento, duecento? Va bene, registra il mio messaggio e faglielo sentire: cento criminali dall’Argentina che li ammazzano lì sul posto, poi vediamo”.
Mauro Emanuel Icardi Rivero, nato a Rosario, dai 15 ai 18 anni, è stato tesserato con il . Li avrà conosciuti allora i criminali ‘Los s azul y oro’ che vuol portare dall’Argentina per vendicarsi della Nord?

In 8 viaggi a Buenos Aires e tanta Argentina, ho constatato una passione senza eguali: il calcio. Che siate tifosi oppure no, è impossibile sottrarsi.

Il calcio è ovunque: al bar, in tv, sui giornali, ad ogni ano di strada soppra se ti fermi ai ‘cafe en piè’ con la tazziana da vuotare in pochi secondi diventa uno degli argomenti più importanti di discussione anche per ore.

I tifosi riempiono gli stadi dando spettacolo: canti, bandiere, tamburi, fumogeni… atmosfera da pelle d’oca. Questo è il calcio in Argentina. Anzi, era!

Troppe ombre, infatti, oscurano lo sport, individui capaci di trasformare il calcio in un business, lucrando illmente. Queste persone si fanno chiamare ‘Barra Bravas’, paragonati agli ‘ultras’ europei, ma realtà diversa.

Prima dell’inizio dei mondiali 2014, il Ministero della Sicurezza argentino inviò al governo brasiliano i nomi dei 2100 tifosi ‘indesiderati’ ai quali è negato l’ingresso negli stadi.
Questi ‘tifosi’ sono le ‘barra bravas’, gruppi di violenti nati nelle villas miserias simili alle favelas brasiliane, al seguito delle squadre di calcio.

Le ‘barra bravas’ godono di svariati privilegi: trasferte gratis, biglietti da rivendere, soldi da questo o quel calciatore, questo o quel presidente. La crescente violenza di questi gruppi è andata di pari passo dei sempre maggiori benefici, fino a diventare ‘piccole mafie’ che gestiscono traffici di droga, riciclaggio di denaro sporco, body-guards per i calciatori. Con la complicità della polizia!

Proprio per l’accondiscendenza della Polizia, il fenomeno delle ‘barra bravas’ si è sviluppato enormemente. E persino l’Afa, Federcalcio argentina, fa finta di nulla.

Perchè?
L’intreccio è violenza-denaro-! Le barra bravas usano la violenza sia contro i tifosi avversari sia contro i calciatori o i dei club per ottenere vantaggi o ‘stimolare’ durante le partite su cui monta un gigantesco giro di scommesse.

I soldi arrivano dal commercio di biglietti, dei parcheggi allo stadio, dallo smercio di cocaina, dalla protezione ai giocatori… con l’appoggio di agenti e manager e dei politici corrotti.

È quest’ultima figura, il politico, ad aver reso gli ultras argentini diversi da quelli europei. Permettendo, pare addirittura decidendo, l’interim di Luis Segura dopo la morte di Julio Grondona, superpotente presidente dell’Asociación del Fútbol Argentino, dal 1979 al 2014. Trentacinque anni!

In Argentina i tifosi violenti fanno parte del Sistema calcistico, arrivando a decidere l’acquisto o le cessioni dei giocatori e fanno capo ai politici emergenti o storici che certamente hanno molto da nascondere.

Ne sono esempio i barras del Quilmes Atlético Club, sostenitori della dittatura militare (1976-1983) e dei governi democraticamente eletti che si fossero dimostrati pronti ad appoggiarli, indipendentemente dal partito politico.

Per i barras contano solo i soldi e di conseguenza il sostegno di chi gliene offre di più. I politici ricorrono all’uso violento di questi ultras come manodopera per concludere concludere rapidamente affari illi, con la copertura del calcio!

Facile capire il peso delle barra bravas dei club più famosi: River Plate, Boca Juniors, Rosario Central, Newell’s Old Boys, che ‘guadagnano’ fino a 300mila pesos al mese, 19mila euro.

Inevitabilmente essere Barras è uno status che attrae e affilia, ruolo di ille addirittura ambito e conteso. Io li ho visti all’opera. Anche a Città del nel 1986, frontegiati a fatica da Carlitos Bilardo che negava l’ingresso nel ritiro del Centro America, proprio per tenerli alla larga.

Il e il denaro, innescano emulazione e addirittura vanto, violenza quasi impossibile da fermare se protetta dalla complicità della polizia. E per le istituzioni argentine da sradicare. Le barras oggi sono gruppi criminali organizzati sia all’interno sia all’esterno degli stadi.

In passato erano gli hooligans del Sud America, ma il fenomeno è molto più complesso e profondo di quello inglese. “Un incrocio tra tifosi violenti e una banda organizzata di delinquenti”, accusa Monica Nizzardo, fondatrice della Ong Salvemos al Futbol, organizzazione no profit che si batte per denunciare i crimini delle barra bravas in Argentina.

Nate negli anni Settanta, con il passare dei decenni, hanno subito una trasformazione pari all’aumento del giro d’affari.

Da semplici frange di ultras più coloriti, che finivano a scazzottarsi con le tifoserie avversarie, oggi questi gruppi di tifo organizzato sono diventati vere organizzazioni criminali, capaci di guadagnare tanto e contare di più.

La polizia locale, tacitamente permissiva, nei giorni delle partite lascia loro ciò che riguarda controllo dei parcheggi, vendita di bevande e cibo, bagarinaggio e lo spaccio di droga al dettaglio. Tutti sanno, nessuno interviene.

E la violenza è diventata una teribile costante del calcio argentino: 18 soltanto nel 2015.

Tra le barras di il Pasese, emerge la ‘Doce’… la Dodici, gli ultras del Boca Juniors. Questo gruppo, si definisce dodicesimo giocatore in campo, è potentissima e autorevole nei profondi mi tra i del Boca e i politici di Buenos Aires, fino ad avere appoggi anche all’interno della Casa Rosada, funzionari vicini al presidente della Repubblica, Mauricio Macri, guarda un po’, ex presidente del Boca Juniors.

“È un fenomeno talmente radicato, che nemmeno una legge potrebbe azzerarli”, ammette Gustavo Gravia, noto giornalista sportivo argentino da anni autore di una campagna mediatica contro le barras. “Soltanto se la popolazione prendesse coscienza di ciò che sta accadendo e si rendesse conto della situazione in cui viviamo oggi, forse potremmo assistere a un cambiamento”.

Tutti tacciono, tranne Maurito!